Morti in ambulanza, spuntano nuove intercettazioni: "Vecchia, obesa e malata, può morire"

Cronaca

L'operatore della Croce Rossa Italiana è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulle morti sospette in ambulanza nel Forlivese. Gli inquirenti indagano su sei vittime, anche se per la Procura potrebbero essere otto. L'arresto riguarda la morte di una 85enne

ascolta articolo

Spuntano nuove intercettazioni su Luca Spada, l'ex operatore della Croce Rossa 27enne di Meldola (Forlì-Cesena) arrestato e indagato nell'ambito dell'inchiesta della Procura sui decessi sospetti di alcuni anziani, avvenuti nel giro di pochi mesi durante o dopo uno spostamento in ambulanza, sempre quando lui era sul mezzo di trasporto. "È vecchia, obesa e con tante patologie. Giustamente deve morire". E ancora "Lì bisogna che faccio da sponsor in quelle serate (...) per dei viaggi sereni". Sono solo alcune delle frasi, riportate da Corriere della Sera e Repubblica, delle telefonate di Spada. Ieri ne erano state diffuse altre

Gli inquirenti gli imputano sei omicidi

La misura di custodia cautelare in carcere, per omicidio aggravato, è stata disposta nei giorni scorsi dalla Gip Ilaria Rosati in relazione alla morte di una paziente, l'85enne Deanna Mambelli, avvenuta a novembre 2025. Sono cinque le aggravanti che la Procura di Forlì contesta Spada, in carcere da sabato con l'accusa di aver ucciso l'85enne Deanna Mambelli, alla quale l'indagato avrebbe iniettato aria con catetere venoso, il 25 novembre 2025. I pm imputano all'uomo gli omicidi di sei anziani e di aver agito approfittando della minorata difesa delle vittime, con violazione dei doveri di incaricato di pubblico servizio, in danno di ricoverati e di aver utilizzato un mezzo insidioso. Per l'omicidio della 85enne, oggetto della misura, i pm indicano anche la premeditazione, ipotesi che la gip Ilaria Rosati però non ravvisa. In tutto sono otto le morti ancora nel mirino della Procura.

Leggi anche

Massa, aggredito in strada cade e batte testa: muore davanti al figlio

Per i pm programmava i delitti

Secondo i pm la programmazione del delitto di Mombelli sarebbe dimostrata dal messaggio inviato da Spada a un collega il 17 novembre: "Bisogna che mercoledì 26 facciamo una lunga assieme così secchiamo qualcuno e siamo perfetti". Un proposito, per l'accusa, a cui sarebbe stato dato seguito un giorno prima del previsto. Ma per la gip si tratta di elementi che non denotano in maniera univoca una scelta programmata (peraltro realizzata, appunto, in data diversa) ma che sono del tutto compatibili sia con il maturare estemporaneo del proposito omicidiario, che con una mera preordinazione del delitto (che è cosa diversa dalla premeditazione). Il 25 novembre 2025, quando morì l'85enne, c'erano telecamere sull'ambulanza dove si trovava Spada. Dispositivi installati dopo che "fonti confidenziali dei carabinieri avevano indicato un'abnorme mortalità nei trasporti secondari affidati a questo signore", ha spiegato il procuratore di Forlì Enrico Cieri in conferenza stampa. Tuttavia nel caso di Mambelli, per il cui omicidio è stato disposto il carcere, "ahinoi la telecamera non ha funzionato, i carabinieri hanno pedinato questa ambulanza senza essere in grado di capire cosa era successo all'interno", ha ammesso il procuratore. 

Le battute con gli altri operatori della Cri

Nell'ordinanza con cui la Procura di Forlì ne ha chiesto l'arresto, ci sono scambi di battute con la compagna o con altri operatori della Croce Rossa intercalate da continui sghignazzi e risate. Spesso la discussione si chiudeva allo stesso modo: "... questa è troppo anziana, può morire". Quando un collega lo informa che hanno appena fatto un intervento e salvato un paziente lui replica: "Dio bono ma perché dovete salvare tutti? Ogni tanto qualcuno deve morire". "Sì, ma non era dei tuoi questo — replica il collega—, no lascia stare non ci facevi neanche un euro". "A Meldola — sentenzia Spada — devono morire anche quelli di Forlì". Dello stesso tenore le conversazioni con la compagna: "Oggi ho fatto due morti", esordisce Spada. E lei: "Hai fatto due morti?" "No io G... ho detto". "Bene — ribatte la compagna— gli hai lasciato il biglietto da visita?". E lui: "No, li ha fatti lui, non li ho mica fatti io". Un riferimento che fa pensare a rapporti con varie agenzie di pompe funebri. Emergerebbero contatti di Spada con i titolari di un'agenzia di Meldola. "Sono a lavorare ho appena fatto un morto". E il titolare: "Hai dato il biglietto?!!".

Leggi anche

Omicidio Giacomo Bongiorni a Massa, chi sono i tre aggressori fermati

La testimonianza di una collega: "Non usuale che soccorritore abbia bisturi e siringa"

Tra gli elementi che hanno portato all'arresto di Spada anche la testimonianza di una collega che parla dei presidi sanitari dei quali faceva uso in ambulanza. La testimone si sarebbe detta "esterrefatta poiché non è assolutamente usuale che un soccorritore abbia al seguito un bisturi e una siringa, ipotizzando che l'indagato, durante il trasporto dei pazienti e nel momento in cui rimaneva da solo si fosse servito della siringa per insufflare aria attraverso l'accesso venoso". 

Approfondimento

Omicidio Massa, tra famiglia e calcio: chi era Giacomo Bongiorni

Il procuratore di Forlì: "Un solo indagato, movente non lo sappiamo"

"C'è un solo indagato, non ci sono altre persone", ha confermato il procuratore di Forlì Enrico Cieri. Il movente "non lo sappiamo, costituirà oggetto di successivi accertamenti". L'indagato "aveva rapporti con imprese di onoranze funebri, ne fa menzione anche lui". E dopo l'arresto è stata sequestrata una divisa, in un'agenzia funebre, che però non ha trattato nessuno dei morti contestati. "Un amico e collega lo indica come socio, a noi non risulta". Le frasi intercettate "fanno parte del contesto". "L'indagine non è terminata, statisticamente siamo di fronte ad un unicum", ha aggiunto il comandante provinciale di Forlì-Cesena, colonnello Gianluigi Di Pilato. Oltre ai sei attualmente contestati, "stiamo cercando di capire se altri casi sono sovrapponibili, per la presenza dell'uomo" nei mezzi di soccorso. "Ci ripromettiamo - ha confermato il procuratore Enrico Cieri - di verificare se le cartelle cliniche offrano la possibilità di interpretare la causa della morte". Anche se "questo tipo di modalità è difficile da accertare": la possibilità di verificare l'insufflazione di aria, attraverso accesso venoso "si fonda sull'immediatezza dell'autopsia, l'aria svanisce nel tempo". Anche per questo il procuratore ha detto che per il momento sembrano escluse riesumazioni di salme di casi sospetti, "sarebbero inutili".

Cronaca: i più letti