Carcere di Pisa, disordini al Don Bosco: cos’è successo e come è rientrata la protesta
CronacaIntroduzione
Si è conclusa senza feriti e senza l’uso della forza la protesta scoppiata ieri nel carcere Don Bosco di Pisa. La situazione è tornata sotto controllo questa mattina, intorno alle 6.30, dopo una notte di tensione durante la quale alcuni detenuti hanno preso possesso degli spazi di un reparto, impedendo l’ingresso della Polizia penitenziaria. Quattro persone sono state arrestate perché ritenute responsabili di aver incitato la rivolta. Nel corso dei disordini sarebbero stati utilizzati anche smartphone detenuti illecitamente per riprendere alcune scene e pubblicare i video sui social.
Quello che devi sapere
La protesta nella notte: cos’è successo
I disordini sono iniziati nel tardo pomeriggio di ieri, quando alcune decine di detenuti hanno dato vita a una protesta all’interno della casa circondariale. Secondo quanto emerso, un intero reparto sarebbe finito sotto il controllo dei detenuti. I detenuti hanno impedito l’ingresso della Polizia penitenziaria anche versando lungo i percorsi interni dell’olio, che, oltre a rendere i percorsi scivolosi, è facilmente infiammabile.
La protesta dopo il ritrovamento di presunte “cimici”
Secondo quanto emerso, la protesta sarebbe iniziata dopo che alcuni detenuti avrebbero scoperto all’interno delle celle alcune presunte “cimici” collocate a fini investigativi. Uno dei reclusi avrebbe quindi avviato una diretta su TikTok. Da quel momento la situazione sarebbe rapidamente degenerata, con i detenuti che avrebbero preso il controllo degli ambienti del reparto.
I video girati con smartphone detenuti illecitamente
Durante i disordini alcuni detenuti avrebbero ripreso quanto stava accadendo utilizzando smartphone posseduti illecitamente all’interno dell’istituto. Le immagini sarebbero state successivamente diffuse sui social. La presenza dei telefoni cellulari in carcere è stata criticata anche dalla Uil Fp Polizia Penitenziaria, che ha parlato di “tumulti in diretta TikTok”.
La denuncia durante la diretta sui social
Secondo una prima ricostruzione, durante una diretta sui social un detenuto di origini albanesi avrebbe denunciato il modo in cui, nelle ore precedenti, la Polizia penitenziaria avrebbe fatto uscire alcuni reclusi dalle celle. Una volta rientrati, i detenuti avrebbero scoperto la presenza di microspie e telecamere installate all’interno degli ambienti.
I diritti rivendicati dai detenuti
Nel corso della diretta sui social, alcuni detenuti sono comparsi a viso scoperto, alternando interventi in italiano e in albanese. Pur senza mostrare evidenti segni di percosse, hanno denunciato di essere “stati picchiati con i manganelli” e hanno rivendicato “il diritto di non essere spiati” e di poter parlare liberamente in cella senza il timore di essere intercettati.
L'intervento della polizia penitenziaria, quattro arresti
A riportare la situazione alla calma è stata la polizia penitenziaria, intervenuta anche con il supporto di colleghi arrivati da Firenze. Quattro persone sono state arrestate perché ritenute responsabili di aver incitato la rivolta. Non risultano, secondo le informazioni disponibili, persone ferite.
I negoziatori arrivati da Roma
Nel corso della notte al carcere Don Bosco sono arrivati anche alcuni negoziatori della Polizia penitenziaria da Roma. Il loro compito era avviare un confronto con i detenuti e convincerli a interrompere la protesta. Le interlocuzioni sono proseguite per diverse ore fino al ritorno alla normalità, avvenuto intorno alle 6.30 del mattino senza la necessità di ricorrere alla forza.
Polizia, carabinieri e ambulanza all’esterno del carcere
All’esterno dell’istituto si sono radunati decine di agenti della Polizia di Stato, carabinieri e personale della Polizia penitenziaria. Un’ambulanza del 118 si trovava inoltre all’interno della struttura. Davanti al carcere si sono riuniti anche familiari, parenti e amici dei detenuti, insieme a qualche esponente della galassia antagonista.
Uil Fp: “Non era escluso l’intervento dei gruppi speciali”
Nelle ore della protesta, Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria, aveva spiegato che non poteva essere escluso il ricorso ai gruppi speciali. Il sindacalista aveva parlato di “gravi disordini”, riferendo che nel reparto coinvolto erano presenti circa 56 detenuti. Aveva inoltre sottolineato le difficoltà legate al sovraffollamento e alla carenza di personale.
La denuncia sul sovraffollamento
“A Pisa si consumano tumulti in diretta TikTok, paradosso evidente di un sistema penitenziario da riformare profondamente al di là degli slogan”, ha riferito De Fazio. "A Pisa oltre 300 reclusi sono stipati in soli 185 posti (+64%), mentre risultano assegnati appena 185 agenti, quando ne servirebbero almeno 347 (-46%), situazione che è a dir poco precaria in condizioni normali, figurarsi quando si innescano disordini diffusi”.
Uil Fp: “Occorrono interventi urgenti”
“È di ogni evidenza che occorrono interventi urgenti e di sistema per riorganizzare l'intero apparato passando innanzitutto per il tangibile deflazionamento della densità detentiva e il compiuto potenziamento degli organici del personale", ha sottolineato De Fazio.