Energia, piano Ue con risorse del Recovery Fund

Economia

Simone Spina

Il 18 maggio le linee guida del programma comunitario. Previsto l’utilizzo delle risorse contro la crisi pandemica non ancora assegnate. L'obiettivo è non dipendere più dal gas e dal petrolio russo e investire nelle fonti rinnovabili. Ma servono anni e molti soldi

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La guerra in Ucraina cambia i piani energetici dell’Europa. L’obiettivo primario è emanciparsi dal gas, dal petrolio e dal carbone russo. Ridurre, fino ad azzerare, gli acquisti di combustibili fossili da Mosca non è a portata di mano: servono anni e parecchi soldi. Ecco perché l’Unione ha un piano che promette investimenti nell’ordine di 200 miliardi di euro.

Le risorse per emanciparsi da Putin

La linfa al RePowerEu, questo il nome del progetto comunitario, arriverebbe da stanziamenti comunitari già esistenti ma soprattutto dal Recovery Fund, varato per arginare la crisi causata dal Covid. Non si tratterebbe, in sostanza, di soldi freschi ma dei prestiti pandemici non richiesti dai vari Paesi: a differenza dell’Italia non tutti gli Stati hanno fatto domanda per avere tutti i denari messi loro a disposizione, perché per molti non c’era convenienza economica. Allo stesso tempo, RePowerEu introduce una deroga alle regole del Recovery, in modo che una parte dei quattrini possano essere impiegati per interventi sull’energia che prima erano esclusi. Per esempio, il nostro Paese potrebbe ampliare il gasdotto che dall’Azerbaijan arriva in Puglia o costruire nuovi rigassificatori per aumentare l’acquisto di metano liquefatto.

Più investimenti anche nelle rinnovabili

Queste nuove linee guida stridono con gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento. Ecco perché Bruxelles, per riequilibrare la bilancia, dovrebbe rendere più stringente la riduzione delle emissioni, portandole dal 40 al 45 per cento in otto anni. Maggiore spinta anche all’idrogeno, al biometano e al risparmio energetico, con la riduzione dei consumi - che salirebbe dal 9 al 13 per cento entro il 2030 - e la creazione di nuovi centrali solari ed eoliche, con iter burocratici più rapidi, come l’abolizione dell’obbligo di valutazione di impatto ambientale. Insomma, un piano a 360 gradi per l’energia, con obiettivi ambiziosi. Basti ricordare quello annunciato da Bruxelles due mesi fa: tagliare di due terzi le importazioni di gas dalla Russia entro quest’anno.

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