Il divorzio in Italia compie 50 anni, l'1 dicembre 1970 l'approvazione della legge

Cronaca
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Mezzo secolo fa il parlamento diede il via libera all'istituto giuridico proposto dai parlamentari Fortuna e Baslini che permette di porre fine al matrimonio. Nel 1974 la norma venne confermata dal primo referendum abrogativo della storia del nostro Paese. Nel 2015, le ultime modifiche con la possibilità di dirsi addio tra coniugi in sei mesi

Un percorso legislativo tortuoso, da un lato sostenuto dai laici e dai radicali, dall'altro ostacolato dai cattolici in un Paese ancora non unanime sulla fine del matrimonio. Compie 50 anni la legge sul divorzio, nota anche come legge Fortuna-Baslini dai nomi dei parlamentari che presentarono la proposta di legge. L'istituto giuridico che rappresenta l’inizio di una rivoluzione culturale viene approvato dalla Camera dei deputati il primo dicembre 1970.   

I promotori della legge sul divorzio

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L'iter inizia però molto prima. È Loris Fortuna, avvocato penalista iscritto al Psi, a presentare nel 1965 un disegno di legge per introdurre il divorzio in Italia, dando vita anche al movimento Lega italiana del divorzio (Lid). Oltre a Fortuna, a mettere la firma sulla proposta di legge è anche il liberale Antonio Baslini. La norma, deliberata dal parlamento, introduce lo scioglimento del vincolo del matrimonio compresa la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario (se le nozze avvenivano anche in forma religiosa). La sentenza di divorzio permette a entrambi gli ex coniugi di contrarre nuove nozze e per la donna la perdita del cognome del marito, salvo diversa autorizzazione del giudice. Un cambiamento epocale per una società non ancora totalmente pronta a sostenerlo.

L'opposizione dei cattolici

A schierarsi contro la legge sul divorzio sono soprattutto gli esponenti cattolici, che promuovono una raccolta firme per indire un referendum abrogativo, il primo nella storia dell'Italia repubblicana. Il riferimento principale degli oppositori alla legge sul divorzio è Gabrio Lombardi, nipote di padre Riccardo Lombardi, meglio noto come il ''microfono di Dio'', il sacerdote che via radio aveva sostenuto i cattolici nella battaglia contro i social-comunisti. Si raccolgono oltre un milione e 300mila firme, e la richiesta di referendum supera il giudizio di ammissibilità della Corte di Cassazione.

Il referendum del 12 maggio 1974

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Oltre al primo dicembre 1970, c’è quindi un'altra data cruciale legata alla legge sul divorzio: è quella del 12 maggio 1974, ed è la domenica in cui è in programma il referendum per l’abrogazione dell’istituto giuridico approvato quattro anni prima. I mesi che precedono il voto sono caratterizzati da un'accesa campagna. La Dc di Amintore Fanfani e il Msi di Giorgio Almirante si pronunciano per l'abrogazione della legge, a fianco della Chiesa. Sul fronte opposto, la componente laica: liberali, socialisti, repubblicani e comunisti insieme a socialdemocratici, radicali e Psiup. Si vota non solo domenica 12, ma anche nella mattina di lunedì 13 maggio. Vincono i 'No' col 59,3% dei voti - con un’affluenza che sfiora il 90% - e la legge sul divorzio rimane in vigore.

I successivi interventi fino al divorzio breve del 2015

Con la legge n. 74 del 1987 si riduce da cinque a tre anni il periodo necessario ai fini di ottenere lo scioglimento del matrimonio. Nel 2015 passa la legge sul cosiddetto "divorzio breve": non tre anni ma sei mesi per l'addio tra i coniugi, indipendentemente dalla presenza o meno di figli. Il termine decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale. Una novità temporale viene introdotta anche per la divisione dei beni: la comunione si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o nel momento in cui si sottoscrive la separazione consensuale.

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