L'esame autoptico sembra escludere l’ipotesi di avvelenamento da parte di terze persone per il decesso della 15enne Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, anche se tutte le piste restano aperte. Gli inquirenti avevano comunque già accantonato la contaminazione della farina con veleno per topi: i sospettati principali restano gli alimenti con cui è stata preparata la tavola durante le feste. Intanto, il padre e marito delle vittime è stato trasferito dal reparto di Rianimazione in un reparto ordinario
Si stanno "allargando a 360 gradi" le indagini della Squadra mobile di Campobasso sul caso della 15enne Sara Di Vita e di sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, morte all'ospedale Cardarelli del capoluogo molisano per una presunta intossicazione. Gli inquirenti si stanno concentrando sull'analisi del sangue delle vittime, specialmente quello della madre, prelevato nel reparto di Rianimazione dove era stata ricoverata. Intanto si è svolta l'autopsia sulle due vittime, durata sette ore. "Non sono emersi elementi conoscitivi immediati”, ha detto il procuratore della Repubblica di Campobasso, Nicola D’Angelo: la frase sembra escludere l’ipotesi di avvelenamento da parte di terze persone, anche se nessuna pista è ancora stata scartata del tutto. "La mera esecuzione di un'autopsia - dice - non fornisce elementi immediati, occorrerà esaminare ed analizzare i reperti e per questo bisognerà attendere i risultati ufficiali". Si tratterebbe comunque, come ipotizzato dai primi momenti, di ingestione di tossine alimentari. Migliorano le condizioni del padre e marito delle vittime.
Indagati cinque medici
Per i due decessi sono indagati 5 medici: si tratta di una dottoressa e di un dottore venezuelani residenti a Campobasso, di un medico nato a Napoli ma residente a Campobasso e infine di due medici di Benevento residenti a Campobasso.
Le ipotesi sulla morte
Per gli investigatori, tra le ipotesi che hanno causato la morte della 15enne e di sua madre va esclusa la contaminazione della farina con eventuali veleni per topi. Le indagini effettuate nel mulino di famiglia non hanno infatti evidenziato segnali di contaminazione con sostanze tossiche, ma solo la presenza di esche tradizionali per piani di prevenzione programmati. I sospettati principali restano dunque gli alimenti con cui è stata preparata la tavola durante le feste. Potrebbe essere accaduto la sera del 23 dicembre, quando a cena non c’era la figlia maggiore, quella che non è mai stata male. Quella sera mangiarono in tre: padre, madre e figlia minore. Avrebbero consumato anche pesce e funghi. Forse proprio i funghi potrebbero essere i responsabili dell’avvelenamento mortale. Se ne saprà di più solo dopo gli accertamenti di laboratorio sui prelievi effettuati sul corpo delle due donne. Tra sessanta giorni. Il cibo è comunque stato sequestrato dall'abitazione della famiglia ed è sotto esaminazione, anche se alcuni alimenti erano confezionati e certificati.
Una ventina gli alimenti sequestrati
Nel dettaglio, sono una ventina gli alimenti sequestrati a Pietracatella e sui quali si è concentrata l'attenzione degli investigatori. Si tratta di un preparato con funghi e peperoni, olive verdi, olive nere, polpette, formaggio con pistacchio, mozzarella di latte vaccino, salsa di pomodoro, funghi presumibilmente del tipo "pleurotus ostreatus", vongole cotte con guscio, baccalà gratinato con pinoli, uva e patate, torta con pandispagna e crema al pistacchio, pesto, formaggio spalmabile, due tipi diversi di marmellata, polenta condita con funghi presumibilmente champignon, due tipi di formaggio spalmabile, funghi alla contadina, giardiniera autoprodotta. I prodotti sequestrati si trovavano in parte nella casa di Gianni Di Vita e in parte nell'abitazione della madre, al primo piano dello stesso stabile. Le analisi sui cibi sono state delegate all'Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise.
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Migliorano le condizioni del padre
"Sono in miglioramento", intanto, le condizioni del padre della 15enne e marito della donna morte a Campobasso. L'uomo è stato trasferito dal reparto di Rianimazione in un reparto ordinario, ha fatto sapere l'Istituto Spallanzani. Ha anche spiegato che la decisione è stata presa "vista l'evoluzione favorevole" del quadro clinico. "Padre e figlia - precisa lo Spallanzani - continuano a essere debitamente assistiti dall'equipe medica e supportati dal team di psicologi dell'Istituto".