Minerali critici, Usa lanciano una coalizione anti-Cina: c'è anche l'Italia. Cosa sappiamo

Economia
©Ansa

Introduzione

Una coalizione di oltre 50 Paesi, tra cui l’Italia, capitanata dagli Stati Uniti, per contrastare il dominio della Cina nel mercato dei minerali critici. “Stabiliremo prezzi di riferimento in ogni fase della produzione, prezzi che riflettano il reale valore equo di mercato. Vogliamo eliminare il problema di persone che inondano i nostri mercati con minerali critici a basso costo per penalizzare i nostri produttori nazionali”, ha sintetizzato – senza nominare direttamente Pechino - il vicepresidente Usa JD Vance, ospitando i ministri degli Stati della coalizione a Washington DC, tra cui il vicepremier e capo della Farnesina Antonio Tajani. Per i membri della “zona preferenziale” questi prezzi di riferimento fungeranno da soglia minima, mantenuta tramite dazi regolabili per salvaguardare “l'integrità dei prezzi”.

Quello che devi sapere

Vance: "Il mondo dipende dai minerali critici"

Vance è stato categorico, parlando durante la riunione ministeriale: il mondo dipende dai minerali critici. "Credo che molti di noi abbiano imparato a proprie spese, nell'ultimo anno, quanto le nostre economie dipendano da questi minerali critici. Quella che si presenta a tutti noi è un'opportunità di autosufficienza, che ci permetterà di non dipendere da nessun altro se non da noi stessi per i minerali critici necessari a sostenere le nostre industrie e la crescita". A fare eco a Vance è stato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, che ha sottolineato come la creazione di questo blocco sia una priorità degli Stati Uniti per poter creare un mercato libero, solido e accessibile agli alleati commerciali.

 

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Il dominio della Cina

I minerali critici sono indispensabili per la produzione di una vasta gamma di prodotti, dai motori a reazione agli smartphone. La Cina domina ormai da anni questo mercato: ha sfruttato il suo controllo sulla produzione e lavorazione di molti minerali come leva geo-economica, limitando a volte le esportazioni, comprimendo i prezzi e compromettendo la capacità di altri Paesi di diversificare le fonti dei materiali utilizzati per produrre semiconduttori, veicoli elettrici e armamenti avanzati.     

 

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Gli Stati della coalizione

Tra gli oltre 50 Paesi partecipanti figurano Regno Unito, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, India, Corea del Sud e Israele. 

L'accordo Usa-Ue-Giappone

Tra i primi esiti dell’incontro a Washington c’è la partnership strategica annunciata da Usa, Ue e Giappone per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento, con l'impegno a concludere un memorandum d'intesa entro 30 giorni

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La partnership Usa-Messico

Stati Uniti e Messico inoltre hanno presentato un piano di 60 giorni per sviluppare politiche commerciali coordinate in materia, inclusa la possibile introduzione di prezzi minimi per alcune importazioni di minerali.      

Gli Usa abbandonano la politica "America First"

La coalizione segna una pragmatica correzione di rotta degli Usa e della loro politica America First, che tra dazi e mire espansionistiche sulla Groenlandia avevano irritato partner e alleati. È stato lo stesso Rubio a sottolineare la natura "multilaterale" dell'iniziativa, che mira a costruire una partnership globale volta a promuovere la cooperazione in materia di estrazione, lavorazione, riciclo e resilienza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici, evitando pericolose concorrenze tra alleati e riducendo la dipendenza da Pechino.     

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Tajani: "Ci serve strategia che ci permetta di competere con Cina"

Lo scopo è pienamente condiviso dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. "Oggi di fatto la Cina gioca una partita in un regime di monopolio. Questo non va bene, vogliamo la libera concorrenza. È un principio, vale anche per le materie prime. Se vogliamo competere a livello globale abbiamo bisogno di avere dei prezzi delle materie prime che ci permettano di non essere azzoppati. Quindi Europa, Stati Uniti e Giappone, Corea del Sud e India, con i Paesi africani devono trovare una strategia che si possa permettere di competere a livello globale”, ha detto ai media italiani. 

La riserva strategica Usa

Intanto, lo scorso 2 febbraio, il presidente Usa Donald Trump ha lanciato una riserva strategica Usa di minerali critici, chiamata Project Vault, sostenuta da 10 miliardi di dollari di finanziamenti iniziali della U.S. Export-Import Bank e da 2 miliardi di dollari di capitali privati. Ma questo non contrasta con la mobilitazione degli alleati nel nuovo blocco commerciale annunciato oggi, che nei fatti è un'operazione di "rebranding" della "Mineral Security Partnership" varata dalla precedente amministrazione Biden. 

 

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