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La Bce rialza i tassi di interesse di 0,5%, Lagarde: "saliranno ancora"

Economia

Vittorio Eboli

Si conferma la stretta della Banca Centrale Europea contro l'inflazione: il costo del denaro sale al 2,5%. La governatrice Lagarde: "I tassi aumenteranno ancora in misura significativa". Perciò i mercati regiscono male, Piazza Affari chiude in calo del 3,4%

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Nel solco della Federal Reserve americana: la Banca centrale europea alza il costo del denaro ancora una volta in questo 2022, stavolta di "solo" mezzo punto percentuale, ma promette di fatto ulteriori aumenti anche nel prossimo anno. Tutto nell'ottica di raffreddare l'inflazione, volata in eurozona ai massimi da circa quarant'anni. 

La Bce, nella riunione del 15 dicembre,  ha deciso di alzare i tassi d'interesse di mezzo punto percentuale. Nel dettaglio, ha portato il tasso sui depositi al 2%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,5% e quello sui prestiti marginali al 2,75%. 

La decisione era data per scontata dagli esperti. Grande attenzione alle parole di Christine Lagarde: la governatrice dell'Eurotower ha detto chiaramente che "i tassi aumenteranno ancora in misura significativa": le decisioni dipenderanno dall'andamento dei dati sui prezzi, e saranno prese riunione per riunione.  

Verso una 'recessione soft', crescita 2023 a 0,5%

"Le future decisioni sui tassi ufficiali del Consiglio direttivo continueranno a dipendere dai dati e seguiranno un approccio riunione per riunione", si legge nel comunicato seguito al direttivo di oggi. 

L'economia dell'Eurozona dovrebbe registrare, fra il quarto trimestre 2022 e il primo trimestre 2023, una "recessione relativamente breve e poco profonda", queste le stime della Bce, le cui nuove previsioni macroeconomiche indicano "una crescita economica del 3,4% nel 2022, dello 0,5% nel 2023, dell'1,9% nel 2024 e dell'1,8% nel 2025". 

 

Da marzo meno titoli di stato in pancia alla BCE

Non solo tassi: da marzo, la Bce ridurrà anche l’ammontare dei titoli di stato detenuti in portafoglio, quelli accumulati durante il quantitative easing, non quelli legati ai piani pandemici. Riduzione di 15 miliardi al mese, attraverso il mancato reinvestimento dei titoli in scadenza, poi dalla seconda metà dell'anno il ritmo sarà riconsiderato in base alla situazione economica. Insomma, un po' di stostegno in meno per il nostro debito pubblico.

Da qui, le vendite sui nostri BTP,  che hanno portato il rendimento in salita e lo spread col Bund tedesco da 195 punti (della chiusura di  mercoledì) a 205 punti. Anche sui mercati azionari la seduta di giovedì è stata negativa, a causa degli annunciati aumenti futuri dei tassi: Piazza Affari ha perso il 3,4%.