Vertenza Melegatti, lavoratori di nuovo in sciopero

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I sindacati accusano la proprietà per i ritardi e le incertezze nella partenza dell'annunciata campagna pasquale. È il secondo grande stop in pochi mesi per i dipendenti della storica azienda del pandoro

Ritardi e incertezze stanno bloccando l'avvio della campagna pasquale, fondamentale per la salvezza dell'azienda. Con questa motivazione i lavoratori della  Melegatti hanno deciso di incrociare le braccia nella giornata di oggi, 23 gennaio. "Invece di preoccuparsi di far ripartire l'azienda che dovrebbe essere la preoccupazione primaria, ancora una volta l'azienda investe energie per infierire sui lavoratori", denunciano in una nota congiunta i sindacati Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil.

Spostato il tavolo delle trattative

La protesta dei lavoratori, che segue quella attuata lo scorso ottobre, arriva come nuovo atto d'accusa nei confronti della proprietà. "Nel tardo pomeriggio di ieri (22 gennaio) – scrivono i sindacati – abbiamo ricevuto una telefonata da parte della Prefettura nella quale si comunicava che l'incontro previsto per oggi veniva slittato alla fine della prossima settimana". Le sigle di categoria giudicano la mossa "incredibile", dal momento che la richiesta di spostare il tavolo è stata avanzata dalla presidente e amministratrice delegata dell'azienda Emanuela Perazzoli "proprio nel pomeriggio – continua la nota - dopo che la stessa per tutto il giorno ha minacciato i lavoratori contrariata dalla decisione di proclamare una giornata di sciopero per il 23 gennaio".

Preoccupazione sugli stipendi

Nella mattinata del 23 gennaio i delegati delle Rsu sono stati comunque ricevuti in Prefettura, in attesa di conoscere quali saranno gli sviluppi dell'intesa che Melegatti ha siglato con il fondo maltese Abalone. Quest'ultimo dopo aver finanziato la mini-campagna natalizia con 6 milioni di euro, dovrà sostenere, con altri 10 milioni anche quella pasquale, fondamentale per il rilancio dell'azienda che ha brevettato il pandoro. Ai lavoratori è stato imposto il silenzio, mentre i sindacati parlano di "situazione grave, senza prospettive". I rappresentanti dei lavoratori si chiedono ora chi pagherà lo stipendio di gennaio. "Sarà un'altra mensilità – chiedono i sindacati - che andrà ad aggiungersi a quelle di agosto, settembre, ottobre e tredicesima già congelate?".

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