La maggioranza approva quindi la linea del rigore. Per ben 7 giovani su 10, infatti, una qualche forma di controllo, specie nei contesti più 'complicati', appare una misura accettabile, se non addirittura auspicabile, spiega Skuola.net nel suo sondaggio
Un’indagine condotta da Skuola.net restituisce una fotografia della reazione degli studenti alla circolare appena firmata dai ministri Valditara e Piantedosi sul possibile uso di metal detector e controlli di sicurezza negli istituti. La maggioranza approva la linea del rigore. Per ben 7 giovani su 10, infatti, una qualche forma di controllo, specie nei contesti più 'complicati', appare una misura accettabile, se non addirittura auspicabile. Forse di tratta di una risposta inattesa, che spiega però quanto sia forte il timore avvertito dai giovani che ben conoscono le difficoltà che vive la scuola oggi. Questa reazione è stata registrata attraverso un instant poll condotto da Skuola.net su un campione di 500 studenti, intervistati a caldo dopo dopo l’ufficializzazione della direttiva firmata dal ministro dell’Istruzione e del Merito e da quello dell’Interno.
I dati
I dati raccontano una generazione che mette la sicurezza personale al primo posto. Scendendo nel dettaglio delle risposte, il 28% degli intervistati si dichiara 'molto favorevole' al provvedimento, ritenendo che l’incolumità fisica debba avere la 'priorità assoluta'. Il 40% è, invece, 'abbastanza favorevole', considerando i controlli un deterrente utile, ma solo nelle aree a rischio o in situazioni specifiche. Ma solo il 16% si oppone nettamente, definendo la misura repressiva e temendo che la scuola diventi un ambiente 'poliziesco'. La direttiva specifica che i dispositivi di controllo manuali saranno usati solo 'nelle situazioni più gravi' e 'su richiesta dei Dirigenti scolastici', affidando le operazioni esclusivamente agli operatori di pubblica sicurezza ed evitando il coinvolgimento del personale scolastico. E, su questo punto, una fetta consistente di studenti si mostra persino più rigida delle istituzioni: alla domanda sui limiti delle perquisizioni, il gruppo più numeroso (37%) darebbe 'carta bianca' alle Forze dell’ordine, accettando controlli immediati e approfonditi in caso di pericolo concreto. Un altro 32%, invece, apre alle perquisizioni ma al tempo stesso chiede che queste avvengano con tutele specifiche, ad esempio alla presenza dei genitori o di personale scolastico specializzato.
Approfondimento
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I timori degli studenti
Se la misura è diffusamente accettata, gli studenti non nascondono i timori per le ricadute della decisione sul clima scolastico. Solo il 21%, infatti, ritiene che la presenza dei metal detector li farebbe sentire effettivamente 'più protetti e tranquilli'. La fetta più consistente (35%) teme, però, che tale mossa possa aumentare la tensione, provocando persino reazioni di sfida o ribellione. Mentre il 32% pensa che si potrebbero fare strada l’ansia e il sospetto, andando a minare il rapporto di fiducia con l'istituzione. Anche per questo, agli occhi delle ragazze e dei ragazzi, le misure previste sono viste come un tampone, non come la cura. Infatti, se potessero decidere loro come investire sulla sicurezza, farebbero soprattutto altro. Il 47% punterebbe tutto su educazione e prevenzione, chiedendo corsi obbligatori su gestione della rabbia, legalità e affettività. Il 25% vorrebbe un supporto psicologico costante, tramite sportelli d'ascolto negli istituti o psicologi facilmente raggiungibili all’occorrenza. Solo il 23% pensa che la soluzione possa passare proprio attraverso strumenti tecnologici e di controllo, come metal detector, telecamere e vigilanza privata. Per il 5%, infine, serve un patto educativo più forte, con il coinvolgimento attivo delle famiglie e con sanzioni disciplinari certe ma rieducative. "I dati ci restituiscono la fotografia di una generazione disincantata - commenta Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net - Il fatto che quasi 7 studenti su 10 accettino i metal detector, e che oltre un terzo non ponga limiti alle perquisizioni, dimostra quanto sia alta la percezione del rischio. I ragazzi accettano il controllo come misura di emergenza, ma ci ricordano che la vera prevenzione si fa lavorando sulle emozioni e sulle relazioni, non solo sugli scanner all'ingresso".