Difesa, in arrivo la riforma: esercito potenziato e 15mila riservisti stabili. Le novità
CronacaIntroduzione
Da qui al 2040 l’organico militare italiano potrebbe crescere in modo significativo, con almeno centomila effettivi aggiuntivi rispetto alle consistenze attuali. Il progetto, portato avanti da un gruppo di studio istituito dal ministro Guido Crosetto, punta a un’espansione graduale accompagnata da nuove campagne di reclutamento e da una revisione complessiva dei meccanismi di arruolamento, così da rendere le forze armate numericamente più solide e pronte ad affrontare scenari complessi. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Il ritorno di una struttura “di riserva” organizzata
Accanto al personale in servizio, la riforma introduce una riserva stabile di circa 15mila unità, ottenuta recuperando e aggiornando le infrastrutture che un tempo sostenevano la leva obbligatoria: visite sanitarie, percorsi di preparazione, sistemi amministrativi e la possibilità di periodi di ferma annuale, inizialmente su base volontaria. L’obiettivo è ricostruire un bacino immediatamente mobilitabile in caso di crisi o emergenze nazionali.
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Nasce il ramo dedicato alla cybersicurezza
Tra le innovazioni più rilevanti figura la creazione di una vera e propria “quarta forza”, specializzata nella difesa digitale. Questo nuovo comparto potrà integrare anche esperti civili altamente qualificati, senza necessariamente inquadrarli nei ruoli militari tradizionali, per rispondere alle minacce tecnologiche e informatiche che caratterizzano i conflitti contemporanei.
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Il lavoro del comitato strategico
A un mese dall’avvio delle attività, il comitato strategico ha concluso i documenti preparatori destinati a confluire nel disegno di legge di riorganizzazione dello strumento militare. Come racconta Repubblica, l’intervento segue la linea indicata dal ministro Crosetto ed è pensato per adeguare difesa e capacità di risposta al mutato quadro geopolitico, rafforzando resilienza ed efficacia complessiva. La presentazione del provvedimento è attesa entro marzo, con il successivo passaggio parlamentare già preceduto dal coinvolgimento delle stesse forze armate.
Tre direttrici per ridisegnare il modello
Secondo quanto si legge nella bozza, la riforma dovrebbe svilupparsi lungo tre assi principali: incremento degli effettivi, introduzione di una riserva permanente oltre al reclutamento volontario e ricostruzione delle strutture necessarie a una mobilitazione rapida. Il modello delineato mira a raggiungere una forza complessiva di circa 275mila unità tra esercito, marina e aeronautica, includendo personale sia in servizio continuativo sia con ferma prefissata, oltre ai 15mila appartenenti alla riserva operativa.
Una riserva sempre pronta e incentivata
La riserva stabile non rappresenterà soltanto un elenco di richiamabili, ma sarà sostenuto da incentivi economici e monitoraggi sanitari costanti. Ne faranno parte militari non attualmente impiegati in compiti operativi e personale già congedato, vincolato a una permanenza quinquennale prorogabile su richiesta. Per mantenere l’efficienza, sono previsti richiami addestrativi annuali finalizzati a conservare capacità e prontezza.
Reclutamento volontario anche tra i civili
Parallelamente sarà attivato un canale di arruolamento rivolto a cittadini tra i 25 e i 35 anni, con una ferma iniziale di dodici mesi rinnovabile per un ulteriore anno. Tra le novità compare anche l’apertura a stranieri regolarmente residenti in Italia, che potranno partecipare a periodi di servizio volontario. Il compenso previsto dovrebbe aggirarsi attorno ai 6mila euro lordi annui.
Più personale anche nell’Arma dei Carabinieri
Il progetto comprende un rafforzamento degli organici dell'Arma dei Carabinieri, con un aumento strutturale di circa 2.600 unità e un programma straordinario di assunzioni che, nel tempo, potrebbe portare all’ingresso di ulteriori 7.600 persone. Un aiuto concreto a un corpo che più ha lamentato carenze di organico e che di recente ha stimato una lacuna di oltre diecimila carabinieri: un deficit che "condiziona le unità operative di tutte le organizzazioni funzionali". A segnalare l'urgenza è stato il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, che confida nel progetto del governo. Il contingente di volontari potrebbe quindi sopperire all'assenza di "quasi 10.200 unità, corrispondente a circa l'8,5% della forza prevista dalla legge", ha spiegato Luongo in occasione dell'inaugurazione a Roma dell'anno accademico della Scuola ufficiali, ricordando che oggi per i militari il "carico di lavoro è già molto rilevante e in tendenziale crescita". Il buco di personale, sottolinea il generale, "nasce negli anni passati a seguito del blocco del turnover disposto in tempo di spending review".
L’impatto economico dell’operazione
L’espansione complessiva, dalle attuali circa 170mila unità fino alla soglia prevista di 275mila, comporterà un impegno finanziario rilevante. A regime, il costo delle nuove assunzioni viene stimato intorno ai 7 miliardi di euro, con la spesa totale per la difesa destinata a salire dagli attuali 8 miliardi a circa 15 miliardi annui. Una scelta che riflette la volontà di investire in modo strutturale sulla sicurezza e sull’adattamento delle capacità militari alle sfide del prossimo futuro.
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