Il medico legale ha descritto un quadro di ecchimosi diffuse su più parti del corpo compatibili con l'azione di un corpo contundente: sarà l’esame autoptico a chiarirne l’esatta natura. Intanto la donna è in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale, mentre il compagno è indagato a piede libero per lo stesso reato. Per il gip la 42enne "fin dall'inizio ha proferito una serie di menzogne, nel tentativo di sottrarsi all'accertamento dei fatti"
È in programma oggi, 16 febbraio, l'autopsia sul corpo della bambina di due anni morta nella notte tra l'8 e il 9 febbraio a Bordighera. La madre, 42 anni, è in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale, mentre il compagno è indagato a piede libero per lo stesso reato e la sua abitazione è stata sequestrata e sarà sottoposta ai rilievi del Ris. La donna ha sempre parlato di una "bimba vivace" che "cadeva sempre" ma mai la piccola è stata portata in ospedale. Tuttavia il medico legale ha descritto un quadro di ecchimosi diffuse su più parti del corpo non compatibili con una caduta accidentale e compatibili invece con l'azione di un corpo contundente.
La ricostruzione degli inquirenti
Secondo la ricostruzione degli inquirenti la bambina sarebbe morta nella notte tra l'8 e il 9 febbraio tra la mezzanotte e le 2, quando la donna con le sue tre figlie era a casa dell'altro indagato. Alle 8.21 del mattino del 9 la donna si trovava nella sua casa a Bordighera e ha chiesto l'intervento del 118: per il gip a quel punto la piccola era morta da diverse ore. Le prove contro la donna sarebbero evidenti: grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza i movimenti sono stati ricostruiti dagli investigatori e indicano che la donna, poco prima della richiesta di soccorso, aveva effettuato spostamenti in auto. Per il gip, è inverosimile' che la madre non si sia accorta che la figlia non respirava più.
Il gip: "Ha portato a casa la figlia quando era già deceduta da ore"
Nell'ordinanza che ha disposto l'arresto della donna, il giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti ha scritto: "Quando (...) la caricava in macchina, la figlia più piccola era già deceduta da sei/otto ore. Appare inverosimile che nel prelevare dal letto, nel metterla in macchina, nel riprenderla in braccio nel momento dell'arrivo a casa e nel metterla nella culla non se ne sia resa conto". E dal "rientro a casa ci metteva sette minuti prima di richiedere l'intervento al personale sanitario". Inoltre nella telefonata fingeva di essersi appena svegliata. "Anche tali comportamenti sono distonici rispetto alla gravità dei fatti" e "depongono per la sussistenza di una sua responsabilità nella causa azione del decesso della figlia. Conseguentemente, si ritiene che sussistano gravi indizi colpevolezza del fatto che (...) percuotendo la figlia e cagionando le numerose diffuse lesioni personali consistite in ecchimosi di varie estensione su tutto il corpo ne abbia cagionato la morte".
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"Dalla madre una serie di menzogne"
Attraverso la ricostruzione effettuata con testimonianze e analisi della videosorveglianza territoriale, confronto tra gli orari registrati dalla centrale del 118 e le parole della donna, contraddittorie e apparentemente non coincidenti con i fatti, agli inquirenti appare palese che, come scrive il giudice, "fin dall'inizio ha proferito una serie di menzogne, nel tentativo di sottrarsi all'accertamento dei fatti".