Nomadi digitali, cosa sapere sul visto per i lavoratori da remoto: come sta funzionando
EconomiaIntroduzione
La misura, introdotta il 29 febbraio 2024, prevede un permesso di soggiorno temporaneo per i lavoratori extra-Ue altamente qualificati che decidono di svolgere l’attività da remoto in Italia. Come evidenzia il 4° Rapporto sul Nomadismo Digitale realizzato in collaborazione con i ricercatori dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, a due anni dall’entrata in vigore del provvedimento “il bilancio resta incerto a causa dell’assenza di dati pubblici noti al momento”. Ecco cosa occorre per ottenere il visto.
Quello che devi sapere
L’obiettivo
In linea con il Piano strategico nazionale delle aree interne, il decreto mira ad attrarre professionisti da Paesi fuori dall'Unione Europea e favorire il loro inserimento soprattutto nei borghi e nei territori della Penisola a rischio spopolamento.
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Iter burocratico
Stando alle testimonianze raccolte sui forum online dall’Osservatorio dell’Associazione Italiana Nomadi Digitali, l’approvazione del visto è subordinata a un iter burocratico percepito dagli utenti come impegnativo. In primo luogo, al lavoratore spetta l’obbligo di dimostrare il reddito annuo pari a circa 28mila euro. Pur trattandosi di una soglia meno elevata rispetto ad altri Paesi Ue, gli utenti online giudicano l’asticella troppo elevata considerato che la maggior parte dei professionisti sono freelance con guadagni variabili.
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Il nodo affitti
In secondo luogo, prima del disco verde al visto serve dimostrare di possedere un contratto d’affitto annuale ma sono diversi i proprietari di immobili che per la firma richiedono solide garanzie legali. Di conseguenza, molti professionisti preferiscono sottoscrivere affitti brevi per un periodo di 90 giorni, il limite massimo di permanenza fissato per i cittadini di Paesi fuori dall’area Schengen.
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La "fuga" dopo 90 giorni
La mancata registrazione come residenti aggira il pagamento delle tasse e penalizza l’economia del territorio. Passato il termine dei 90 giorni molti nomadi digitali preferiscono lasciare l’Italia e cercare il proprio "ufficio" altrove. “Il nomade è visto come un viaggiatore con il laptop nello zaino, non come un potenziale nuovo abitante”, spiega Alberto Mattei, presidente dell’Associazione Italiana Nomadi Digitali.
Ipotesi tassazione agevolata al 50%
Il tema di come attrarre le professionalità dall’estero è stato affrontato durante l’ultima sessione di bilancio con un emendamento alla Manovra che ha recepito l’istruttoria avviata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La proposta, non approvata, prevedeva l’introduzione di una tassazione agevolata al 50% sui redditi fino a 600mila euro prodotti dai lavoratori stranieri che svolgono l’attività da remoto e accettano di trasferire la residenza fiscale in Italia.
Soggiorni brevi
Secondo il Rapporto sul Nomadismo Digitale il decreto mira soprattutto a destagionalizzare i flussi tradizionali e a valorizzare le aree meno note del Paese dal punto di vista turistico. Di conseguenza, i progetti messi in campo si concentrano più sulla promozione di soggiorni brevi piuttosto che su piani in grado di attrarre lavoratori da remoto nel medio-lungo periodo.
Mattei (Nomadi Digitali): “Servono politiche replicabili"
Secondo il report, i nomadi digitali in Italia scontano in questa fase una “definizione limitativa” che non tiene conto del potenziale economico in grado di portare sui territori. “Servono politiche strutturate e replicabili anche per i giovani professionisti italiani che decidono di spostarsi”, sottolinea Mattei che al governo chiede l’istituzione di una cabina di regia nazionale per coordinare il fenomeno.
Le proposte in campo
Tra le ipotesi proposte spuntano una semplificazione del rilascio del visto e la creazione di una piattaforma nazionale dedicata ai lavoratori da remoto stranieri. Sul fronte affitti vengono chiesti incentivi alla locazione temporanea e sostegni per chi decide di trasferirsi nelle aree interne e rurali. Viene infine proposta l’introduzione a livello giuridico del “residente temporaneo di comunità” pensata per favorire il radicamento sul territorio.
Roma e Milano appetibili
Nel 2024 l’Italia è stato il 64esimo Paese ad adottare uno strumento legale destinato a questa nuova platea di lavoratori stimata tra i 40 e gli 80 milioni di persone. Secondo la piattaforma ChicksX, nel 2025 la Penisola si conferma una destinazione adatta per il turismo “mordi e fuggi” e poco appetibile per chi lavorando da remoto accetta di stabilirsi per lunghi periodi. Tra le prime 95 mete globali solo Roma e Milano compaiono nella classifica internazionale, rispettivamente al 38esimo e al 40esimo posto.
Quali sono le mete ideali per i nomadi digitali
Come evidenzia lo studio condotto da Outplayed, il Portogallo conquista il primo posto tra i Paesi più attrattivi per i nomadi digitali. Dai requisiti di reddito a costi, durata del visto e velocità media della connessione internet: secondo la classifica città lusitane come Lisbona, Porto e Funchal (Madeira) garantiscono l’equilibrio nelle esigenze per chi opera da remoto. A seguire, il podio è occupato dalla Spagna con Valencia tra le mete preferite anche per le proposte extralavorative. Terza spicca l’Ungheria grazie all’abbondanza di spazi di co-working e il basso costo della vita.
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