Unioni civili, i numeri e la situazione oggi in Italia 10 anni dopo la legge Cirinnà

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Oggi la legge Cirinnà compie 10 anni. Dopo la forte crescita registrata nei primi anni successivi all’introduzione della legge, negli ultimi anni il numero delle unioni civili si è progressivamente stabilizzato

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Oggi, 11 maggio, compie 10 anni la Legge 20 maggio 2016 n.76, nota come legge Cirinnà. Da allora, oltre 22mila coppie dello stesso sesso hanno usufruito delle unioni civili. Si tratta in maggioranza di uomini residenti nelle grandi città, ma secondo le associazioni il numero complessivo sarebbe più alto: considerando anche le trascrizioni delle unioni celebrate all’estero, le coppie coinvolte supererebbero le 30mila. La legge, in vigore dal 5 giugno 2016, ha introdotto in Italia il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, garantendo diritti e doveri simili a quelli previsti dal matrimonio civile. Restano però alcune differenze, soprattutto sul tema delle adozioni, e il matrimonio civile in Italia non è ancora aperto alle coppie dello stesso sesso. Ecco i numeri delle unioni civili e cosa è cambiato negli ultimi dieci anni.

I numeri delle unioni civili in Italia

 

Nel primo periodo successivo all’approvazione della legge si registrò un forte aumento delle unioni civili, anche perché molte coppie già insieme da anni decisero di formalizzare la propria relazione. Negli anni successivi, il numero delle registrazioni si è stabilizzato, con una maggiore concentrazione nelle grandi città del Nord e del Centro Italia. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 sono state registrate 2.936 unioni civili, in lieve calo rispetto all’anno precedente (-2,7%). Anche le rilevazioni preliminari del 2025 indicano una flessione del 3,1% nei primi nove mesi dell’anno.

 

La legge Cirinnà e il dibattito politico

 

La legge Cirinnà venne approvata nel 2016 dopo un lungo confronto politico e parlamentare. L’11 maggio di quell’anno il governo guidato da Matteo Renzi pose la fiducia sul provvedimento, considerato un passaggio decisivo per il riconoscimento delle coppie omosessuali in Italia. "Dieci anni fa era un altro mondo. Matteo Renzi ha avuto il coraggio di salvare la legge mettendo la fiducia, non era mai accaduto prima nella storia politica italiana su un testo relativo ai diritti umani. Non so quanti altri a sinistra avrebbero rischiato: se non ci fosse stato Renzi, non ci sarebbe stata la legge”, ha ricordato l'ex senatrice Monica Cirinnà, la prima firmataria della legge 76 che porta il suo nome. Cirinnà non ha dubbi su cosa abbia rappresentato quell’approvazione: “È stata la risposta a migliaia di persone che erano invisibili per la politica e per il Parlamento e invece esistevano ed erano già pienamente integrati nel nostro Paese. Abbiamo solo squarciato quel velo fatto di bigotteria, cattolicesimo estremo, omofobia e moralismo falso, in realtà abbiamo fatto solo il primo passo verso l'uguaglianza". 

 

Unione civile e matrimonio: le differenze 

 

La norma definisce l'unione civile una “specifica formazione sociale” e riconosce alle coppie dello stesso sesso diversi diritti previsti anche per il matrimonio, tra cui quelli legati all’eredità e all’assistenza reciproca. Restano però alcune differenze: nelle unioni civili non è previsto l’obbligo di fedeltà e non è consentita l’adozione congiunta. Per quanto riguarda i figli, la legge Cirinnà non prevede il riconoscimento automatico del secondo genitore nelle coppie dello stesso sesso. La cosiddetta stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del partner, non è regolata direttamente dalla norma ed è stata affrontata negli anni attraverso le decisioni dei tribunali. Durante l’iter parlamentare venne infatti eliminato dal testo l’articolo 5 dedicato alla genitorialità. "I 5 Stelle fino alla sera prima garantirono i loro voti, la mattina dopo li ritirarono. Quando hanno tradito il patto e siamo dovuti rientrare nella maggioranza, Alfano, come prezzo per i loro voti, chiese lo stralcio dell'articolo 5, cioè della genitorialità: non la voleva lui, i catto-dem del Pd e ovviamente tutte le destre”, ha ricordato Cirinnà, che ha espresso la speranza che in futuro anche l’Italia possa introdurre il matrimonio egualitario, dicendosi fiduciosa nei "meravigliosi giovani che hanno affondato il referendum della Meloni per dare una maggioranza solida a una sinistra concreta".  

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