Famiglia nel bosco, la Corte d'Appello si riserva la decisione sul ricorso dei genitori

Cronaca
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I legali hanno consegnato alla Corte memorie e documenti utili a certificare il cambio di atteggiamento da parte della famiglia, che sarebbe pronta ad adeguare la casa di Palmoli ma anche a consentire ai figli di frequentare la scuola e a completare il percorso vaccinale

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La Corte d'Appello de L'Aquila si è riservata la decisione in merito al ricorso presentato dai legali della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli contro la sospensione della potestà genitoriale, l'allontanamento dei loro tre figli minori e la loro collocazione in un centro protetto alla presenza della madre, decisa dal Tribunale per i Minorenni. Il collegio ha adottato questa decisione al termine dell'udienza documentale che si è svolta da remoto nel pomeriggio. Gli avvocati dei genitori hanno consegnato documenti utili a certificare il cambio di atteggiamento da parte della famiglia che, a oggi, sarebbe non solo pronta ad adeguare la casa di Palmoli, ma anche a consentire ai figli di frequentare la scuola e a completare il percorso vaccinale. I giudici hanno 60 giorni di tempo per prendere una decisione sul ricorso, che è stato presentato il 27 novembre scorso.

Legali: "In ordinanza mancavano criteri emergenza"

Secondo le note della trattazione scritta che gli avvocati Femminella e Solinas hanno inviato alla Corte d'appello de L'Aquila, visionate dall'Ansa, mancavano i criteri di emergenza, eccezionalità ed interesse del minore a sostegno dell'ordinanza del Tribunale per i Minorenni che ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale e il collocamento in casa famiglia dei tre figli minori della famiglia che vive nel bosco di Palmoli. Una soluzione, sostiene la difesa, che avrebbe potuto avere varie alternative; soprattutto non c'era alcuna emergenza tale da richiedere l'intervento delle forze dell'ordine. I legali, nel documento, ripercorrono i punti chiave della vicenda e dell'ordinanza, evidenziando l'assenza, nel fascicolo, di documenti che certificavano l'istruzione dei minori. Sottolineano che l'istruzione parentale, garantita dalla Costituzione, non è stata omessa né utilizzata in modo elusivo: per la figlia in età scolare i genitori avevano chiesto e ottenuto l'ammissione all'esame di idoneità in una scuola statale, con rilascio dei relativi attestati, documentazione che è stata acquisita solo dopo l'emissione dell'ordinanza. Quanto alla cosiddetta deprivazione tra pari, contestata nell'ordinanza, ci si chiede se sia stata effettivamente accertata o desunta dal fatto che i minori non frequentassero la scuola.

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Le ultime novità sul caso

Da parte della 'famiglia nel bosco' si registra un cambio di paradigma rispetto a quanto avvenuto nei 13 mesi che hanno indotto gli assistenti sociali a redigere le relazioni che hanno portato alla contestata ordinanza. Un ostacolo verso il 'ritorno a casa', però, potrebbe essere rappresentato proprio dalla scolarizzazione dei bambini, costantemente monitorati nella casa famiglia. Secondo la tutrice, infatti, i minori "non sanno leggere, stanno imparando ora l'alfabeto" e la più grande, di otto anni, "sa scrivere il suo nome sotto dettatura". Un giudizio che, di fatto, smentisce quanto affermato da una scuola di Brescia che aveva certificato il grado di istruzione dei bimbi. "È evidente che faremo anche noi le nostre valutazioni”, ha detto il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, che nei giorni successivi al clamore mediatico aveva richiamato l'attestato della scuola lombarda, “ma il Ministero si attiene a quelle che sono le certificazioni ufficiali delle scuole che hanno rilasciato questi documenti".

Lo scontro politico sul caso

È proprio l'istruzione parentale il tema sul quale si è accesa la polemica politica, sulla scia delle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini lanciate domenica dal palco di Atreju. La Lega ha presentato una proposta di legge per "valorizzare la libertà di scelta educativa, sancita dall'articolo 30 della Costituzione, che attribuisce ai genitori il diritto e il dovere di istruire ed educare i propri figli". Al contrario, Avs ha annunciato un'interrogazione parlamentare diretta a Valditara, definito "ministro della Propaganda del suo capo Matteo Salvini" affinché spieghi "com'è possibile che la bambina abbia superato gli esami annuali di idoneità che consistono in una prova scritta di italiano, una di matematica e un colloquio, se sa a malapena scrivere il proprio nome?". Domande a cui cercheranno di rispondere anche i giudici dell'Aquila.

La Russa: "Giudici decidano prima di Natale"

"Da presidente del Senato mi permetto di fare un appello ai magistrati che stanno decidendo: decidano prima di Natale di modo che la scelta faccia capire a questi ragazzi se passeranno il Natale con i loro genitori", ha commentato il presidente del Senato Ignazio La Russa a Ping Pong, su Radio Rai 1.

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Garante infanzia Abruzzo: "Violata la privacy dei bimbi"

"È stata violata la privacy di questi bambini. Sono state pubblicate informazioni estremamente riservate, come quelle sulla scolarizzazione, sulle vaccinazioni o sullo stile di vita, che dovevano transitare all'interno di un fascicolo e non attraverso i media. Se fino ad ora si è sbagliato, è arrivato il momento di non sbagliare più", afferma intanto l'avvocato Alessandra De Febis, Garante dell'infanzia e dell'Adolescenza della Regione Abruzzo, ricordando che c'è la "Carta di Treviso" e che in caso di minori "la riservatezza viene prima del diritto di cronaca e di quello di critica". De Febis sottolinea che potrebbero esserci dei danni per i bimbi: "Non possiamo pensare soltanto alla serenità odierna, ma dobbiamo ragionare anche a lungo termine - dice - Con tutto ciò che è emerso, questi bimbi dovranno fare i conti anche nel futuro e si rischia che verranno giudicati non per quello che diventeranno, ma per quello che sono stati". "Non bisognava parlare di vaccinazioni o di scolarizzazione, non bisognava entrare in casa e verificare quello stile di vita - aggiunge - perché nessuno di noi l'avrebbe fatto se si fosse trattato dei propri figli. Il mio è un richiamo alla responsabilità e a una maggiore attenzione - conclude De Febis -, ma ci sono figure che possono intervenire e fare qualcosa". 

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