Case green, in Italia emissioni di CO2 ridotte del 14% in 6 anni: i dati di Confedilizia
EconomiaIntroduzione
Le case degli italiani diventano sempre più efficienti e meno inquinanti con una riduzione tra il 2018 e il 2024 di quasi il 13% dei consumi di energia primaria e del 14% delle emissioni di CO2. Ad attestarlo è l'Enea in base all'analisi di un campione di attestati di prestazione energetica, i cui risultati sono stati rielaborati in uno studio pubblicato da Confedilizia. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Il calo dell’Indice di prestazione energetica globale
L'analisi prende in considerazione proprio l'Indice di prestazione energetica globale EPgl, l'indicatore che misura il consumo totale annuo di energia primaria in kWh per metro quadrato e che determina la classe energetica degli edifici (da A4 a G). Nel 2018 l'EPgl medio era pari a 192,55 kWh per metro quadro; nel 2024 è sceso a 167,66 kWh per metro quadro, con una riduzione complessiva del 12,9%.
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Le ragioni di tale diminuzione
La quota maggiore di tale diminuzione (-7,4%), sottolinea Confedilizia, si è concentrata negli ultimi anni, tra il 2022 e il 2024, "probabilmente in seguito agli interventi di efficientamento realizzati grazie agli incentivi statali introdotti a partire dal 2021". La riduzione più marcata riguarda l'EPgl,nren, ovvero l'indicatore della prestazione energetica legata ai consumi di energia non rinnovabile: il valore è sceso da 181,04 kWh a metro quadro nel 2018 a 150,84 kWh nel 2024, con una diminuzione complessiva del 16,7%, di cui l'8,1% concentrato nel solo periodo 2022-2024.
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La riduzione delle emissioni di anidride carbonica
Analogamente a quanto osservato per gli indicatori energetici, le emissioni di anidride carbonica delle abitazioni italiane si sono ridotte da 35,6 kg a metro quadro nel 2018 a 30,6 kg nel 2024, registrando un calo complessivo del 14%, superiore a quello rilevato per il comparto non residenziale nello stesso arco temporale (-10,8%).
Cambia la classificazione energetica nazionale
Il miglioramento delle prestazioni energetiche si riflette in un'evoluzione della classificazione energetica nazionale. Tra il 2018 e il 2024 la quota di edifici in classe G, la peggiore, si è ridotta dal 32,1% al 24,2%, mentre quella in classe F è passata dal 22,9% al 21,2%. Parallelamente, la percentuale di abitazioni in classe A (A1-A4) è cresciuta in modo significativo, passando dall'8,1% al 15,3%.
Il consumo energetico delle case con classi più elevate
Questo riequilibrio della classificazione energetica risulta particolarmente rilevante perché le abitazioni appartenenti alle classi più elevate sono quelle che presentano i livelli di consumo energetico (EPgl) più contenuti, spiega Confedilizia. Nel 2024, infatti, il valore mediano dell'EPgl delle abitazioni in classe A4 si è attestato a soli 65,9 kWh a metro quadro. Un valore che aumenta a 83,2 kWh nel caso della classe A1, ma rimane comunque nettamente inferiore sia al dato medio complessivo, pari a 167,66 kWh, sia a quello caratteristico della classe G, che raggiunge i 292,9 kWh a metro quadro.
La differenza in termini di emissioni di anidride carbonica
La differenza in termini di emissioni di CO₂ tra gli edifici a più alta e a più bassa efficienza energetica risulta ancora più marcata: si passa infatti dai 3,3 kg a metro quadro annui delle abitazioni in classe A4 ai 56,7 kg annui di quelle in classe G. Oltre agli interventi di ristrutturazione ed efficientamento, che negli ultimi anni hanno registrato una forte accelerazione, un ruolo decisivo nell'aumento della quota di abitazioni nelle classi energetiche più elevate è stato peraltro svolto dalle nuove costruzioni, caratterizzate da standard di risparmio energetico particolarmente elevati.
Gli edifici e le relative classi energetiche
Tra gli edifici realizzati dal 2016 in poi, infatti, il 47,3% rientra in classe A4 e complessivamente il 78,3% si colloca tra le classi A4 e A1. Va tuttavia considerato che solo il 6,1% degli attestati di prestazione energetica riguarda edifici di recente costruzione (tra 2016 e 2023): nel 2024 la quota maggiore (41,9%) interessa immobili realizzati tra il 1945 e il 1976, periodo di massima espansione edilizia, e oltre la metà di questi si colloca ancora nelle classi F e G.
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