Mef, la strategia per il 2026: dallo spread ai titoli, cosa sapere

Economia
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Introduzione

Avanti tutta sulle emissioni retail, scadenze medie in allungamento con l'ipotesi di riaprire il capitolo dei matusalem bond a 50 anni, e occhio alle opportunità anche sulle emissioni in valuta estera come il dollaro, per rispondere all'interesse degli investitori globali sul debito italiano. Queste sarebbero solo alcune delle strategie che il Tesoro potrebbe portare avanti nel corso del 2026: ecco cosa aspettarsi quest’anno

Quello che devi sapere

L’andamento dello spread

La strategia del debito per l'Italia, nel 2026, si apre all'insegna di una rivincita dei Paesi considerati periferia dell'area euro rispetto alla Germania. E per lo spread alcuni economisti ipotizzano per il 2026 50-60 punti base per l'Italia e 30-40 per la Spagna, grazie alla risalita dei rendimenti tedeschi in area 3%, ai massimi dal 2011, a causa dell'indebitamento di Berlino per far fronte a investimenti in difesa e infrastrutture.

 

Per approfondire: 

Btp e Bot, calendario delle aste dei Titoli di Stato a gennaio 2026: date e cosa sapere

Le esigenze dello Stato italiano

L’Italia, nel frattempo, ha visto migliorare nel complesso il fabbisogno dello Stato nel 2025 a 125,5 miliardi rispetto alle ultime previsioni del Dpef (127,2 miliardi) con un avanzo a dicembre salito a oltre 11,7 miliardi dai 7,8 dello stesso mese 2024.

 

Due le incognite: la crescita che in Italia è attesa al lumicino anche nel 2026, e l'andamento dei mercati globali. Con le Borse a rischio di una pesante correzione negli Usa. E con la Fed che, dopo aver riaperto sottotraccia al quantitative easing, arriva al rinnovo della presidenza sotto forti pressioni politiche.    

 

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A quanto ammonteranno le emissioni di titoli nel 2026

Le Linee guida sul debito pubblico nel 2026 indicano che le emissioni lorde di titoli di Stato a medio-lungo termine l'anno prossimo saranno in un intervallo tra 350 e 365 miliardi di euro contro i 380 miliardi del 2025. E prevedono "il proseguimento dell'offerta dedicata agli investitori retail" volta a differenziare la base degli investitori facendo leva sulle famiglie, la cui quota di debito pubblico in due anni è raddoppiata al 15%.

I Btp Valore e i Btp Italia

Potrebbe riaffacciarsi il Btp Valore, con cui, attraverso due emissioni nel corso del 2025, a febbraio e ottobre, il Mef aveva collocato circa 31,5 miliardi. E il Tesoro "potrebbe valutare" anche il ritorno del Btp Italia nel 2026, un titolo maggiormente legato all'inflazione, visto che arriverà a scadenza un titolo per circa 6,45 miliardi.

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Le emissioni previste nel 2026

Il documento di fine anno traccia anche un quadro delle scadenze dove il Tesoro intende puntare maggiormente nel calibrare l'offerta di debito. Si legge che "il segmento decennale continuerà a mantenere il suo ruolo di punto di riferimento per l'intera curva dei rendimenti nominali italiana, anche in ottica dell'allungamento della vita media del debito". Se le emissioni nette, cioè depurate da quelle per rifinanziare titoli in scadenza, saranno negative per i Btp a tre anni, saranno invece positive per il cinque anni con oltre 50 miliardi in scadenza nel 2026, per il sette e il 10 anni di cui scadono quasi 38 miliardi.

La riapertura dei titoli a 50 anni

Le emissioni nette sono attese negative anche per il 15 e il 30 anni con oltre 12 e 19 miliardi in scadenza rispettivamente, ma il Tesoro "si riserva la possibilità" di riaprire, tramite aste ordinarie o collocamenti sindacati, i titoli a cinquant'anni, ossia il Btp marzo 2072 lanciato tramite sindacato di banche nella primavera del 2021 e il marzo 2047 lanciato nel 2017.

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Le emissioni sui mercati internazionali

Oltre ai Btp Green e a quelli indicizzati all'inflazione, poi, a via XX Settembre si guarderà alle emissioni sui mercati internazionali tramite i programmi Global Bond - disertato nell'anno passato a causa di un euro forte che ha allontanato molti investitori - e Euro Medium Term Note. L'appetito degli investitori internazionali per i Btp è tornato, con una quota dell'estero sul totale che a ottobre sfiorava il 34% secondo Bankitalia. "Uno spread Btp-Bund intorno ai 70 bps è poco giustificato dai fondamentali, crescita potenziale debole, margini fiscali limitati, rischio geopolitico non trascurabile, e difficilmente può comprimersi molto di più sulla base del merito creditizio", ha dichiarato il portfolio manager di AcomeA Daniele Bivona. "Tuttavia, sono i flussi a dominare la price action: il riequilibrio in atto nei portafogli dei grossi investitori istituzionali e la supply possono spingere il differenziale anche verso area 50 nel 2026".

 

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