Raffaele Marra, dal Campidoglio ai processi: chi è l'ex braccio destro di Virginia Raggi

Cronaca

Ex capo del personale al Comune di Roma ed ex direttore dell'ufficio politiche abitative, è stato arrestato nel dicembre 2016 e condannato nel dicembre 2018 a 3 anni e sei mesi per corruzione

Raffaele Marra, ex dirigente del Comune di Roma, è stato arrestato nel dicembre 2016 con l’accusa di corruzione. Due anni dopo, il 13 dicembre 2018, il Tribunale di Roma lo ha condannato a tre anni e sei mesi. Nel corso degli ultimi 12 anni, la figura di Marra è cresciuta nei corridoi del Campidoglio, passando da un’amministrazione all’altra e destreggiandosi tra differenti incarichi. Implicato in diverse vicende giudiziarie, è tuttora sotto processo anche per la nomina del fratello Renato al dipartimento del turismo del Comune.

Gli esordi in politica

Napoletano, 46 anni, diplomato all'accademia militare della Nunziatella, due lauree in Economia e Giurisprudenza, nel 1991 si arruola nella Guardia di Finanza e frequenta i corsi per sottufficiali a Cuneo. Successivamente si trasferisce a Bergamo, continuando l’accademia e diventando tenente. Nel 1997 ottiene il primo comando all’aeroporto di Fiumicino. Dopo meno di 15 anni, Marra sceglie di lasciare la divisa nel 2006. In quell’anno infatti entra in Campidoglio con Alemanno. Diventa il responsabile del Dipartimento politiche abitative e in questo periodo, secondo la Procura, sarebbero avvenuti gli illeciti relativi all'appartamento pagato dal costruttore Sergio Scarpellini (CHI È), per il quale è stato condannato nel 2018. Nel 2009 lascia la giunta e un anno dopo approda in Rai come consulente. Nel 2011 diventa dirigente nella Regione Lazio della giunta di Renata Polverini. Tornerà in Campidoglio con il sindaco Pd Ignazio Marino e successivamente, durante il commissariamento di Francesco Tronca, riveste ruoli marginali all'ufficio rapporti consumatori e relazioni sindacali.

Il periodo con il M5S

È in quel periodo che inizia ad avvicinarsi agli esponenti del M5S  tra cui Daniele Frongia e Virginia Raggi. Nel 2016, con la vittoria dei pentastellati alle amministrative, Marra si ritaglia un posto in prima fila: viene nominato vicecapo di gabinetto della sindaca, quando il capo di gabinetto era Frongia. Entra così nel cosiddetto “Raggio Magico”. Ma la sua figura, sempre più vicina a Virginia Raggi, di cui è considerato un fedelissimo, inizia a non piacere agli altri esponenti grillini che lo bollano come “corpo estraneo”. La deputata del M5S Roberta Lombardi in un post infuocato arriverà a definirlo "il virus che ha infettato il movimento". Nel frattempo, dalla Procura filtrano le inchieste sui suoi “rapporti viziati” con Scarpellini, “l’immobiliarista della casta" come lo aveva definito Di Battista. Sempre più sotto pressione da parte del suo movimento, la sindaca Raggi ritira la delega di vicecapo di gabinetto e lo manda al Dipartimento del personale, dove Marra sovrintende, fino al suo arresto, la gestione dei 23mila dipendenti capitolini. Come dirigente di ruolo del Campidoglio Marra aveva nel 2015 un compenso di 114.400 euro, secondo il sito del Comune. La decisione di non rimuoverlo solleva altre polemiche: “È stato uno sbaglio”, dirà in seguito Raggi.

Il processo per corruzione

Il 16 dicembre 2016 segna lo stop della carriera di Raffaele Marra all’ombra delle giunte capitoline. Viene arrestato con l’accusa di corruzione nell'ambito dell'inchiesta sulla compravendita delle case Enasarco, risalente al 2013. Finisce in manette anche l’immobiliarista Sergio Scarpellini, che, secondo le accuse, avrebbe corrotto pubblici amministratori per trarre benefici per le sue società. Secondo la ricostruzione della Procura, infatti, Marra, nel giugno del 2013, avrebbe ricevuto indebitamente, "per l'esercizio dei poteri e delle funzioni inerenti agli incarichi ricoperti all'epoca, utilità economiche, pari a 367mila euro, provenienti dai conti correnti personali di Scarpellini" per l'acquisto di un immobile in via dei Prati Fiscali 258 poi intestato alla moglie. Appartamento che verrà successivamente sequestrato. In cambio, Scarpellini avrebbe ottenuto “favori”. I due indagati hanno sempre respinto le accuse, dicendo che la somma di denaro in questione fosse un semplice prestito. Nel febbraio 2017 viene richiesto il rito immediato (inizio fissato poi per il 25 maggio) per Scarpellini e Marra, che nel frattempo ottiene prima i domiciliari e poi la revoca della misura cautelare. Il 20 novembre del 2018 Sergio Scarpellini è morto e la sentenza è arrivata meno di un mese dopo: Raffaele Marra è stato condannato a 3 anni e sei mesi. Secondo i pm romani, inoltre, Scarpellini nel 2009 avrebbe venduto a Marra anche un altro appartamento con uno sconto di mezzo milione di euro sempre per ricevere “facilitazioni”, ma questo caso è caduto in prescrizione.

L’inchiesta sulle nomine

L’ex capo del personale del Campidoglio è indagato anche in un'altra inchiesta, per la quale è finita sotto accusa anche la sindaca Raggi. In questo filone Marra è accusato di abuso di ufficio in relazione alla nomina, poi revocata, di suo fratello Renato a capo del Dipartimento del turismo del Campidoglio. La vicenda parte nel 2016, quando l'Authority anticorruzione (Anac) e la procura di Roma indagano sulla nomina di Renato Marra alla direzione turismo. È l'effetto di un esposto presentato il 14 novembre del 2016 dall'associazione dei consumatori Codacons, che chiedeva di accertare la possibile violazione dell'articolo 7 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, in vigore dal 2013 (“il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado”), ma anche responsabilità penalmente rilevanti quali il reato di abuso di ufficio. Per la magistratura, infatti, Raffaele Marra non fu un semplice esecutore delle direttive della sindaca ma a ebbe un ruolo più che attivo nella procedura, nonostante le ripetute assicurazioni di Virginia Raggi dell’assenza di interferenze di Marra. Per l’accusa di falso la sindaca Virginia Raggi, processata con rito immediato, è stata assolta il 10 novembre 2018 perché il fatto "non costituisce reato". Raffaele Marra è stato invece rinviato a giudizio il 9 gennaio 2018 e il dibattimento è iniziato lo scorso aprile.

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