Dazi Usa su acciaio e alluminio, che impatto avranno sul settore delle fonderie in Italia?
EconomiaIntroduzione
Dal 4 giugno è scattata la nuova stretta commerciale imposta dal presidente americano Donald Trump con il raddoppio dal 25 al 50% delle tariffe doganali su acciaio e alluminio importati dall’estero. Come per il resto dell’Unione Europea, anche le aziende del nostro Paese dovranno fare presto i conti con la maggiorazione salvo nuovi accordi tra le parti. Negli ultimi anni, tuttavia, il progressivo calo delle esportazioni oltreoceano in favore dell'approdo a nuovi mercati potrebbe ridurre in parte le perdite. Ecco perché.
Quello che devi sapere
Costi di produzione elevati in Usa
Come per altri comparti anche per quello dei metalli la “scure” trumpiana mira a stimolare la produzione interna di acciaio e alluminio negli Stati Uniti, beni importati rispettivamente del 25% e del 50% dall’estero, per una cifra pari a 110 miliardi di dollari. A spingere le aziende americane verso l’internazionalizzazione sono soprattutto i costi ingenti della produzione domestica e viene giudicato più competitivo assorbire i costi di importazione. Dopo l’esenzione del Regno Unito, l’applicazione dei nuovi dazi colpisce Canada, Cina, Messico e Germania che insieme rappresentano oltre la metà degli acquisti statunitensi di acciaio e alluminio.
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Il peso dei dazi sulle fonderie
Come evidenzia un’analisi condotta dall’Associazione italiana fonderie (Assofond), i dazi rischiano comunque di presentare un conto salato al settore in Italia che conta circa 900 stabilimenti, l’80% dei quali concentrati al Nord, e un fatturato complessivo che supera i 6 miliardi e mezzo di euro all’anno
Il distretto di Brescia
Cuore pulsante del settore delle fonderie è la provincia di Brescia dove operano 165 aziende e 5mila addetti per una produzione che supera le 300mila tonnellate di getti, un quinto di quella a livello nazionale
La vocazione all’export
Dall’automotive al design, dalla meccanica a edilizia, energia e industria aerospaziale: sono innumerevoli gli impieghi dei prodotti realizzati dalle fonderie con un occhio a confezionare pezzi “su misura” per il cliente. Secondo l’associazione di categoria, l’esportazione rappresenta una vocazione naturale del comparto e negli ultimi anni ha toccato il 42% dei volumi totali. In crescita è anche il dato sul valore economico generato dai rapporti con l’estero che ammontano al 69% dei ricavi
Dopo la crisi del 2008
Ad innescare il "cambio di passo" della filiera metallifera italiana è stata soprattutto la crisi finanziaria del 2008 che ha imposto alle fonderie la spinta a cercare in misura maggiore i mercati esteri. In 8 anni, le esportazioni di prodotti hanno visto un incremento del 30%, oltre il doppio della media manifatturiera
Il calo dell’export verso gli Usa
Un’ulteriore scossa alle fonderie italiane è arrivata dal 2018 quando le tariffe commerciali imposte sotto la prima amministrazione Trump hanno portato il settore ad esplorare mercati emergenti. Tra materia prima, semilavorati e tubi le esportazioni verso gli Usa sono passate da 700mila tonnellate di acciaio del 2018 alle 289mila nel 2024
La svolta sostenibile
Gli investimenti delle fonderie si sono poi indirizzati in misura maggiore verso la riduzione dell’impatto ambientale arrivando a toccare il 21% delle risorse impiegate. In quasi 20 anni sono crollate le emissioni di polveri inquinanti mentre la produzione di rifiuti ha visto una contrazione pari a un terzo
Terre esauste e consumo d’acqua
Nello specifico, quasi la totalità delle terre esauste impiegate – in diminuzione del 43% dal 2000 al 2019 – viene oggi riutilizzata come materia prima al posto di sabbie e terre frutto di estrazioni. Dello stesso tenore è anche la riduzione dei consumi di acqua: il 95% dei prelievi utilizzati per il raffreddamento degli impianti di produzione viene riciclata all’interno dei circuiti di recupero
Fonderie italiane in crisi
Nonostante gli sforzi verso una maggiore internazionalizzazione, lo scorso anno le fonderie italiane hanno registrato forti perdite. Assofond calcola un giro d’affari complessivo di 6,6 miliardi di euro, quasi il 13% in meno rispetto al 2023. Tra i comparti più colpiti ci sono i metalli ferrosi che hanno visto una contrazione del 19% mentre le fonderie di metalli non ferrosi sono riuscite ad ammortizzare le perdite (-10%). Nonostante il calo, i metalli ferrosi continuano a rappresentare la quota maggiore di volume oltre la metà della produzione complessiva
Acciaio e alluminio italiano negli Usa
Secondo i dati elaborati dal centro studi della Fiom, l’Italia è scesa dal settimo al quindicesimo posto nella classifica dei Paesi esportatori di acciaio verso gli Stati Uniti. Per l’alluminio il valore complessivo dell’export Usa di alluminio è calato a 3,4 miliardi di dollari mentre per l’acciaio si ferma a 2,2 miliardi, cifre su cui sono destinati a gravare i nuovi dazi al 50% con effetti rapidi in mancanza di un dietrofront che per ora non sembra imminente.
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