Flotilla, decine di attivisti ricoverati a Istanbul. Pm di Roma valutano reato di tortura
CronacaCirca 50 persone che si trovavano a bordo delle barche della missione umanitaria diretta a Gaza si trovano negli ospedali della città turca. "Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo - hanno raccontato due attivisti fiorentini -Sappiamo dell'uso di taser su persone bagnate, di molestie sessuali, che hanno sparato sulle persone con dei pallini. Abbiamo visto gente implorare per allargare le fascette perché avevano le mani che stavano sanguinando"
Dopo aver lasciato il carcere israeliano di Ketziot, circa 50 attivisti della Flotilla sono stati ricoverati in ospedale a Istanbul, dove sono atterrati giovedì pomeriggio con tre voli charter. Intanto vanno avanti le indagini della Procura di Roma e sono stati ascoltati i primi due italiani rimpatriati: il deputato del M5S Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani. Dai loro racconti sono emersi i dettagli delle violenze subite dopo l'ultimo abbordaggio delle barche della missione umanitaria diretta a Gaza. I pm di piazzale Clodio, oltre al sequestro di persona, stanno valutando anche altri reati tra cui la tortura e la violenza sessuale.
Un italiano fra i ricoverati a Istanbul
Fra le decine di attivisti ricoverati a Istanbul c’è anche un italiano: il 69enne Ruggero Zeni. "Ci riferiscono che in tanti hanno ripotato lesioni serie e alcuni sono sotto shock", ha detto Maria Elena Delia, portavoce italiana della Gobal Sumud Flotilla. L'attivista trentino, in particolare, si trova nel nosocomio Basaksehir Cam ve Sakura, alla periferia occidentale della città sul Bosforo. "Ruggero ha avuto la possibilità di telefonare al figlio Manuel. Gli ha raccontato che è in osservazione per i postumi di un pugno al fegato sferrato inaspettatamente da un carceriere israeliano", ha detto il fratello Danilo, spiegando che "ieri sera (giovedì, ndr) non era in condizioni di affrontare il viaggio". Ma, ha aggiunto, "se continua a migliorare lunedì dovrebbe poter rientrare a Málaga, dove abita".
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Le indagini italiane
Intanto i Pm di Roma, dopo aver acquisito il video diffuso dai canali social del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, in cui si vedono gli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena, analizzeranno il filmato per verificare la presenza di italiani in quella situazione e valuteranno le parole di scherno pronunciate dal ministro. Nel frattempo il team legale italiano sta lavorando a un'integrazione alla querela depositata il 19 maggio e valuta una denuncia per tortura riguardo le condizioni in cui gli attivisti sono stati trattenuti in Israele. I legali stanno iniziando a raccogliere le testimonianze dei connazionali rientrati in Italia e, sulla base delle loro "sommarie informazioni", denunceranno alla magistratura i reati subiti.
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Gli attivisti: "Siamo stati in un campo di concentramento galleggiante"
E con il passare delle ore arrivano nuovi particolari sull'abbordaggio delle barche della missione e sulla detenzione in Israele. "Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo", sostengono gli attivisti fiorentini Dario Salvetti e Antonella Bundu. Poi raccontano: "Sappiamo dell'uso di taser su persone bagnate, al collo o sui genitali, sappiamo di molestie sessuali, che hanno sparato sulle persone con dei pallini. Abbiamo visto gente implorare per allargare le fascette perché avevano le mani che stavano sanguinando. Ci hanno sparato con il cannone ad acqua un liquido giallo per spingerci nei container con il filo spinato. Poi ti riprendono in video e sono fieri di questo". Ma i partecipanti alla missione restano determinanti: "Lo rifaremmo, non ci hanno piegati. Qualsiasi cosa abbiamo vissuto è nulla rispetto a quello che vivono ogni giorno i palestinesi".
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L'Ue apre alle sanzioni a Ben-Gvir
Sul fronte internazionale diversi Paesi membri, su iniziativa dell'Italia, hanno formalmente chiesto all'Unione europea di lavorare a una proposta di sanzioni per il ministro Ben-Gvir e l'Alto Rappresentante Kaja Kallas ha accolto la richiesta. Gli uffici del Servizio di Azione Esterna lavoreranno a una o più opzioni da qui al 15 giugno, quando il dossier finirà sul tavolo del Consiglio Affari Esteri. Tuttavia, perché si concretizzi il via libera alle misure restrittive per Ben-Gvir serve l'unanimità: al momento la Germania appare chiusa nel silenzio, la Repubblica Ceca è tra i Paesi che più si sono opposti a sanzionare in qualsiasi forma Israele e l'Ungheria non ha più Viktor Orban, ma le sue relazioni con lo Stato ebraico sono storiche. Intanto la prossima settimana saranno formalizzate le sanzioni per i coloni violenti, approvate nell'ultimo Consiglio Affari Esteri.