Davide Iacopini, come sta l'attore aggredito dai giovani sulla minicar

Cronaca
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L'uomo è ancora in terapia intensiva, con la sedazione che viene progressivamente ridotta, dopo due interventi di neurochirurgia andati a buon fine. La prognosi resta strettamente riservata

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A nove giorni di distanza dall’aggressione subita mentre si muoveva sul monopattino elettrico nel quartiere di Monteverde a Roma, Davide Iacopini è ancora ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale San Camillo. Prosegue la riduzione della sedazione finalizzata al risveglio e la prognosi resta al momento rimane riservata. L’attore, colpito la sera del 5 ottobre con un calcio sferrato dall’interno di una minicar, è stato sottoposto nella notte di venerdì 9 ottobre a un secondo intervento neurochirurgico che, ha reso noto l'ospedale nei giorni scorsi, "è perfettamente riuscito". Il 14 ottobre è arrivata la notizia dell’arresto e della denuncia dei due giovani minorenni responsabili della sua e di altre cinque aggressioni. I due hanno confessato dichiarando di aver agito per noia. A causa delle gravi condizioni in cui versa Iacopini, i giovani sono entrambi accusati di tentato omicidio.

Il ricovero e le due operazioni

Iacopini è stato portato al Pronto soccorso il 5 ottobre, dopo l’aggressione, grazie all’intervento di un passante che ha chiamato i soccorsi. Dopo essere stato colpito con un calcio, aveva perso il controllo del monopattino finendo contro un’auto parcheggiata in via Anton Giulio Barrili. Le sue condizioni, gravi fin da subito, avevano portato al ricovero in terapia intensiva e a un primo intervento neurochirurgico per un esteso trauma cranico. Un secondo intervento era stato necessario il 9 ottobre. Secondo il bollettino diffuso dai medici del San Camillo, Iacopini ne era uscito “con una buona stabilità complessiva dei parametri vitali, compatibilmente con la gravità delle lesioni post-traumatiche iniziali”. L’attore rimane comunque sotto sedazione e “necessita di un monitoraggio e di un trattamento intensivo massimale”. 

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