Lavoro, 1 milione di occupati in più dal 2022 e meno contratti a termine: i dati Unimpresa

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Come evidenzia l’ultimo report sull’occupazione stilato dal Centro Studi dell'Unione Nazionale di Imprese (Unimpresa), nell’ultimo triennio il mercato del lavoro in Italia ha ripreso vigore e mostra segnali di ripresa su più indicatori. I dati indicano una crescita complessiva del numero di occupati, in particolare di quelli in possesso di un contratto da dipendente mentre i precari sono in calo. Permangono tuttavia alcune criticità di lungo corso, a partire dal numero di inattivi. Ecco tutti gli indicatori

Quello che devi sapere

Oltre 1 milione di posti di lavoro in più

Stando a quanto emerge dall’analisi basata su un'elaborazione di dati Istat, nel periodo compreso tra settembre 2022 e novembre 2025 sono stati creati oltre un milione di posti di lavoro. In poco più di tre anni, la platea di occupati è passata da 23,1 milioni a 24,1 milioni, in aumento di 4 punti e mezzo percentuali.

 

Per approfondire: Lavoro, occupazione record ma la crescita riguarda solo gli over 50: i dati e i grafici

Disoccupazione in calo

In parallelo, frena la disoccupazione: la quota di persone in cerca di un impiego è diminuita da 2 milioni a 1,4 milioni, circa un quarto in meno rispetto a tre anni prima. 

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I dati strutturati

Secondo lo studio di Unimpresa, il miglioramento è corroborato dagli indicatori strutturali che vedono il tasso di occupazione complessivo in crescita, a fine 2025, al 62,6%, record storico dall’inizio delle rilevazioni. Mentre prosegue il percorso di discesa del tasso di disoccupazione che in tre anni registra una flessione dal 7,9 al 5,7%.

Forbice occupazione-disoccupazione a 57 punti

Come evidenzia l’analisi del centro studi, un ulteriore indicatore sintetico che traccia la direzione che sta prendendo il mercato del lavoro in Italia è rappresentato dal confronto diretto tra occupazione e disoccupazione. Nel periodo settembre 2022-novembre 2025 la forbice tra i due tassi si è allargata da 52,35 a quasi 57 punti. Si tratta di una sorta di "termometro" del lavoro dove più è alto il valore e più l’occupazione gode di buona salute.

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Stabile il numero di inattivi

A restare invariato è invece il dato sugli inattivi, le persone in età lavorativa che non hanno un impiego e non lo cercano. L’Ufficio Studi rileva come l’insieme resti sostanzialmente stabile a quota 12,4 milioni con un tasso di inattività intorno al 33%. Secondo gli analisti, l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro resta la principale sfida nel medio periodo.

Aumentano i contratti dipendenti

Non solo quantità. Come emerge nella fotografia scattata da Unimpresa, segnali positivi arrivano sul fronte della qualità del lavoro con un progressivo assottigliamento del precariato. La quota di lavoratori in possesso di un contratto dipendente è salita di 802mila unità, il 4,4% in più rispetto a settembre 2022, raggiungendo quota 18,9 milioni. Circa 8 occupati su 10 lavorano come dipendenti, a conferma della prevalenza sulle varie forme di inquadramento previste dalla legge.

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Contratti a tempo indeterminato

A salire è di conseguenza la quota di lavoratori a tempo indeterminato che nel triennio 2022-25 sono passati da circa 15,1 milioni a 16,4 milioni. Secondo Unimpresa l’incremento, pari all’8,7%, mostra che la crescita dell’occupazione è sostenuta dall’espansione dei rapporti di lavoro più stabili.

Contratti a termine in calo

Allo stesso tempo, l’analisi evidenzia una discesa dei contratti a termine, passati in tre anni da 3 milioni a 2,4 milioni, un calo pari a circa 17 punti percentuali.

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Longobardi (Unimpresa): “Dinamica occupazionale solida”

Per il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, i dati sul mercato del lavoro indicano una ritrovata dinamicità dell’occupazione in Italia. “È un segnale incoraggiante, che dimostra come il sistema produttivo, nonostante un contesto internazionale complesso, abbia saputo reagire e rafforzarsi”, spiega Longobardi che sui prossimi passi da compiere aggiunge: “Ora è fondamentale accompagnare questo percorso con politiche economiche che mettano le imprese, in particolare le piccole e medie, nelle condizioni di investire, aumentare la produzione e crescere dimensionalmente”.

Unimpresa: “Servono meno burocrazia e fisco più favorevole"

Secondo Longobardi, elementi come una burocrazia eccessiva e un fisco opprimente restano gli ostacoli principali agli investimenti in grado di generare nuova occupazione. “Servono strumenti che facilitino l’accesso al credito e l’innovazione. Sostenere la capacità produttiva delle imprese significa creare le basi per nuova occupazione duratura, rafforzando al tempo stesso la competitività del Paese”, sottolinea il numero uno di Unimpresa.

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Quali fasce d'età sono coinvolte nella crescita

Analizzando le variazioni degli occupati per fasce di età stilate dagli ultimi dati Istat, emerge tuttavia che la crescita nei numeri riguarda solo gli over 50, +5 milioni. Mentre restano le fasce più giovani, anche per via dell’aumento dell’età pensionabile. Il boom di occupazione non non riguarda nemmeno le donne: più precisamente è diminuita l’occupazione delle donne under 35 negli ultimi 20 anni: nel 2004 erano 3,2 milioni, nel 2024 sono scese a 2,2 milioni.

 

Per approfondire: Lavoro, 34mila occupati in meno a novembre e salgono gli inattivi: i dati Istat

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