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Spread oggi in Italia, l’andamento del differenziale Btp-Bund

4' di lettura

Venerdì 31 maggio il differenziale è arrivato a 293 punti, ai massimi da dicembre, per poi chiudere a 287. Piazza Affari ed Europa in rosso dopo le minacce di Trump sui dazi al Messico. Giù azioni case automobilistiche, soprattutto giapponesi

Lo spread Btp/Bund (COS'È) ha chiuso in rialzo a 287 punti base dai 283 punti della chiusura di ieri, col tasso sul decennale del Tesoro in crescita al 2,66%. Nel corso della seduta il differenziale è salito fino a 293 punti base, ai massimi da dicembre scorso. (L'ANDAMENTO IN TEMPO REALE DELLO SPREAD). Chiusura debole per le principali Borse europee nell'ultima seduta della settimana e del mese di maggio. Parigi cede lo 0,79% a 5.207 punti, Francoforte l'1,45% a 11.729 punti e Londra lo 0,78% a 7.161 punti. Gli investitori, dopo le parole del presidente Usa, temono l'apertura di un nuovo fronte di tensione dopo quello con la Cina. I listini risentono anche dell'andamento del prezzo del petrolio e dei dati in calo della manifattura cinese. La Borsa di Milano, dopo un avvio a -1,09% sotto i 20mila punti a 19.729, in giornata ha ampliato il calo (anche dopo i dati sul Pil) con il Ftse Mib che ha ceduto l'1,6% a 19.620 punti. A fine giornata si conferma la chiusura in calo: l'indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,73% a 19.802 punti.

In calo le azioni delle case automobilistiche giapponesi

Le parole di Trump pesano sul comparto dell'auto. Fca (-4,76% a 11,43 euro) e Renault (-4,55% a 53,92 euro) calano nelle rispettive borse di Milano e Parigi. Una discesa che avviene, in modo più accentuato dei rivali, all'indomani delle minacce del presidente Usa di dazi al Messico, dove Fca produce auto che esporta negli Usa a differenza di Renault, che le produce ma non le esporta. Minore il calo di un altro esportatore dal Messico agli Usa come Volkswagen (-2,6%), che opera dal lontano 1964 a Puebla. Più cauta anche Daimler (-1,83%), che in Messico produce solo veicoli industriali e bus. Poco mossa Peugeot (-0,65%), completamente assente dagli Usa. L'annuncio del presidente Usa ha spinto al ribasso non solo la Borsa di Tokyo, ma ha provocato la caduta delle azioni delle case automobilistiche giapponesi. Nell'ultimo decennio, infatti, grandi gruppi automobilistici hanno aumentato i loro investimenti in Messico, approfittando di un accordo commerciale favorevole con gli Stati Uniti e di una forza lavoro di alta qualità e a basso costo. I produttori giapponesi non fanno eccezione e queste tasse doganali, che se applicate avranno un impatto sui prezzi, sono per loro una cattiva notizia. Mazda (che in Messico produce 180mila auto all'anno) ha sofferto di più: il titolo è sceso del 7,13% a 1,061,5 yen alla chiusura. Anche Nissan, presente in questo Paese latino-americano da 50 anni e che nel 2018 ha prodotto qui 769mila veicoli, ha incassato il colpo: il titolo ha perso il 5,31% a 734,6 yen. Anche il titolo Toyota - che nel 2018 ha prodotto in Messico 190mila auto - è andato giù, ma in misura minore: -2,84% a 6.384 yen. Infine, neppure il titolo di Honda è stato risparmiato: ha perso il 4,26% a 2.651 yen.

L'andamento del 30 maggio

Giovedì 30 maggio lo spread tra Btp e Bund - dopo un'apertura a 279,8 punti base e un successivo calo a 277 - ha chiuso in leggero rialzo a 283 con il rendimento del decennale al 2,64%. Chiusura in negativo per Piazza Affari: l'indice Ftse Mib ha perso lo 0,26%, fermandosi a quota 19.947 punti (L'ANDAMENTO IN TEMPO REALE DELLA BORSA DI MILANO). Hanno terminato invece in positivo la seduta le principali Borse europee: Francoforte ha guadagnato lo 0,54% a 11.902 punti, Parigi lo 0,51% a 5.248 punti e Londra lo 0,46% a 7.218 punti.

Data ultima modifica 31 maggio 2019 ore 18:30

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