Stop alla carne di cavallo, in Senato la proposta di legge bipartisan: cosa prevede

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Se approvata, la norma segnerebbe la fine della macellazione di cavalli, asini, muli e bardotti perché verrebbe loro riconosciuto lo status giuridico di “Non Dpa” ovvero “non destinati alla produzione alimentare”

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Vietare la macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti perché riconosciuti come animali da affezione e quindi giuridicamente non destinati alla produzione alimentare (No Dpa). È questa una delle nuove proposte di legge bipartisan approdata in Senato e che presto verrà discussa. L’iniziativa è firmata dalle deputate Susanna Cherchi del Movimento Cinque Stelle e da Luna Zanella di Avs, con una proposta analoga sostenuta anche da Michele Brambilla di Noi Moderati. 

Cosa prevede la proposta

La proposta presentata, appena incardinata in commissione Ambiente a Palazzo Madama, introduce sanzioni pecuniarie e penali qualora il divieto di macellazione non venisse rispettato: reclusione da 3 anni a 3 mesi e multe fino a 100 mila euro per chi alleva equidi con tali finalità. Pena che si inasprisce di un terzo nel caso le carni siano effettivamente immesse in commercio. Se approvata, gli animali interessati dovrebbero essere registrati e identificati attraverso un microchip entro due mesi dall’entrata in vigore della norma per tracciare ogni animale. 

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Supportare gli allevatori a convertire l’attività: “in Italia il consumo di carne equina è circoscritto”

Affinché gli allevatori possano ricevere un adeguato supporto per riconvertire la loro attività attraverso alternative, come centri di recupero o turismo equestre, l’iniziativa proposta prevede anche lo stanziamento di un fondo da sei milioni di euro. Oggi l’Italia, si legge nell’ultimo Report redatto da Animal Equity Italia, è ai primi posti in Europa per consumo di carne di cavallo, con circa 17.000 equidi macellati nel 2024 e detiene il primato a livello mondiale per numero di importazioni. Nonostante questi numeri, un sondaggio condotto sempre dalla Ong in collaborazione con Ipsos, su un campione rappresentativo di 40 milioni di italiani, mostra che il consumo di carne equina riguarda però una minoranza: solo il 17% di chi consuma carne include anche quella di cavallo nella propria dieta. Su base regionale, insieme alla Lombardia, la Puglia risulta essere la regione che consuma più carne di cavallo, tra i piatti tipici “la brasciola”. Seguono l’Emilia-Romagna con "la cavallina" del Basso Lodigiano, stufata e mangiata con la polenta e il Veneto con "la pastissada de caval" del Veronese.

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