Università, Italia al top per preparazione ma incapace di valorizzarla. Lo studio di Qs
CronacaIntroduzione
Il nostro Paese si conferma uno dei migliori Stati in tutto il mondo per la preparazione accademica, ma è ancora molto indietro nella capacità di trasformare il talento e le competenze acquisite durante gli studi universitari in produttività, innovazione e crescita. Se sotto il primo profilo è nona a livello globale, scivola invece fino al 41esimo posto per quanto riguarda il secondo. È uno dei divari più ampi fra quelli registrati nelle economie avanzate dal Qs World Future Skills Index 2027, pubblicato oggi, 24 giugno, da QS Quacquarelli Symonds.
Quello che devi sapere
Qs: "L’Italia fatica a tradurre competenze in crescita"
Il punto debole dell’Italia, secondo gli analisti di Qs, è quindi soprattutto la sua scarsa capacità di tradurre le competenze in produttività e crescita: la preparazione della forza lavoro è tra le note più dolenti. È qui, non nella qualità della formazione, che si gioca la partita. Le imprese chiedono competenze che le università non sempre riescono ancora a sviluppare pienamente. Si tratta di un deficit di competenze manageriali, relazionali e di leadership sempre più richieste dal mercato del lavoro. Come evidenzia Nunzio Quacquarelli, presidente e fondatore di QS Quacquarelli Symonds, il sistema italiano riesce dunque a essere forte per quanto riguarda il suo capitale umano, mentre non si può dire lo stesso per la capacità di assorbirlo nel suo tessuto economico, oltre che "di trattenerlo e di trasformarlo in innovazione".
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L’Italia 22esima tra le grandi economie europee
In generale, tra le grandi economie europee l’Italia è 22esima su 89 Paesi considerati, dietro ad esempio a Regno Unito (3), Germania (4), Spagna (9) e Francia (11).
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La sfida dell’intelligenza artificiale
ll tema assume particolare importanza in una fase in cui l'intelligenza artificiale potrebbe generare tra i 150 e i 170 miliardi di euro di valore aggiunto per l'economia italiana nel prossimo decennio. Lo studio sottolinea che i Paesi a guidare la trasformazione del mondo del lavoro - come Stati Uniti, Australia, Regno Unito e Germania - riescano a farlo non tanto perché stiano adottando l'IA più rapidamente, ma perché le loro economie sono più concentrate in professioni in cui l'intelligenza artificiale potenzia le capacità umane invece di sostituirle.
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La necessità di "trasformazione profonda" degli atenei
Alcuni sistemi universitari, come quello italiano, faticano a preparare i laureati per un mercato del lavoro in rapido mutamento, con una domanda di competenze in IA, digitali e green che cresce più velocemente di quanto i modelli formativi tradizionali riescano a comprendere. Per gli analisti di Qs non è una sfida che le università possono affrontare da sole: richiede un allineamento tra politiche, finanziamenti, governance dei curricula, agilità istituzionale e investimento delle imprese nella formazione continua. La debole correlazione tra prontezza del mercato del lavoro all'IA e offerta di competenze dei laureati indica la necessità di una trasformazione profonda degli atenei, con un adeguamento più rapido dell'offerta formativa. Infine, la portata della trasformazione guidata dall'IA nell'industria non è ancora stata assorbita dal cambiamento nell'istruzione superiore.
La fuga di cervelli dall’Italia: 1,3 milioni in 10 anni
Qs ricorda inoltre che tra il 2012 e il 2022 più di 1,3 milioni di cittadini italiani si sono trasferiti all'estero, oltre il 60% con meno di 35 anni. Solamente nel 2023 sono stati all’incirca 21mila i laureati tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese, quasi il doppio dell'anno precedente.
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Il costo della perdita dei talenti supera i 130 miliardi di euro
Per l'Italia, tra le economie Ocse con i più alti tassi di emigrazione qualificata e i più bassi tassi di rientro, il costo stimato della fuga di cervelli tra il 2011 e il 2023 supera i 130 miliardi di euro: il rischio è sostenere il costo della formazione e cederne i benefici ad altre economie.
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