Scommessa Collettiva, come funzionava il gruppo che ha portato all'arresto di Adinolfi

Cronaca
©Ansa

Introduzione

Nomi diversi, ma stesse modalità operative. Secondo gli inquirenti l'obiettivo era uno solo: convincere numerosi risparmiatori a conferire denaro in un fondo destinato alle scommesse sportive, prospettando guadagni periodici, la salvaguardia dell'intero capitale investito e la possibilità di rientrare delle somme in qualsiasi momento. È questo il presunto impianto che ha dato origine all'indagine della Guardia di Finanza, sfociata negli arresti domiciliari di Mario Adinolfi, al quale vengono contestati, fra gli altri, i reati di truffa, abusiva raccolta del risparmio ed evasione fiscale. Ecco cosa sapere

Quello che devi sapere

Le modalità di adesione

L'attività, stando alla ricostruzione accusatoria, avrebbe preso forma già nel 2005. Per entrare nel circuito era sufficiente effettuare un bonifico, generalmente compreso tra 3mila e 10mila euro, sui conti correnti riconducibili ad Adinolfi. Non sarebbero stati predisposti contratti, prospetti informativi o documenti capaci di descrivere con precisione il funzionamento dell'investimento: i rapporti con gli aderenti si sarebbero sviluppati quasi esclusivamente attraverso messaggi di posta elettronica, conversazioni in chat e semplici indicazioni operative sui versamenti. Anche le causali dei bonifici sarebbero state essenziali, riportando diciture come "quota", "versamento", "Scommessa Collettiva", “Vip Coppa” oppure, nell'ultima fase, "Cristo Regna", formula che la Procura considera il naturale proseguimento delle iniziative precedenti e non un progetto distinto. Chi conferiva il proprio denaro, inoltre, non avrebbe avuto strumenti per controllarne l'effettivo impiego né per verificare le giocate effettuate, demandate interamente ad Adinolfi e a un non meglio identificato gruppo di collaboratori.

 

Per approfondire: Mario Adinolfi arrestato a Roma per truffa ed evasione fiscale: è ai domiciliari

La destinazione delle somme

Uno degli aspetti ritenuti decisivi dagli investigatori riguarda la movimentazione del denaro raccolto. Dall'esame della documentazione bancaria emergerebbe infatti che soltanto una quota residuale dei capitali sarebbe confluita nelle scommesse sportive prospettate agli aderenti. La parte prevalente avrebbe invece seguito percorsi differenti, tra trasferimenti a soggetti terzi, restituzioni parziali ad alcuni partecipanti e utilizzi destinati a esigenze personali. Negli atti dell'inchiesta vengono richiamate numerose spese considerate incompatibili con le finalità dichiarate del progetto: dall'acquisto di orologi di lusso, quadri, lingotti e monete d'oro fino a imbarcazioni, soggiorni alle Maldive e in Egitto, ristoranti e interventi di ristrutturazione. Secondo l'accusa, tali movimenti finanziari non troverebbero alcun collegamento con l'attività di investimento illustrata ai sottoscrittori.

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Il presunto meccanismo

Nella ricostruzione della Procura, il sistema avrebbe potuto reggersi grazie al continuo afflusso di nuovi partecipanti. I rimborsi ricevuti da alcuni investitori avrebbero infatti rafforzato la credibilità dell'iniziativa, favorendo ulteriori adesioni e nuovi conferimenti di denaro. Per questo gli inquirenti richiamano il possibile funzionamento di uno schema Ponzi, nel quale le somme versate dagli ultimi entrati vengono utilizzate per soddisfare le richieste di chi aveva aderito in precedenza. La vicenda aveva già attirato l'attenzione dell'opinione pubblica nei mesi scorsi, quando la trasmissione televisiva Le Iene aveva raccolto le testimonianze di diversi partecipanti che sostenevano di non aver recuperato né il capitale inizialmente investito né i rendimenti prospettati.

Il quadro accusatorio

Secondo la Procura di Roma, il presunto sistema avrebbe provocato perdite complessive per circa 5 milioni di euro a carico degli investitori, alle quali si sommerebbe un'evasione fiscale quantificata in circa 400mila euro. È sulla base di queste contestazioni che Mario Adinolfi è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Nel motivare la misura cautelare, il gip utilizza espressioni particolarmente severe, attribuendo all'indagato "scaltrezza, pervicacia e spregiudicatezza" nella pianificazione e nell'attuazione del presunto disegno criminoso.

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Le parole del Gip nell'ordinanza cautelare

Nell'ordinanza cautelare, il gip di Roma descrive Mario Adinolfi come una persona con una particolare capacità nell'occultare i flussi di denaro e nell'eludere i controlli fiscali. Pur avendo movimentato centinaia di migliaia di euro, l'indagato non risulterebbe proprietario di immobili né titolare di partecipazioni societarie, ma soltanto di un'automobile. Sono inoltre in corso accertamenti su conti esteri, tra cui uno in Lituania.

Chi è Mario Adinolfi

Giornalista, autore televisivo, conduttore radiofonico ed ex parlamentare, ma anche pokerista: queste sono solo alcune delle attività nel curriculum del 55enne Adinolfi. Dopo gli esordi nell'area della Democrazia Cristiana, è stato tra i più giovani dirigenti del Partito Popolare Italiano, per poi contribuire alla nascita del Partito Democratico, con il quale è stato eletto deputato nel 2012. Successivamente ha lasciato il Pd e, nel 2016, ha fondato il Popolo della Famiglia, formazione ispirata ai valori del Family Day e della famiglia tradizionale. Nel 2022 ha promosso la coalizione Alternativa per l'Italia, caratterizzata da posizioni critiche sulla gestione della pandemia e dall'orientamento anti-atlantista, senza ottenere risultati significativi alle elezioni. Parallelamente ha lavorato in Rai e per numerose emittenti televisive e radiofoniche, distinguendosi anche nel poker internazionale, dove tra il 2009 e il 2011 ha ottenuto alcuni dei migliori risultati della sua carriera.

 

Per approfondire: Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia. Chi è

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