Strage di Capaci, 34 anni fa l'attentato della mafia al giudice Giovanni Falcone. FOTO
Nell'esplosione sull'autostrada tra l'aeroporto di Punta Raisi e Palermo, il 23 maggio 1992, oltre al magistrato, persero la vita anche la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Per l'attentato condannati, tra gli altri, i boss Riina e Provenzano
LA STRAGE DI CAPACI
- Mancano pochi minuti alle 18 del 23 maggio 1992 quando, sull'autostrada che collega l'aeroporto di Punta Raisi a Palermo, esplode una carica di tritolo: è la strage di Capaci.
LE VITTIME
- Rimangono uccisi il giudice Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo. I due erano appena atterrati a Punta Raisi da Roma, dove Falcone era stato chiamato un anno prima dal ministro della Giustizia Claudio Martelli per la direzione degli affari penali.
LA SCORTA
- Con il magistrato e la moglie, perdono la vita anche i tre uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
L'ESPLOSIONE
- In un tunnel sotto l’autostrada A29 furono nascosti 500 chili di tritolo. La deflagrazione devastò l'asfalto a pochi metri dallo svincolo di Capaci.
I SOPRAVVISSUTI
- Gli unici sopravvissuti all'attentato furono gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza.
I FERITI
- In totale, ci furono 23 feriti. Fra questi anche coloro che si trovavano a bordo delle auto vicine alle blindate di Falcone e della sua scorta.
IL PIANO
- L'artificiere della mafia compattò l’esplosivo per aumentarne la capacità distruttiva. Per nascondere l’accesso al tunnel, dove gli attentatori nascosero il tritolo, furono utilizzati una rete da letto ed un materasso.
GIOVANNI BRUSCA
- Ad azionare il telecomando a distanza che innescò l'esplosione fu Giovanni Brusca, l'uomo che uccise e sciolse nell'acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito.
IL RICORDO
- La vettura distrutta nell'attentato è oggi custodita in un'enorme teca di vetro nei cortili della Scuola di polizia penitenziaria a Roma.
LE RESPONSABILITÀ
- Per l'attentato del 1992, resta accertata la responsabilità, tra gli altri, dei due superboss Totò Riina e Bernardo Provenzano.
LA DECISIONE SU FALCONE
- L'uccisione di Giovanni Falcone fu decisa dopo una serie di riunioni della Cupola, cioè l'organismo che riuniva i capi delle principali famiglie mafiose, in quegli anni comandate dal boss Totò Riina.
In foto, il boss Riina alla sua prima udienza del processo sulla strage di Capaci, nell'aula-bunker dell'Ucciardone, Palermo, il 28 febbraio 1993.
In foto, un momento del processo sulla strage di Capaci bis, nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, nel 2014. A deporre è il pentito Giovanni Brusca, colui che azionò il telecomando a Capaci.
GIUFFRÈ
- Sempre nel 2014 ha deposto il pentito Antonio Giuffrè, detto "Manuzza" dietro a un paravento nell'aula bunker di via Ucelli di Nemi, a Milano.
IL MONUMENTO ALLE VITTIME DELLA STRAGE
- C'è un monumento che ricorda le vittime della strage: è stato eretto, ai bordi dell'autostrada, proprio nel punto in cui ebbe luogo l'attentato ai danni di Falcone e della scorta.
Negli anni sono state tantissime le iniziative per ricordare quanto accaduto. In foto, la "Nave della legalità" approda a Palermo nel 2018, a bordo gli studenti di scuole di tutta Italia arrivati nel capoluogo siciliano per le manifestazioni del 23 maggio.
"NO ALLA MAFIA"
- Nel luogo dove fu premuto il pulsante del telecomando c’è una casina bianca. Su di essa, anni dopo la strage, è comparsa una scritta: "No alla mafia".