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Rivolta del latte in Sardegna, i motivi della protesta dei pastori

Foto Ansa
4' di lettura

Da giorni gli allevatori manifestano gettando migliaia di litri di latte a terra. Chiedono che i consorzi industriali paghino una cifra equa per la loro materia prima, che serve in gran parte per fare il Pecorino romano. La soglia ad oggi è inferiore ai 60 cent a litro

Blocchi stradali, manifestazioni e fiumi di latte versati sulle strade della Sardegna. I pastori dell’isola da giorni portano avanti una protesta eclatante per chiedere un prezzo equo del latte ovicaprino, la materia prima che producono, e che secondo le loro istanze gli viene pagata troppo poco (al momento meno di 60 centesimi) dai consorzi di lavorazione industriale. Dopo aver imbiancato di latte piazze e vie di comunicazione (coinvolgendo anche i calciatori del Cagliari), gli allevatori promettono continuare a oltranza, minacciando di bloccare porti e aeroporti, fino ad impedire lo svolgimento regolare delle elezioni regionali del 24 febbraio.

Il prezzo del latte

La protesta di questi giorni in Sardegna è solo l’ultima puntata di una lotta che dura da anni. Le proteste hanno spesso preso di mira il palazzo della Regione, a Cagliari. In un'occasione era scoppiata anche una guerriglia tra manifestanti e forze dell'ordine con feriti e arresti. Ora la protesta è riesplosa, e la base dello scontro, come già in passato, è il prezzo pagato dagli industriali ai produttori per un litro di latte di capra e pecora. Secondo i pastori, questa cifra è insostenibile e non riesce a coprire nemmeno le spese vive di produzione. E questo potrebbe spingere alla chiusura le 12mila aziende del settore nell’isola.

Il legame con il pecorino romano

Gli allevamenti sardi ospitano il 40% delle pecore allevate in Italia, per una produzione di quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla trasformazione in Pecorino romano (Dop). Il prezzo del latte sardo è collegato a doppio filo a questo formaggio, la cui materia prima è appunto fornita dagli ovini isolani. Negli anni scorsi il Pecorino romano ha vissuto un boom, anche di esportazioni, poi però le vendite di questo prodotto sono crollate. Da un prezzo di vendita di 7,5-8 euro al chilo è passato a 5,4. Nel primo caso i pastori erano remunerati con 1,20 euro a litro, ora si è scesi anche a 55-60 centesimi. C’è un problema di eccesso di produzione: la quantità di Pecorino romano che il mercato è in grado di assorbire è di 280mila quintali, ma l'industria casearia ne ha prodotti 340mila. Da segnalare anche che non tutto il latte ovino diventa Pecorino romano: una parte serve alla produzione di Pecorino sardo Dop e di Fiore sardo Dop.

Come si calcola il prezzo del latte

Per evitare che il prezzo del Pecorino Romano subisca troppe oscillazioni, è stato deciso di stabilire annualmente delle quote di produzione che in teoria dovrebbero salvaguardare tutta la filiera. Ma le basse sanzioni inducono, secondo quanto denunciano i pastori, a violazioni continue delle regole con Coldiretti Sardegna che ha addirittura accusato gli industriali di fare “cartello” ai danni dei pastori. La sovrapproduzione equivale a un calo delle vendite e dei prezzi, e a cascata il costo del latte è crollato. Nel 2016 il prezzo del latte era pari a 1,20 euro al litro. Poi è calato a 60 centesimi nella prima metà del 2017, è risalito a 85 tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. E adesso è tornato ai minimi.

La proposta della Regione

L'assessorato dell’Agricoltura della Regione Sardegna, impegnato in una difficile mediazione, ha proposto una forbice di prezzo fra gli 80 e gli 85 centesimi al litro e chiesto al governo di mettere a disposizione della Sardegna 25 milioni di euro del fondo ovicaprino, che potrebbero far risalire il prezzo del latte, finanziando i bandi per l'acquisto dei pecorini da destinare agli indigenti e creare fondi di garanzia attraverso la Sfirs, la finanziaria regionale, con cui sostenere finanziariamente cooperative o altri centri di trasformazione. Coldiretti ha invece proposto un prezzo di acconto di 70 centesimi al litro, da ricontrattare ogni trimestre o semestre sulla base dei dati produttivi reali.

Le richieste dei pastori

Le richieste degli allevatori sono chiare: si deve alzare il prezzo di un litro di latte ad almeno un euro più Iva, ancorando il costo al prezzo del pecorino, con una “soglia minima di tutela”, al momento individuata in 70 centesimi al litro. Questo prezzo dovrà essere rivalutato ogni anno in base alla produzione e all’andamento del mercato. Inoltre i pastori chiedono multe più pesanti per i produttori di formaggi che non rispettano le quote e controlli più severi per verificare che tutti rispettino le regole.

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