Reati ambientali, approvata la direttiva Ue contro l'inquinamento: cosa cambia

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L'intervento normativo, ha sottolineato un comunicato diffuso da Palazzo Chigi, ha voluto "rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell'accresciuta rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici, nonché della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale"

In base a quanto emerso nel decreto legislativo, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri, per l'attuazione della direttiva Ue del 2024 sulla tutela penale dell'ambiente è stato ampliato il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica. Inoltre è stata adeguata la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività. 

I provvedimenti e gli obiettivi

L'intervento normativo, ha sottolineato un comunicato diffuso da Palazzo Chigi, ha voluto "rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell'accresciuta rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici, nonché della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale". Il provvedimento, in sostanza, introduce una serie di modifiche al Codice penale, "aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti, con particolare riferimento alle fattispecie di inquinamento ambientale e alle nuove ipotesi di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra". Ma non solo, perchè. si legge ancora, "si rafforzano le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio, in coerenza con le indicazioni della direttiva europea". Tra gli obiettivi, è emerso, c'è quello di "assicurare la cooperazione e il coordinamento più efficaci e tempestivi tra tutte le autorità competenti coinvolte nella prevenzione e nella lotta contro i reati ambientali", in particolare istituendo presso la Procura generale della Corte di cassazione "il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale". Ne fanno parte "il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, i Procuratori generali presso le Corti d'appello e il Procuratore nazionale antimafia". Tra l'altro, entro il 21 maggio 2027, è anche previsto che il Parlamento elabori e pubblichi "la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali". Si tratta di un documento programmatico, "aggiornato ogni tre anni", che definirà gli obiettivi prioritari della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà misure per innalzare la consapevolezza pubblica sulla tutela ambientale". 

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Alcune specifiche del decreto "anti eco-crimini"

Entrando nel merito, il decreto “anti eco-crimini” prevede, tra le altre specifiche, che le aggravanti per i reati ambientali si allarghino e che la pena da due a sei anni sia aumentata da un terzo alla metà nei casi in cui l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale o storico-artistico, a danno di specie animali o vegetali protette o di un ecosistema di grandi dimensioni e/o con effetti durevoli. E se il reato di un habitat in area protetta ne causa la distruzione, la pena aumenta da un terzo a due terzi, con ulteriore aumento se causa pericolo per la vita delle persone. Tra le altre specifiche, viene punito anche chi in maniera abusiva propone sul mercato un prodotto il cui impiego posso causare una compromissione di aria, acque, suolo o anche di habitat, biodiversità, flora o fauna. La pena, pure in questo caso, aumenta se dal reato deriva pericolo per l'incolumità di acqua, aria o suolo o per gli ecosistemi. L’aumento della pena arriva fino a due terzi se ad essere distrutto è un habitat situato in un'area protetta. 

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