Biennale Venezia, Giuli chiede dimissioni Gregoretti: "Ha dato ok a partecipazione Russia"
CronacaIl ministro della Cultura chiede alla rappresentante del ministero nel Cda della Fondazione Biennale di lasciare il suo incarico: "Non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa né di essersi espressa a favore". La diretta interessata: "Sono serena e non ho intenzione di dimettermi"
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto di dimettersi alla rappresentante del ministero nel Cda della Biennale di Venezia, Tamara Gregoretti, perché “non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione”. Per questo, si legge in una nota del ministero, “è venuto meno il rapporto di fiducia” alla base dell’incarico di Gregoretti. Lei risponde: "Sono serana e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell'autonomia dell'istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di Amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono".
Ue: "Verificheremo se Biennale ha violato accordi di sovvenzione"
La questione ha creato non poche polemiche ed è finita anche sotto la lente della Commissione europea, che ha condannato la decisione di far partecipare la Russia e ha ventilato l’ipotesi che possa essere sospesa la sovvenzione di due milioni (spalmata in un periodo di tre anni) che la Fondazione riceve nell'ambito del programma europeo Creative Europe Media. “Ogni volta che si stipula un accordo di sovvenzione, i beneficiari devono rispettare diverse disposizioni stabilite nel singolo accordo. Quali sono queste disposizioni? Ci sono standard etici che devono essere rispettati, valori dell'Ue, norme dell'Ue, ecc. Quindi, ciò che potrebbe potenzialmente accadere è che esaminiamo questo accordo di sovvenzione. Verifichiamo che tutto sia rispettato e, in caso di violazione, la Commissione sospende o risolve il contratto", ha detto il portavoce della Commissione Thomas Regnier.
Mollicone: "In padiglione russo, come iraniano, solo arte di Stato e non espressione libera"
Prima che il ministro Giuli chiedesse le dimissioni di Gregoretti, il presidente della commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, aveva espresso la speranza di “un ripensamento della Biennale sulla presenza del padiglione russo”, perché – come detto anche da Giuli – “in quel padiglione, come in quello iraniano, non ci potrebbe essere espressione libera d'arte ma solo arte di Stato".
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La polemica politica
Il caso tiene banco anche in un più ampio dibattito politico. Riccardo Magi, segretario di +Europa, è duro: "La figuraccia del governo sulla Biennale è un capolavoro d'arte". Irene Manzi, capogruppo dei dem in commissione Cultura alla Camera, parla di una "gestiona caotica" da parte di Giuli e Mollicone, mentre gli esponenti Cinque Stelle esprimono con convinzione la necessità di "includere in questa edizione tutti i Paesi, inclusa la Russia". Il vicepremier Matteo Salvini annuncia che a maggio sarà alla Biennale e sottolinea: "La cultura - così come lo sport - esprime un messaggio universale di unione. Così come è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso". Simile la posizione dell'ex governatore e presidente del Consiglio regionale Veneto Luca Zaia afferma: "Si condanna la guerra ma non si censura la cultura".
Nessun commento da Buttafuoco
Nessun commento dal presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. La posizione ufficiale rimane dunque quella già espressa alla presentazione del Padiglione Italiano, lo scorso 10 marzo, quando aveva rivendicato "l'autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della Fondazione". Anche la stessa Biennale nei giorni scorsi aveva ricordato che "sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana che chiedono autonomamente di partecipare alle mostre, con semplice comunicazione qualora il Paese sia proprietario di un Padiglione ai Giardini, come nel caso della Russia".