Per le due vittime trovate in un edificio diroccato al Parco degli Acquedotti si segue la pista anarchica. Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone erano infatti legati al gruppo di Alfredo Cospito, l'anarco-insurrezionalista detenuto al 41 bis. Dalle prime verifiche sembra che i due stessero fabbricando un ordigno artigianale. Sotto la lente logistica ed eventuale filiera che ha fornito esplosivo
Dopo la morte di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone avvenuta nel crollo di un casale nel parco degli Acquedotti a Roma, gli inquirenti stanno indagando sulla rete anarchica che conta appartenenti in diverse città italiane. I due, legati al gruppo di Alfredo Cospito, l'anarco-insurrezionalista detenuto al 41 bis, sono morti in seguito a una deflagrazione che ha causato il cedimento del tetto di un casolare abbandonato. Per gli investigatori sono stati proprio loro a causare l’esplosione probabilmente mentre assemblavano un ordigno artigianale. Oggi al Viminale si è svolta la riunione del Comitato di Analisi Strategica antiterrorismo, presieduta dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi alla presenza dei vertici delle forze di polizia e dell'intelligence. Una pista presa in considerazione, alla luce del tipo di ordigno esploso, è che l'obiettivo potesse essere un luogo vicino al parco degli Acquedotti.
Le perquisizioni
La scorsa notte la Digos della Capitale ha effettuato cinque perquisizioni nei confronti di appartamenti a quella galassia. Gli agenti hanno sequestrato vario materiale di area anarchica, ma che non sarebbe attinente all'episodio. Ascoltate due persone riconducibili allo stesso contesto, che al momento non risulterebbero collegate all'azione che i due intendevano mettere in atto. Chi indaga è al lavoro sulla logistica, in particolare sul perché avevano scelto quel casale, e sull'eventuale filiera che ha fornito l'esplosivo. La bomba sarebbe stata realizzata con fertilizzante e un innesco, per questo considerata poco 'stabile' per il trasporto.
Si indaga sull’obiettivo
Gli investigatori sono al lavoro, inoltre, per individuare l'obiettivo dell'azione che i due intendevano mettere in campo. Sotto la lente i vari temi di "lotta" degli anarchici. La pista principale sembrerebbe un rilancio della campagna per Cospito, ma non si sottovaluterebbe ad ampio raggio anche l'attenzione a strutture come i Cpr, il contesto geopolitico e degli armamenti come anche il tema antigovernativo, senza trascurare la vicinanza con il referendum, il tema tecnologico e della globalizzazione. O ancora per nuove azioni lungo la rete ferroviaria, già colpita a febbraio da diversi sabotaggi di matrice anarchica alla linea ad Alta Velocità in occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. Gli investigatori, che indagano a 360 gradi, stanno valutando possibili obiettivi nel quadrante Sud-Est di Roma, tra questi la vicina linea ferroviaria e il Polo Tuscolano, il più importante e strategico della polizia. Ipotesi su cui si lavora in queste ore ma che al momento non hanno trovato riscontri certi. Nel casolare infatti non sono stati trovate mappe o documenti con l’indicazione dell’obiettivo.
Vedi anche
Roma, chi erano Ardizzone e Mercogliano morti nel crollo del casolare
Verifiche sull'esplosivo
Le verifiche si stanno concentrando sul tipo di esplosivo usato per assemblare la bomba e capire quindi la portata. In particolare verrà stabilito se si tratta di una sostanza che si trova in commercio o di esplosivo utilizzato nelle cave. La presenza di chiodi, ritrovati durante i rilievi, farebbe ipotizzare una sorta di 'salto di qualità' rispetto a un'azione dimostrativa. A quanto apprende l’Adnkronos, l’ordigno che stavano preparando i due anarchici era abbastanza voluminoso, difficile da nascondere in una borsa, e quindi non facilmente trasportabile. Inoltre si tratterebbe di un una tipologia che in genere viene preparata e utilizzata in tempi brevi. Elementi che fanno presumere a chi indaga che l’intenzione fosse quella di utilizzarlo quanto prima e in un raggio ristretto. Ad avvalorare questa ipotesi c’è anche il fatto che il casolare scelto dagli anarchici non si trova in una zona isolata ma in un parco molto frequentato, un luogo dove non sarebbe stato possibile rimanere per tanto tempo.
I compagni: "Contro il sistema anche violenza rivoluzionaria"
Serve "l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema", anche "la violenza rivoluzionaria". Così gli anarchici valtellinesi in un comunicato riportato sul sito dell'emittente antagonista Radio Onda d'Urto, all'interno di un post in cui si parla di Mercogliano e Ardizzone e delle perquisizioni effettuate nella notte. Il post ricorda anche la dichiarazione fatta dalla Ardizzone, nel corso dell’udienza preliminare dell’inchiesta Sibilla, chiusa il 15 gennaio 2025 per non luogo a procedere nei confronti di 12 imputati, tra cui proprio la Ardizzone, in merito alla pubblicazione della rivista anarchica Vetriolo. "Sandrone e Sara - si legge nel comunicato firmato 'Individualità anarchiche e antiautoritari di Valtellina' - li abbiamo conosciuti nelle assemblee e nei campeggi, dove si parlava di anarchia, solidarietà, carcere, del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo. Non ci interessa sapere nello specifico cosa sia successo in quel casolare dove han trovato la morte. Sappiamo per certo che nel loro cuore c’era quell’idea di libertà e anarchia che sentiamo anche noi, sappiamo per certo che in questo mondo dove la guerra fa sempre più vittime innocenti, per agire contro di essa serva anche la violenza rivoluzionaria. Di fronte ad un presente inondato di bombardamenti su ospedali, scuole, mercati e abitazioni civili, di guerre e genocidi in nome del denaro e del potere, crediamo sia necessaria l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema".