L'identità contesa tra la famiglie Bruneri e Canella, tra enigmi, l'intervento del fascismo e sospetti sullo zar. Il primo caso mediatico della storia italiana
"Ricoverato il giorno 10 marzo 1926 nel Manicomio di Torino (Casa Collegno). Nulla è in condizioni di dire sul proprio nome, sul paese di origine, sulla professione. Parla correttamente l'italiano. Si rileva persona colta e distinta dell'età apparente di anni 45". Con queste poche righe, annotate cento anni fa nel chiostro della Certosa Reale di Collegno, prende avvio uno dei casi più misteriosi e discussi della storia italiana: quello dello Smemorato di Collegno.
L'arresto e il trasferimento in manicomio
La vicenda comincia la mattina del 10 marzo 1926. In piazza San Carlo, a Torino, un uomo viene arrestato per furto. In Questura inizia a sbattere la testa contro il muro e a comportarsi in modo tale da rendere necessario il ricovero in manicomio: sostiene di non ricordare nulla. Da qui parte un annuncio sui giornali e la risposta di due famiglie che rivendicano entrambe la sua identità: i Bruneri e i Canella.
Un caso mediatico senza precedenti
L'uomo diventa presto un enigma nazionale, tanto da ispirare anche un celebre film con Totò e Macario. La giustizia lo identificherà come Mario Bruneri, ma lui continuerà a dichiararsi Giulio Canella fino alla fine dei suoi giorni. È il primo grande caso mediatico d'Italia, che ancora oggi solleva interrogativi.
Le ipotesi e i misteri irrisolti
Alcuni indizi dell'epoca, racconta il collegnese e collezionista Roberto Dosio, "fanno supporre che quel 10 marzo sia entrato in realtà a Collegno lo zar di Russia. Un po' per il suo atteggiamento autorevole, un po' perché impiega un anno a riprendersi e capire dove si trovasse". Inusuale anche la scelta di pubblicare sulla Domenica del Corriere un annuncio con il suo ritratto di profilo, invitando chiunque lo riconoscesse a farsi avanti. La famiglia Canella risponde, inizialmente scettica. "Solo in un secondo momento Giulia Canella, alla ricerca del marito eroe di guerra, si lascia convincere. E, cosa mai accaduta prima, il Tribunale permette allo Smemorato di raggiungere questa famiglia a Verona", continua Dosio.
Il peso della perizia psichiatrica
Secondo il racconto di Dosio, la famiglia Bruneri viene coinvolta solo in seguito e rifiuta di riconoscere in quell'uomo il marito Mario, già arrestato due volte e a rischio di carcere. Intanto l'Italia si appassiona: un uomo con due famiglie, migliaia di reduci dispersi dopo la Grande Guerra, donne che sperano nel ritorno dei propri cari. E un regime fascista che sfrutta il clamore per distogliere l'attenzione dall'omicidio Matteotti. Il caso diventa così centrale che, per la prima volta, una perizia psichiatrica pesa più di ogni altro elemento processuale. Lo Smemorato viene osservato, controllato, spiato. Le note dell'epoca lo descrivono come un uomo distinto e colto. Ma per lo Stato resta Mario Bruneri, accusato di aver recitato una parte.
L'amnistia e il trasferimento in Brasile
Nel 1932, con l'amnistia per il decennale della Marcia su Roma, lo Smemorato viene scarcerato insieme a circa duemila detenuti. Con la famiglia Canella si trasferisce in Brasile, dove vivrà il resto della sua vita. Anni dopo, i familiari chiederanno all'Italia di riaprire il caso.
Un secolo dopo
A cento anni dai fatti, Collegno torna a raccontare la vicenda nei luoghi dell'ex manicomio, oggi trasformato in un parco della memoria e della cultura. Una grande mostra esporrà il materiale raccolto da Roberto Dosio, comprese immagini inedite. A giugno arriverà Carlo Lucarelli per un evento della Collegno Fol Fest. Sono previste passeggiate tra i portici storici e l'invito alle famiglie Bruneri e Canella. "La storia dello Smemorato non appartiene solo al passato - osserva il sindaco di Collegno Matteo Cavallone -. "Continua a parlarci di identità, diritti, fragilità e dignità. Celebrare questo centenario significa riconoscere il valore della memoria come strumento di consapevolezza e di futuro".