Giornata mondiale dell'orso polare, quanti ne sono rimasti al mondo e come proteggerli
Ambiente
La ricorrenza richiama l'attenzione sulle minacce che il cambiamento climatico e le attività umane rappresentano per questa specie simbolo dell'Artico. La riduzione del ghiaccio marino compromette la sua capacità di cacciare e sopravvivere. Proteggere l'orso polare significa difendere l'equilibrio dell'intero ecosistema artico e la stabilità climatica globale
Il 27 febbraio si celebra la Giornata mondiale dell'orso polare, un appuntamento che ogni anno richiama l'attenzione sulle condizioni sempre più critiche di questo grande predatore dell'Artico. Istituita nel 2005 da Polar Bears International, nasce con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle difficoltà che questa specie affronta in un Artico sempre più fragile. L'orso polare è tra gli animali più vulnerabili al cambiamento climatico, poiché la sua sopravvivenza dipende dal ghiaccio marino, oggi in rapido declino a causa del riscaldamento globale. La ricorrenza richiama l'urgenza di adottare misure concrete per proteggere il suo habitat e contrastare l'innalzamento delle temperature. Oltre alla perdita dei ghiacci, anche l'inquinamento e l'espansione delle attività umane aggravano le minacce alla specie.
Il gigante dell'Artico
L'orso polare, Ursus maritimus, è il più grande carnivoro terrestre e uno dei simboli più riconoscibili dell'Artico. Il suo corpo è modellato per resistere a condizioni estreme. il mantello bianco lo mimetizza tra i ghiacci, mentre lo spesso strato di grasso garantisce isolamento termico e riserve energetiche nei periodi di scarsità alimentare. Vive principalmente sulla banchisa, spostandosi su vaste distese ghiacciate alla ricerca di prede. La sua dieta è dominata dalle foche che caccia grazie alla sua incredibile capacità di nuotare e a un olfatto eccezionale. La riduzione del ghiaccio marino, però, lo costringe a percorrere distanze sempre maggiori per trovare cibo, con conseguenze dirette sulla sua salute e sulla sua sopravvivenza.
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Una specie vulnerabile
L'orso polare è classificato come specie vulnerabile dalla International Union for Conservation of Nature. Il cambiamento climatico rappresenta la minaccia principale: il ghiaccio marino, fondamentale per la caccia e per gli spostamenti, si sta riducendo a un ritmo senza precedenti. Negli ultimi decenni, il numero di orsi polari è diminuito in molte regioni dell'Artico e, secondo gli scienziati, senza una riduzione significativa delle emissioni di gas serra, il declino potrebbe diventare drammatico entro la fine del secolo. A queste pressioni si aggiungono l'inquinamento da sostanze tossiche, che si accumulano nei tessuti degli animali, e i conflitti con le comunità locali, legati all'espansione delle attività umane nelle aree polari.
Un indicatore chiave della salute dell'ecosistema artico
L'orso polare è un predatore al vertice della catena alimentare artica e svolge un ruolo cruciale nell'equilibrio dell'ecosistema artico. La sua sopravvivenza è strettamente legata alla biodiversità marina e alla presenza delle sue prede, come le foche, che dipendono a loro volta dall'integrità degli ecosistemi polari. L'Artico, inoltre, è un elemento fondamentale nella regolazione del clima globale: la sua stabilità influisce direttamente sugli equilibri climatici del pianeta. La perdita dell'orso polare non rappresenterebbe solo la scomparsa di una specie iconica, ma il segnale di un ecosistema in profonda crisi, con ripercussioni ben oltre i confini artici.
Un invito all'azione globale
La giornata di oggi, quindi, è un'occasione per riflettere sulle sfide che questa specie affronta, ma anche per promuovere azioni concrete attraverso politiche ambientali efficaci. Le conseguenze del cambiamento climatico richiedono un impegno collettivo e sistemico, con interventi istituzionali capaci di incidere realmente sulle emissioni e sulla tutela degli habitat.