Introduzione
Quattro opere di Antonello da Messina, il più importante pittore siciliano del Quattrocento: è questo il bottino del ‘colpo di Ferragosto’ al MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. A essere rubate sono state tre tavole su cinque appartenenti al Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. "Siamo sconvolti per quello che è accaduto, erano due delle opere più importanti e note di Antonello da Messina. Una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell'arte", ha detto la direttrice del museo regionale di Messina Marisa Mercurio.
Quello che devi sapere
Cosa sappiamo sul furto
Da quanto emerso finora, il furto è avvenuto la sera di Ferragosto mentre in piazza Duomo centinaia di devoti e curiosi rendevano omaggio alla processione della Vara: in quel momento, a 4 km di distanza dal luogo della celebrazione della Madonna Assunta, è andato in scena il colpo. Poco prima delle 22 tre o quattro persone, con il volto coperto da caschi, sono riuscite a entrare nel sito museale e a trafugare le opere dell'artista Antonello da Messina.
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La ricostruzione del colpo
Tutto sarebbe accaduto nello spazio di 2 o 3 minuti: per entrare nel giardino del museo, i ladri sarebbero passati attraverso le grate del lato che sporge sul viale Annunziata e forzando una porta si sono diretti nelle stanze dove erano custodite le opere. Il sistema d'allarme e quello di video-sorveglianza, come confermato dai vertici del museo e appurato dagli inquirenti, hanno perfettamente funzionato.
Le indagini sul furto
La Squadra Mobile di Messina e i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale stanno cercando di individuare il probabile basista che potrebbe aver agevolato il lavoro dei ladri. Dopo aver interrogato i quattro custodi in servizio la sera di Ferragosto, gli investigatori stanno confrontando le loro dichiarazioni, concentrandosi soprattutto sul funzionamento dei sistemi d'allarme e sul probabile disinserimento dell'allarme dopo il furto. Al vaglio degli inquirenti ci sono anche le immagini delle telecamere presenti nella zona del museo e lungo le strade vicine, comprese quelle dei giorni precedenti al colpo, per verificare se qualcuno possa aver effettuato sopralluoghi. Sono inoltre in corso accertamenti sulle celle telefoniche, per individuare eventuali telefoni presenti nella zona nelle ore precedenti e durante il furto ma non nei giorni precedenti. Non viene esclusa l'ipotesi che la banda non fosse locale e che fosse composta da ladri provenienti da fuori dalla Sicilia o anche dall'estero, specializzati in questo tipo di colpi. I controlli agli imbarcaderi dei privati sono proseguiti anche oggi, per verificare se nei giorni precedenti siano state notate persone sospette.
Trovato il furgone?
Nella serata del 17 agosto, intanto, è arrivata una prima svolta nelle indagini. La polizia e i carabinieri del nucleo tutela beni culturali hanno trovato un furgone che sarebbe stato utilizzato dai ladri a Ferragosto per portare via le tavole. Gli investigatori però non si sbilanciano e dopo il ritrovamento parlano di verifiche per appurare se il mezzo sia stato realmente usato dai ladri e poi abbandonato, in una zona dove non ci sono telecamere. I banditi poi sarebbero fuggiti su un altro veicolo.
La pista del mercato nero
Per gli investigatori chi ha rubato le opere di Antonello da Messina potrebbe avere agito su commissione di qualche mercante d'arte. Un furto non semplice, hanno spiegato gli inquirenti, perché si tratta di opere su tavola, dunque non avvolgibili. In ogni caso restano aperte diverse piste d’indagine, anche perché piazzare opere del genere sul mercato nero non è semplice se non si ha un piano definito a monte.
La ricostruzione degli inquirenti
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire perché sia stato così facile trafugare tavole tanto preziose e, soprattutto, perché nessuno sia intervenuto nonostante i sistemi di sicurezza fossero funzionanti. Un punto sul quale si stanno concentrando le verifiche riguarda proprio l'allarme: gli investigatori stanno confrontando le dichiarazioni della direttrice Marisa Mercurio e dei quattro custodi per capire perché, dopo l'attivazione dei sistemi, le forze dell'ordine non siano state avvisate tempestivamente. Le telecamere avrebbero inoltre ripreso le diverse fasi del furto e sono ora al vaglio degli investigatori.
L'allarme lanciato da una coppia che ha ritrovato due tavolette
I banditi hanno lasciato due delle cinque tavole del Polittico, che avevano prelevato dal museo, su un muretto, e i dipinti sono stati notati da una famiglia che ha avvertito il 112 intorno alle 21. Solo dopo questa segnalazione è scattato l'allarme, nonostante nel museo vi fossero i custodi del turno 19.30-7.30. Anche un'altra coppia di messinesi si è fermata incuriosita davanti alle opere abbandonate e ha fotografato i preziosissimi dipinti, che erano appoggiati al muretto che sostiene le alte sbarre attorno al museo lungo il viale Annunziata. Due di queste sbarre, vicino alla porta da cui sarebbero scappati i ladri, risultano allargate forse per consentire il passaggio di un uomo.
Le domande sul colpo
Dunque gli inquirenti si chiedono: non c'era nessuno dei custodi nella stanza dei controlli di sicurezza a osservare i monitor in quel momento? E perché non sono intervenuti quando è scattato l'allarme, che sarebbe stato tra l'altro disattivato da qualcuno di loro subito dopo? Forse è stato percepito come un falso allarme? I custodi del museo, inoltre, avrebbero appreso del furto solo quando le forze dell'ordine hanno bussato alla porta della struttura per capire se le due opere ritrovate sul muretto esterno appartenessero alla collezione d'arte. Gli investigatori stanno anche ricostruendo la composizione della banda: secondo una prima ipotesi sarebbe stata formata da almeno quattro persone, due entrate nel museo e altre due rimaste all'esterno, tutte con casco integrale da motociclista e magliette nere.
La reazione della città
Intanto a Messina cresce la preoccupazione per quanto accaduto al patrimonio artistico della città. Una cinquantina di cittadini si sono ritrovati sul lungomare del Ringo per manifestare dopo il furto. A farsi portavoce della protesta è stato il fumettista messinese Lelio Bonaccorso, che ha chiesto piena luce non soltanto sulle modalità con cui è stato possibile portare via le opere, ma anche sull'organizzazione della sicurezza e sulla preparazione del personale incaricato della sorveglianza. Francesco Finocchiaro, coordinatore regionale di Archeoclub d'Italia-Sicilia, ha invece denunciato la carenza di organico nel settore dei beni culturali siciliani, citando pensionamenti non compensati, turni difficili da garantire, strutture sottodimensionate e territori molto vasti affidati a pochi funzionari.
"Non sarà tollerata alcuna zona d'ombra"
La polizia ha sentito il personale come testimoni. Se ci sia stato o no un basista interno sarà accertato dalle indagini. "È stata avviata un'ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all'operato del personale addetto alla custodia", ha spiegato il governato della Sicilia, Renato Schifani. "Il sistema di allarme e video-sorveglianza ha funzionato. Non sarà tollerata alcuna zona d'ombra".
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