L'esame sul corpo della donna, uccisa giovedì scorso dal suo ex farà ulteriore luce su quando e come sia avvenuta la morte, cioè se la donna fosse ancora in vita quando è stata gettata dal viadotto dell'A1 oppure se fosse morta prima
Nuovi elementi sul femminicidio dell'A1 potranno emergere nelle prossime ore, quando è previsto l'esame autoptico sul corpo di Lorena Isceri, la 45enne che giovedì scorso è stata rapita dal suo ex Federico Vella che poi l'ha uccisa. L'autopsia, in particolare, farà ulteriore luce su quando e come sia avvenuto il decesso, cioè se la donna fosse ancora in vita quando è stata gettata dal viadotto dell'A1 oppure se fosse morta prima. Gli esperti valuteranno, poi, la presenza eventuale di lesioni precedenti alla caduta, legati all'aggressione che la donna dovrebbe aver subito prima di essere rapita e trasportata nel bagagliaio della macchina dei Vella. Anche sul corpo del killer verrà eseguita l'autopsia, compresi anche accertamenti tossicologici per valutare la possibile assunzione di sostanze stupefacenti.
Un presidio in ricordo di Lorena
Nelle scorse ore, intanto, Firenze ha voluto ricordare Lorena Isceri, con un'iniziativa svoltasi proprio sotto casa della vittima. La sindaca Sara Funaro, anche visto l'appello del padre della donna affinché la politica sia unita contro la violenza di genere, ha promosso un presidio in via Panciatichi, proprio dove Lorena abitava e dove giovedì è stata rapita dal suo ex. La manifestazione ha visto la partecipazione di una folla composta e commossa: in oltre mille si sono radunati, chi con un fiore, chi con una candela. Un lungo applauso ha salutato la madre di Lorena, intervenuta tra la gente. "Si sente l'affetto, vi ringrazio tutti", le parole della donna che dopo pochi minuti è rientrata nella propria abitazione. Sulla porta dell'edificio sono stati lasciati fiori, candele, striscioni e biglietti-ricordo. Tra i presenti anche le prime cittadine di Bergamo, Elena Carnevali, e di Perugia, Vittoria Ferdinandi. "Il femminicidio di Lorena Isceri è una tragedia che ha scosso l'intera città - aveva scritto su Instagram Funaro -. Non possiamo e non dobbiamo abituarci a queste tragedie, né accettare che vengano ridotte a una fatalità". "Il rischio che abbiamo nel nostro Paese, visto quanti femminicidi ci sono - ha ribadito stasera la sindaca -, è quello della normalizzazione. Invece non solo dobbiamo far sentire la nostra voce, ma partire da questi momenti per continuare a mettere in campo sempre più politiche di prevenzione, perché questi fatti non accadano più". "Il significato di questa iniziativa - ha aggiunto - è fare in modo che tutta la comunità fiorentina si stringa intorno alla famiglia di Lorena. Quello che è accaduto è una ferita per tutta la città e il Paese", "per questo abbiamo deciso di essere qui nel luogo dove lei aveva deciso di vivere".
Le ipotesi degli investigatori
Tornando alla morte della 45enne originaria della provincia di Lecce ed in attesa dell'autopsia, gli investigatori hanno finora ipotizzato che Vella possa aver premeditato tutto. E a nulla sarebbe valso il tentativo disperato di Lorena di farlo ragionare. "Federico cosa fai, ti amo, possiamo tornare insieme", alcune delle ultime parole di Lorena, registrate durante una telefonata di 20 minuti fatta dalla donna al 112 dal bagagliaio dove il 36enne l'aveva richiusa, in un momento in cui si presume avesse fermato l'auto. La stessa macchina, però è poi ripartita e ha raggiunto il viadotto da dove l'uomo ha anche scritto alla madre della donna dicendole che era morta e ha confessato per telefono cosa aveva fatto alla propria madre, che ha poi chiamato il 112.