Concluso l’accordo sugli scambi commerciali dopo un ventennio di trattative, tra India e Ue. La soddisfazione nelle dichiarazioni della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “Abbiamo fatto la storia”. I negoziati hanno subito un’accelerazione dopo l’introduzione dei dazi imposti dagli Stati Uniti al governo di Narendra Modi
Dopo un ventennio di negoziati, Ue e India hanno siglato un accordo di libero scambio che apre le porte di un mercato composto da 2 miliardi di persone. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e Antonio Costa, il presidente del Consiglio Europeo, lo hanno annunciato da New Delhi, insieme al primo ministro indiano Narendra Modi. Un accordo storico, un patto “chiave” per un’Unione Europea che ha perso il pieno sostegno di un alleato politico ed economico forte come gli Stati Uniti e che ha bisogno di nuove rotte e partner commerciali.
I dettagli dell’accordo
L'accordo ridurrà in maniera sostanziale le barriere tariffarie e non tariffarie, tagliando dazi per 4 miliardi di euro e riducendo tariffe, spesso proibitive, per le esportazioni dell'agroalimentare europeo. Facciamo qualche esempio: i dazi sui vini passeranno dal 150% al 75% all'entrata in vigore dell'accordo e, nel tempo, scenderanno ancora a livelli fino al 20%. I dazi sull'olio d'oliva scenderanno dall'attuale 45% allo 0% in cinque anni. I settori agricoli europei sensibili, assicura la Commissione Ue, saranno "pienamente protetti": tutte le importazioni dall'India "continueranno a essere soggette alle rigorose norme Ue in materia di salute e sicurezza alimentare". Entrambe le parti hanno infatti concordato di escludere i prodotti agricoli più sensibili dalla liberalizzazione. La Ue mantiene i suoi attuali dazi su prodotti sensibili come carne bovina, zucchero, riso, carne di pollo, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio ed etanolo. Aprirà invece contingenti calibrati per le importazioni di carne ovina e caprina, mais dolce, uva, cetrioli, cipolle essiccate, rum a base di melassa e amidi. L'accordo include un meccanismo di salvaguardia bilaterale, che fornisce una risposta mirata “nell'improbabile” caso di perturbazione del mercato derivante.
I dazi sulle auto scenderanno gradualmente dal 110% al 10% con una quota di 250.000 veicoli all'anno; saranno in gran parte eliminati i dazi elevati, fino al 44% sui macchinari, al 22% sui prodotti chimici e all'11% sui prodotti farmaceutici. E poi quelli su ottica e apparecchiature mediche (per il 90% dei prodotti); plastica; perle, preziosi e metalli (dazi ridotti a zero per il 20% dei prodotti e riduzione per il 36%); ferro e acciaio; aerei e veicoli spaziali.
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La soddisfazione di von der Leyen e Modi
In un post su X, la presidente della Commissione Ue ha sottolineato l’importanza dell’accordo raggiunto: "Europa e India hanno fatto la storia oggi". Per il primo ministro indiano, Narendra Modi, il patto commerciale con l'Unione Europea, pari a circa il 25 per cento del Pil mondiale, porterà enormi benefici e darà nuovo impulso a settori come il tessile, le gemme, i gioielli e la pelletteria.
Non solo merci, patto anche su difesa e sicurezza
L'Ue e l'India oggi a New Delhi siglano un partenariato per la sicurezza e la difesa, un accordo quadro che faciliterà la cooperazione bilaterale nell'ambito militare. Il partenariato, secondo la Commissione, "consente una cooperazione più stretta e iniziative congiunte su priorità condivise come la sicurezza marittima, la non proliferazione e il disarmo, lo spazio, la lotta alle minacce informatiche e ibride e l'antiterrorismo".
L'accordo quadro dovrebbe anche facilitare quindi anche la cooperazione industriale in materia di difesa. I presidenti Ursula von der Leyen e Antonio Costa, per la Ue, e il primo ministro Narendra Modi, per l'India, hanno anche dato infatti il via libera all'inizio dei negoziati per un accordo sulla sicurezza delle informazioni, per consentire lo scambio di informazioni classificate, cosa che dovrebbe facilitare a partecipazione dell'India alle iniziative di sicurezza e difesa dell'Ue. Un patto che potrebbe rivelarsi centrale nel pieno della realizzazione del piano “Rearm Europe”, avviato esattamente un anno fa, e minacce reiterate da parte degli Stati Uniti agli attuali equilibri geopolitici.