Sarebbero morti nel crollo del casale mentre stavano fabbricando una bomba artigianale al Parco degli Acquedotti. Gli investigatori seguono la pista anarchica per le due vittime: Mercogliano e Ardizzone sarebbero legati al gruppo di Alfredo Cospito
Sarebbero morti nel crollo del casale mentre stavano fabbricando una bomba artigianale al Parco degli Acquedotti, a Roma, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, le due vittime trovate ieri mattina nell’edificio diroccato. Gli investigatori stanno seguendo la pista anarchica: i due, infatti, sarebbero legati al gruppo di Alfredo Cospito, l’anarco-insurrezionalista detenuto al 41 bis. Dalle prime verifiche della polizia sembra che i due stessero fabbricando un ordigno artigianale. Tra le piste al vaglio anche che l'esplosivo potesse servire a rilanciare la campagna a favore di Cospito, in vista della scadenza a maggio del decreto applicativo del 41bis della durata di 4 anni, o per nuove azioni lungo la rete ferroviaria, già colpita a febbraio da diversi sabotaggi di matrice anarchica alla linea ad Alta Velocità in occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina (LE PISTE CHE STANNO SEGUENDO GLI INQUIRENTI: TUTTE LE NEWS).
Le indagini: inquirenti al lavoro su rete anarchica
Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti dell’accaduto. Resta da capire se i due fossero arrivati nel casale del Sellaretto solo il giorno dell’esplosione, avvenuta probabilmente nella sera del 19 marzo, o se vi si trovassero già da tempo. Sotto esame anche i loro ultimi contatti. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine coordinato dal pool antiterrorismo. Si indaga in queste ore sulla rete anarchica, che conta appartenenti in diverse città italiane. Nella notte sono state effettuate cinque perquisizioni da parte della Digos di Roma nei confronti di appartamenti alla galassia anarchica. Gli agenti hanno sequestrato vario materiale di area anarchica, ora al vaglio degli investigatori, ma che non sarebbe attinente all'episodio. Ascoltate due persone riconducibili allo stesso contesto, che al momento non risulterebbero collegati all'azione che i due intendevano mettere in atto. Potrebbero arrivare dalla natura dell'ordigno che stavano costruendo alcune risposte sul tipo di azione che Mercogliano e Ardizzone intendevano mettere in atto. Le verifiche si concentreranno, in particolare, sul tipo di esplosivo usato per assemblare la bomba. Verrà stabilito se si tratta di una sostanza che si trova in commercio o di esplosivo utilizzato nelle cave. La presenza di chiodi, ritrovati durante i rilievi, farebbero ipotizzare a una sorta di “salto di qualità” rispetto a un'azione dimostrativa. Intanto, al Viminale è stato convocato per oggi il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, nel quale probabilmente si parlerà anche dei rischi legati ai movimenti anarchici, definiti nella relazione annuale dell'intelligence la minaccia più concreta per il nostro paese.
Chi era Alessandro Mercogliano
Alessandro Mercogliano, 53 anni, era una figura già nota agli inquirenti. Nel 2012 fu indagato a Genova nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato ad Alfredo Adinolfi, manager di Ansaldo Energia, gambizzato da Alfredo Cospito e Nicola Gai. Secondo gli investigatori della Digos, coordinati dai pm Nicola Piacente - oggi procuratore capo di Genova - e Silvio Franz, Mercogliano sarebbe stato coinvolto nella fase preparatoria dell'azione: in particolare, gli venne attribuito il furto dello scooter utilizzato dal commando. Le analisi dei tabulati telefonici collocavano Cospito, Gai e Mercogliano a Torino prima che venisse compiuto l'attentato, con i telefoni spenti nelle ore in cui, a Serra Riccò, venne rubato il motorino poi impiegato nell'agguato. I dispositivi risultarono riaccesi il giorno successivo a Bordighera, dove Cospito risiedeva. Nonostante gli elementi investigativi, la posizione di Mercogliano fu successivamente archiviata. Il suo nome è riemerso negli anni successivi quando fu processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Fu uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di “azioni dirette” (dagli ordigni ai plichi esplosivi) contro politici, giornalisti, forze dell'ordine. In quell’occasione fu condannato a cinque anni, mentre ad Alfredo Cospito ne furono inflitti venti.
Chi era Sara Ardizzone
Sara Ardizzone, invece, era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell'ambito dell'inchiesta Sibilla. In aula, in sede di udienza preliminare, aveva letto un lungo scritto: "Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d'ogni altro Stato”. Ardizzone viveva da anni in una piccola frazione del comune umbro di Sant’Anatolia di Narco. Secondo quanto riferito dal sindaco del centro umbro Tullio Fibraroli all’Ansa, “Era solitaria e in paese praticamente nessuno la conosceva, nemmeno i vicini”. Sembra che Sara Ardizzone vedesse comunque di tanto in tanto alcune persone che arrivavano a casa sua da fuori.