Pensioni, ancora nessuna soluzione per dopo Quota 100

Economia

Simone Spina

E' un problema innanzitutto di costi trovare una formula per evitare che da gennaio siano necessari 67 anni per lasciare il lavoro. Molte le ipotesi sul tavolo, ma i partiti sono divisi

Il calendario scorre ma manca ancora una soluzione per la fine di Quota 100. Da gennaio, a meno di clamorose sorprese, non ci sarà più la possibilità di lasciare il lavoro a partire dai 62 anni di età e almeno 38 di contributi.

La misura, sperimentale per tre anni, è stata voluta fortemente dalla Lega, che adesso promette “barricate davanti al Parlamento” per difendere questa forma di anticipo della pensione, che finora non ha avuto il successo atteso.

Al 31 agosto sono state accolte 341.128 domande per una spesa al 2030 di 18,8 miliardi. Quando Quota 100 fu varata se ne stimavano circa 900mila nel periodo 2019-2021. Potrebbe esserci un’impennata delle richieste negli ultimi mesi di quest’anno, ma – in ogni caso - la misura non ha favorito, come sperato, il ricambio generazionale spingendo l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Se non si farà nulla, e Quota 100 (come pare) andrà in soffitta, per avere l’assegno dell’Inps, di norma, bisognerà aspettare di aver compiuto 67 anni. E’ il famigerato “scalone”, considerato ingiusto da tutti i partiti, che però non sono d’accordo sulla soluzione per evitarlo.


Ogni formula per accorciare il traguardo della pensione comporta una penalizzazione economica per il diretto interessato e dei costi per lo Stato. E il ministro dell’Economia Daniele Franco ha fatto capire che anche se la crescita e i conti vanno meglio del previsto non ci sono tesori nel cassetto.

A poche settimane dal varo della nuova manovra finanziaria, una delle idee è quella di fissare la soglia a 63 anni di età, come accade ora per l’Ape Sociale, che potrebbe essere estesa: oggi è riservata a chi svolge attività usuranti, è disoccupato o si trova in difficoltà.

L’anticipo a 63 anni potrebbe avvenire anche con un sistema che darebbe una somma calcolata solo sulla base dei contributi maturati fino al compimento dei 67 anni.

Questa, secondo l’Inps, sarebbe la formula meno onerosa: costerebbe 2,4 miliardi nel 2029, anno di picco della spesa (contro i 9,2 miliardi nel 2030 dell’ipotesi di uscita con 41 anni contributi).

Più pesante per l’Erario anche il pensionamento a 64 anni con 36 di contributi e l’assegno calcolato interamente in virtù dei versamenti previdenziali: sarebbero necessari 4,7 miliardi nel 2027.

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