
Case green, quali interventi sono richiesti per gli immobili residenziali
Dopo il via libera dell'Europarlamento in prima lettura alla direttiva che punta a far rientrare tutte le case nella classe energetica D entro il 2033 (ma la classificazione sarà diversa da quella attuale), si torna a discutere delle conseguenze che questo potrebbe avere per i cittadini. La maggior parte degli italiani dovrebbe infatti procedere a interventi come la sostituzione degli infissi e delle vecchie caldaie. I costi sarebbero però molto alti

Case nuove, a emissioni zero: la discussa svolta europea sulle emissioni degli edifici, pubblici e privati, dovrebbe passare per la ristrutturazione del parco immobiliare europeo per renderlo più sostenibile. Adesso – dopo che è arrivato il via libera in prima lettura del Parlamento europeo, con 343 voti favorevoli, 216 voti contrari e 78 astenuti - si apre la fase dei negoziati tra le istituzioni Ue. Cosa prevede il testo della direttiva per gli immobili residenziali? E cosa significherebbe per i cittadini?
Case Green, sì dell'Europarlamento. No dell'Italia
IMMOBILI RESIDENZIALI – L’obiettivo è far rientrare tutti gli edifici residenziali nella classe energetica E. L’orizzonte temporale fissato è il 1° gennaio 2030. Nel 2033 sarà poi obbligatorio passare alla classe D (ma la classificazione sarà diversa da quella attuale). Si richiede un taglio dei consumi energetici di circa il 25%
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GLI INTERVENTI RICHIESTI – Per arrivarci, è necessario mettere in campo interventi che vanno dai nuovi cappotti termici alla sostituzione degli infissi, dall'addio alle vecchie caldaie all’installazione dei pannelli solari. Solo così si potrebbero raggiungere le emissioni zero nel 2050. In molti sottolineano come la fattibilità del progetto, in tempi così ristretti, non sia scontata
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LE SPESE – Gli interventi di ristrutturazione richiesti per raggiungere la classe D entro il 2033 sono infatti piuttosto costosi. A peggiorare la situazione è la recente inversione di marcia decisa dal governo sul Superbonus e sugli altri bonus edilizi, di cui adesso si può usufruire soltanto tramite detrazione e non più con cessione del credito e sconto in fattura
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Molte opere utili per salire di classe energetica rientrano infatti nell’ambito del Superbonus, ma le nuove regole non permettono a molti italiani di poterne beneficiarne: servono redditi piuttosto alti per permettersi di anticipare le spese e poi detrarle in dichiarazione dei redditi

Molto critiche alcune voci fra i partiti di governo. “Il sì del Parlamento europeo alla direttiva sulle case green, rappresenta un attacco a milioni di italiani e mette le mani nelle loro tasche. La Lega ha sempre avuto le idee chiare: le politiche energetiche devono avere minore impatto sull'ambiente, ma devono anche tutelare i cittadini e i loro risparmi. Basta con le eurofollie basate su un ambientalismo ideologico”, si legge in una nota dei senatori Lega in commissione Ambiente

Secondo stime Ance che erano già circolate prima dell’ok del Parlamento Ue, sarebbero almeno nove milioni (su un totale di 12,2) gli edifici che hanno bisogno di interventi per poter arrivare a rispettare le norme della direttiva in tempi utili

Anche chi si dice soddisfatto dell’approvazione dell’Europarlamento, è consapevole che serviranno interventi statali per poter trasformare la legge in realtà. Così ad esempio il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, che chiede all’Italia – con le risorse del Fondo sociale per il clima – di elaborare “un piano strutturale ultra-decennale che preveda incentivi e detrazioni per le abitazioni a bassa classe energetica, con dotazioni più elevate per i redditi bassi”

Lo scorso gennaio, il Corriere calcolava che per una casa autonoma la spesa per gli interventi sarebbe di circa 105mila euro. Per i condomini si sale invece a 600mila euro. Più difficile stimare gli importi per i singoli interventi sono difficili da calcolare, perché dipendono da molte variabili: la zona climatica in cui si trova la casa, la potenza della singola caldaia e così via

Alcune simulazioni si possono però fare. Sempre il quotidiano di via Solferino scrive ad esempio che una caldaia può costare tra i 15mila e i 30mila euro, mentre per il cappotto termico si può arrivare a spendere dai 180 ai 300 euro al metro quadrato

LE ALTRE NORME - Non ci sono solo gli edifici residenziali nel piano Ue per arrivare a emissioni zero. I nuovi immobili, ad esempio, dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2028. Per quelli di proprietà o gestione pubblica la scadenza è anticipata al 2026. Il testo approvato dall’Europarlamento non prevede sanzioni specifiche per gli inadempimenti. Toccherebbe quindi ai governi decidere come muoversi. Nei fatti, chi non procederà alla riclassificazione energetica vedrà i suoi immobili perdere automaticamente di valore

ESENZIONI – È prevista una quota di esenzioni per ogni Stato, pari al 22% del totale degli immobili. Dagli interventi sono poi esclusi i monumenti, le case di vacanza (abitate meno di quasi mesi l'anno), i palazzi storici ufficialmente protetti, le chiese e gli altri edifici di culto e le abitazioni indipendenti con una superficie inferiore a 50 metri quadrati

PARCO IMMOBILIARE - Per prendere in considerazione le differenti situazioni di partenza tra i 27 Stati Ue, nella classificazione di efficienza energetica - che va dalla lettera A alla G - la classe G dovrà corrispondere al 15% degli edifici con le prestazioni energetiche peggiori in ogni Stato membro
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