Pil, Franco: flessione primo trimestre, ma “nostra economia mostra segnali di robustezza”

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Il ministro dell’Economia è intervenuto al Forum “Verso Sud” a Sorrento. Anche se il primo trimestre dell'anno si è chiuso con un Pil "in lieve flessione dello 0,16%”, ha sottolineato che ci sono “segnali incoraggianti che mostrano la tenuta della nostra economia”. Sul Pnrr: “Il grosso delle spese e dell'impatto è davanti a noi”. Poi ha parlato del “divario enorme” tra Nord e Sud: “Cruciale imprimere una forte accelerazione all'economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese”

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Il ministro dell'Economia Daniele Franco è intervenuto al Forum “Verso Sud” a Sorrento e ha parlato di diversi temi. Dal Pil (in flessione nel primo trimestre, ma con la nostra economia che “mostra segnali di robustezza”) al Pnrr (“Il grosso delle spese e dell'impatto è davanti a noi”) fino al “divario enorme” tra Nord e Sud.

Franco: “Nostra economia mostra segnali di robustezza”

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Il ministro ha ricordato che, stando ai dati Istat, il primo trimestre dell'anno si è chiuso con un Pil "in lieve flessione dello 0,16%” ma ha sottolineato che “la nostra economia mostra al tempo stesso segnali di robustezza". Nel corso del Forum Ambrosetti “Verso Sud” ha citato come segnali positivi l'aumento degli occupati di marzo, la stabilità nello stesso mese della produzione industriale, l'aumento del 5% dell'export nei primi due mesi del 2022 e la crescita dell'indice delle costruzioni (+21% a febbraio su un anno prima). "Sono segnali incoraggianti che mostrano la tenuta della nostra economia", ha spiegato. Il ministro ha ribadito che stiamo vivendo "una fase di difficoltà e di grande incertezza": “Lo shock che stiamo vivendo a causa dell'aumento eccezionale dei prezzi dell'energia e della guerra in Ucraina – ha detto – provoca un rallentamento dell'attività economica e un surriscaldamento dei prezzi".

Tra Nord e Sud “un divario enorme”

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Franco ha poi parlato del divario tra Nord e Sud. “Dopo una fase di grande recupero nel dopoguerra, dagli anni ‘80 non sono stati fatti sostanziali progressi. Il Pil pro capite è al Sud il 55% di quello del Nord. È un divario enorme. Per conseguire tassi di crescita più robusti è cruciale imprimere una forte accelerazione all'economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese". Tra gli elementi di divario tra Nord e Sud, Franco ha citato la qualità dei servizi pubblici, ma anche la formazione dei giovani. "Nel Mezzogiorno la quota di giovani che completa il ciclo di scuola superiore è di 7 punti percentuali più bassa che nel Centro-Nord. Molti giovani emigrano portando altrove il loro capitale umano. Credo che le risposte di politica economica allo scarso sviluppo delle regioni del Sud non potranno mai essere efficaci se non affronteranno il divario nella formazione dei giovani e la spinta all'emigrazione", ha spiegato il ministro. Ha aggiunto che il Pnrr è "un'opportunità nuova" ma da solo non basta, bisogna utilizzare tutti i fondi a disposizione e "saper spendere" le risorse, con una capacità "adeguata" di realizzare i progetti. "L'ampiezza dei divari indicano che il ritardo del Mezzogiorno non può essere assorbito solo da un piano di 6 anni, per quanto ben congegnato. Il piano è fondamentale ma non basta, dobbiamo esserne consapevoli. Un tema di questa portata richiede una strategia complessiva di politica economica che utilizzi tutti gli strumenti a disposizione, a partire dai fondi strutturali europei e dai fondi di coesione", ha detto il ministro. 

Sul Pnrr: "Il grosso dell'impatto è davanti a noi"

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Riguardo al Pnrr, Franco ha sottolineato che per ora “ha avuto effetti limitati sulla nostra economia”. “Finora sono stati erogati 5,4 miliardi di euro. Il grosso delle spese del Piano e dell'impatto è davanti a noi", ha detto. Parlando ancora dei fondi a disposizione, dal Fsc a quelli della legge di bilancio, Franco ha sottolineato che oltre alle risorse ci sono "questioni di metodo". "Non basta spendere, occorre realizzare un'opera che funzioni". La disponibilità di risorse è essenziale, ha insistito, ma gli investimenti pubblici e privati "in capitale umano, fisico e immateriale, e la valorizzazione dell'ambiente si possono concretizzare solo se la capacità di gestire i progetti è adeguata. La realizzazione del Piano richiede quindi uno sforzo organizzativo inedito, a cominciare dal coordinamento tra i tanti livelli istituzionali coinvolti. Le amministrazioni locali sono in prima linea". "Il Pnrr non può limitarsi a essere una parentesi di riformismo e di attivismo amministrativo al termine della quale si torna alla situazione precedente", ha aggiunto. Si deve guardare a una strategia "complessiva" che vada oltre anche temporalmente ai limiti del Pnrr.

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