Introduzione
Domani 30 ottobre un'altra giornata di proteste e manifestazioni in tutta Italia per lo sciopero generale indetta dai sindacati di base contro guerra, riarmo e carovita.
Quello che devi sapere
Il piano del Viminale
Si è tenuta una riunione in videoconferenza presieduta dal ministro dell'interno, Matteo Piantedosi, con i prefetti, i questori ed i vertici delle forze di polizia di tutti i capoluoghi di regione, in vista dei cortei annunciati per domani. Dall'incontro è emerso che sarà messo in campo un "articolato dispositivo per tutelare il diritto di manifestare pacificamente, garantire la sicurezza di tutta la comunità, isolando chi scende in piazza solo per creare disordini e commettere violenze".
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Scenari analizzati
Durante il vertice, ha spiegato il Viminale, "sono stati analizzati gli scenari che potranno presentarsi nelle aree più sensibili delle città interessate da possibili proteste e mobilitazioni. Le forze dell'ordine, insieme ai rinforzi messi a disposizione dal Viminale e coordinate dalle autorità provinciali di pubblica sicurezza, garantiranno un capillare presidio del territorio per la gestione dei numerosi eventi in programma". Il ministro Piantedosi ha rinnovato il suo apprezzamento per l'impegno di tutti gli operatori delle Forze dell'ordine che, anche nelle ultime settimane, "come sempre fatto in passato, hanno ancora una volta dimostrato la capacità di saper gestire, con intelligenza, professionalità ed equilibrio, situazioni molto complesse".
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Le piazze
I cortei sono previsti prevalentemente in mattinata in oltre 50 città, a partire da Roma, Milano, Napoli e tutti i capoluoghi di regione.
Coinvolti tutti i settori
Domani sono previsti possibili disagi per scuola, trasporti, sanità, uffici pubblici e privati. Si tratta di una mobilitazione indetta "contro l'economia di guerra imposta dal Governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani e dei lavoratori che protestano per migliori condizioni di vita". Sarà, hanno spiegato i sindacati, "una giornata di protesta anche nei porti di mezzo mondo contro il traffico di armi: un'iniziativa di lotta lanciata da più organizzazioni sindacali di veri paesi tra cui USB che ha ormai coinvolto più di 100 scali portuali in 17 paesi diversi. È il momento di abbassare i prezzi, le tariffe energetiche, gli affitti e i mutui, di alzare i salari e di dire basta con la guerra". Tutti i settori sono quindi coinvolti compreso quello dei trasporti nonostante la precettazione arrivata dal ministero dei Trasporti, respinta dal sindacato autonomo che ha confermato l'astensione "accollandosi le sanzioni che sono pesantissime ma nella consapevolezza che queste siano illegittime". Lo sciopero coinvolge anche agricoltura, lavoratori portuali e comincia già da questa sera alle 21 per il personale delle attività ferroviarie e delle autostrade mentre per la sanità l'astensione inizierà dall'inizio del primo turno di domani alla fine dell'ultimo.
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A Milano
"Crediamo che sarà una grande manifestazione pacifica, non è nelle nostre intenzioni creare scompiglio". È quanto ha assicurato Pietro Cusimano di Usb Lombardia durante la conferenza stampa davanti all'Università Statale di Milano organizzata alla vigilia dello sciopero. Sulle facciate dell'ateneo sono stati esposti striscioni con slogan come "Blocchiamo la città dal centro alle tangenziali" e "Sciopero generale contro carovita, guerra e riarmo". A Milano, ha aggiunto Cusimano, il caro vita "è particolarmente evidente. È diventata una città vetrina, una città inaccessibile, quasi un prodotto finanziario inaccessibile per chiunque abbia uno stipendio". La mobilitazione, ha spiegato, nasce anche dallo sciopero internazionale dei portuali, che ha raccolto l'adesione di 113 porti nei cinque continenti. "I lavoratori portuali stanno ponendo un netto rifiuto al carico e scarico di materiale bellico dalle navi", ha sottolineato Cusimano, parlando di una volontà "antibellica diffusa nel mondo". Tra le rivendicazioni anche la richiesta di destinare le risorse per le spese militari a sanità, scuola, università e ricerca pubblica. Elisa Caronni di Cambiare Rotta ha annunciato la partecipazione degli studenti al fianco dei lavoratori. "Non ci facciamo intimidire dall'incremento della repressione che questo governo vuole mettere in campo, ma continueremo a scendere in piazza", ha affermato, indicando tra le ragioni della mobilitazione il diritto allo studio, il carovita e la guerra. "Il nostro futuro è da conquistare", ha aggiunto, richiamando anche le mobilitazioni studentesche in altri Paesi europei.
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Il caso Siher
Proprio nel capoluogo lombardo si temono tensioni dopo il caso di Youssef Siher, il ricercatore italiano di origini marocchine che era stato arrestato con l’accusa di aver incitato ai disordini il 17 il 18 ottobre scorso attraverso il suo canale social "Movimento 17 ottobre" e che ieri è stato scarcerato dopo la decisione della gip di non convalidare l'arresto.
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