La Procura della Repubblica di Larino ha disposto nuovi e approfonditi accertamenti informatici sui dispositivi della scuola. L’obiettivo è ricostruire possibili attività preparatorie dell’avvelenamento e identificare chi abbia effettuato determinate ricerche attraverso Internet
I computer dell’Istituto Agrario di Riccia, in provincia di Campobasso, tornano al centro delle indagini sul duplice omicidio di Pietracatella. La Procura della Repubblica di Larino ha disposto nuovi e approfonditi accertamenti informatici sui dispositivi della scuola, alla ricerca di eventuali tracce riconducibili alla ricina, il potente veleno che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita nel dicembre 2025. L’obiettivo è ricostruire possibili attività preparatorie dell’avvelenamento e identificare chi abbia effettuato determinate ricerche attraverso Internet. A stabilirlo è un decreto di otto pagine firmato il 28 settembre dalla procuratrice Elvira Antonelli, che riporta l’attenzione investigativa sull’Istituto Professionale per l’Agricoltura e per lo Sviluppo Rurale di Riccia, in contrada Caccia Murata.
L'attività investigativa
I poliziotti dovranno controllare tutti i dispositivi elettronici presenti nella scuola, oltre 70, con lo scopo di verificare se da qualcuno di quei computer siano state effettuate ricerche sulla ricina. Gli investigatori vogliono scoprire la provenienza del veleno utilizzato per uccidere Sara e sua mamma Antonella, l'eventuale acquisto sul web, la ricerca delle modalità per la preparazione e la somministrazione. Già nelle indagini svolte negli ultimi mesi sono emerse navigazioni e ricerche sul web fatte da persone al momento sconosciute e inerenti proprio la ricina. Le perquisizioni sono state disposte alla scuola di Riccia perché proprio questa è frequentata da persone che hanno avuto rapporti con le vittime.
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Le persone sentite in Questura
Nelle settimane passate diverse volte in Questura a Campobasso è stato sentito il tecnico di laboratorio dell'istituto che è anche marito dell'insegnante di matematica amica da tempo di Gianni Di Vita. La donna insegna in un'altra scuola della provincia di Campobasso e oltre ad essere stata sentita più volte dalla polizia, ad agosto è stata anche messa a confronto con lo stesso Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, padre e marito delle due vittime.