Violenze in carcere a Torino, 8 agenti condannati per tortura e rivelazione atti d'ufficio

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Gli episodi sarebbero avvenuti nel penitenziario Lorusso e Cutugno tra il 2017 e il 2019. Sette condanne sono per il reato di tortura, una per rivelazione di atti d'ufficio. Sei agenti della polizia penitenziaria sono invece stati prosciolti

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Otto agenti della polizia penitenziaria condannati: sette per il reato di tortura, uno per rivelazione di atti d'ufficio. Si conclude così il processo di primo grado sulle violenze avvenute nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino tra il 2017 e il 2019. Gli episodi si sarebbero verificati ripetutamente nell’arco di due anni all’interno del padiglione C del penitenziario torinese, area destinata ai detenuti ristretti per reati di natura sessuale. Sei imputati sono invece stati prosciolti per non aver commesso il fatto. La pena più alta inflitta è stata di tre anni e quattro mesi di reclusione, la più bassa di due anni e otto mesi.

Le indagini

L’inchiesta è nata dopo le segnalazioni di Monica Gallo che, ai tempi dei fatti, era garante dei detenuti del Comune di Torino. Secondo l’accusa sono almeno undici i detenuti che avrebbero subito violenze e torture da parte degli agenti di polizia penitenziaria che si occupavano del padiglione C. Gli imputati, che rispondevano dei reati di tortura, abuso di autorità, lesioni, violenza privata, stato di incapacità procurato mediante violenza, favoreggiamento, omessa denuncia e rivelazione di segreti d'ufficio, hanno sempre respinto le accuse. 

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La sentenza

Il sostituto procuratore Francesco Pelosi aveva chiesto quattordici condanne con pene fino a sei anni di carcere. Il Tribunale si è espresso diversamente condannando solo otto persone (per periodi più brevi rispetto a quelli chiesti da Pelosi) e assolvendo le altre sei. Tuttavia, alcuni imputati, insieme al ministero della Giustizia, dovranno inoltre risarcire le presunte vittime, l'associazione Antigone e il garante comunale, regionale e nazionale delle persone private della libertà personale. Le cifre saranno definite in un successivo processo civile ma intanto il giudice ha disposto risarcimenti provvisionali immediatamente esecutivi per un totale di 40mila euro. Attese per il 7 maggio le motivazioni della sentenza.

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