Russia alla Biennale di Venezia, Brugnaro: “Se Mosca fa propaganda chiudiamo Padiglione”

Cronaca
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Resta alta la tensione tra il governo e la Fondazione Biennale, per la scelta di far partecipare anche la Federazione russa. Il ministro della Cultura Giuli non ha partecipato all'evento di presentazione del nuovo Padiglione centrale, mentre il Mic esamina la corrispondenza tra l'ente veneziano e le istituzioni del Cremlino per appurare eventuali violazioni

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Se il governo russo facesse “propaganda” tramite la sua esposizione alla prossima Biennale di Venezia, in programma dal 9 maggio, “saremmo noi i primi a chiudere il Padiglione". Così il sindaco del capoluogo veneto, Luigi Brugnaro, cerca di spegnere i toni della polemica per la scelta di ammettere tra gli Stati espositori anche la Russia. All’evento di presentazione del nuovo Padiglione centrale, Brugnaro ha ricordato di essere “filo-ucraino” e di aver gemellato Venezia con la città di Odessa, ribadendo che “la Russia è l'aggressore”. Difende però la scelta della Fondazione Biennale: “Noi non siamo in guerra col popolo russo e l'arte è aperta. Siamo sempre stati una città aperta e democratica. Noi ai popoli dobbiamo rispetto, e dobbiamo continuare sulla linea della diplomazia e dell'apertura, perché la pace si crea così". 

Fondazione Biennale invia le carte della corrispondenza con la Russia al governo

Lo strappo politico però resta, con il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che non ha partecipato alla presentazione del Padiglione centrale, inviando in rappresentanza il vice capo di gabinetto, Valerio Sarcone. Dall’evento, Brugnaro ha “salutato” Giuli, pur sottolineando di avere avuto “visioni diverse”. La Fondazione negli scorsi giorni ha comunque annunciato di aver inviato tutte le carte chieste dal ministero della Cultura in merito alla partecipazione della Russia, ribadendo che "nessuna norma è stata violata e che le sanzioni verso la Federazione Russa sono state rispettate integralmente come da nostro dovere". Verrà esaminata in particolare la corrispondenza con le autorità di Mosca, per capire in che modo sono state definite l'organizzazione e la gestione della performance degli artisti. La Biennale ha sempre sostenuto di aver semplicemente preso atto della comunicazione arrivata da Mosca, che avrebbe chiesto, come da prassi, di partecipare alle mostre in quanto proprietaria di un padiglione.

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Cosa può succedere

Alla maggioranza, tranne che alla Lega di Matteo Salvini, la presenza della Russia continua comunque a non piacere. Anche se il ministro Giuli, prima di chiedere l’invio delle carte e le dimissioni della rappresentante del Ministero nel Cda dell’ente veneziano, Tamara Gregoretti, aveva ribadito che il governo è tenuto a rispettare l’autonomia della Biennale. Diverse indiscrezioni indicano però che a Roma si starebbe pensando a varie ipotesi per bloccare la partecipazione russa, tra cui il commissariamento, a cui secondo alcune ricostruzioni si potrebbe far ricorso nel caso in cui si accerti la violazione del quadro sanzionatorio. Si è parlato anche del congelamento del padiglione russo e di un intervento che impedisca agli artisti di entrare in Italia.   

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