L’ultima partecipazione ufficiale di Mosca all’Esposizione risale al 2019. Dopo la condanna da parte della Commissione Europea e dell'Ucraina, sono diversi i paesi firmatari di una lettera indirizzata al Direttore dell'Esposizione Buttafuoco
È polemica sulla partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia ma, come è stato precisato nei giorni scorsi in una nota della Fondazione, “sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana che chiedono autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale, con semplice comunicazione qualora il Paese sia proprietario di un Padiglione ai Giardini, come nel caso della Russia”. Ventidue paesi dell'Unione Europea firmano una lettera indirazzata al direttore della Biennale condannando la scelta: "La cultura non è separata dalle realtà sociali e politiche, ma contribuisce a plasmare il modo in cui le persone comprendono il mondo, ciò a cui attribuiscono valore e come scelgono di agire” si legge.
La lettera a Buttafuoco
Ventidue Paesi europei hanno firmato una lettera indirizzata al presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, e ai membri del Consiglio di amministrazione per esprimere la loro contrarietà alla partecipazione della Russia, attraverso una mostra allestita nel proprio padiglione nazionale, alla Biennale Arte in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026. Nel documento, sottoscritto da ministri della Cultura e degli Affari esteri, i firmatari affermano di voler ribadire il proprio impegno nei confronti dei “comuni valori europei - libertà artistica e libertà di espressione, e rispetto della dignità umana”, ricordando come la Biennale di Venezia rappresenti da oltre un secolo “una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo”. La lettera, anticipata dall'Adnkronos, sottolinea come la cultura non sia separata dalle realtà sociali e politiche, ma contribuisca a “plasmare il modo in cui le persone comprendono il mondo, ciò a cui attribuiscono valore e come scelgono di agire”.
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L’ultima partecipazione della Russia alla Biennale nel 2019
“La Russia ha comunicato alla Biennale, per il tramite del suo Commissario, la sua partecipazione alla sessantunesima Esposizione” si legge nella nota della Fondazione. “La Biennale ha preso atto della comunicazione e non impedisce a nessun Paese di partecipare a tali mostre”. La Russia non partecipa ufficialmente all'Esposizione dal 2019. Nel 2022 il padiglione russo fu chiuso al pubblico dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Due anni dopo, nel 2024, lo spazio riaprì ma ospitò una mostra della Bolivia, Paese che mantiene relazioni diplomatiche con Mosca.
Le contestazioni dell’Ucraina
Proteste anche dal governo ucraino, che ha diffuso una dura dichiarazione in cui invita la Biennale a escludere la partecipazione russa dall’edizione del 2026. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha affermato che una delle piattaforme artistiche più autorevoli al mondo “non deve diventare un palcoscenico per ripulire l’immagine dei crimini di guerra che la Russia continua a commettere ogni giorno contro il popolo ucraino e il suo patrimonio culturale”. Nel messaggio pubblicato sui social, Sybiha ha accusato Mosca di utilizzare apertamente la cultura come strumento di influenza politica e ha criticato la Biennale per quello che considera un passo indietro rispetto al sostegno espresso in passato all’Ucraina. Il riferimento è all’edizione del 2022, quando l’istituzione veneziana ospitò ai Giardini un’installazione dedicata all’Ucraina e condannò esplicitamente quella che definì una “brutale invasione da parte del governo russo”.
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La condanna dell'Ue
“Condanniamo fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla sessantunesima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia del 2026". Lo dichiarano in una nota la vicepresidente della Commissione Ue Henna Virkkunen e il commissario Ue alla Cultura Glenn Micallef, specificando che la decisione "non è compatibile con la risposta collettiva dell'Ue alla brutale aggressione della Russia". "Se la fondazione Biennale dovesse andare avanti con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, esamineremo ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell'Ue in corso alla Fondazione Biennale".
L’arte non deve escludere, deve far dialogare
L'edizione 2026 della Biennale Arte, ha sostenuto Buttafuoco in un'intervista alla Repubblica, offrirà una “tregua” al mondo in fiamme. "Noi pensiamo che dove c'è arte ci sia dialettica". Quanto al ritorno della Russia alla Biennale Arte, Buttafuoco ha spiegato nei giorni scorsi: "La Russia è proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914 ed è stata assente dal 2022. Ho chiesto ai miei collaboratori di accompagnare le giornate della mostra con inviti a personalità provenienti da tutte le zone di guerra, per raccontarci l'altro punto di vista. Noi ragioniamo sui fatti. Basta con appelli, firme, schemi da anni Settanta. Ci muoviamo con l'arte, e l'arte si misura con i fatti. La Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta, sia con le vecchie sia con le nuove geografie".