
Rigopiano, caos e rabbia in aula dopo la lettura della sentenza: “Non finisce qui”
A seguito dell’assoluzione di 25 dei 30 imputati, i parenti delle vittime hanno gridato: “Vergogna vergogna. Ingiustizia è fatta. Assassini. Venduti. Fate schifo”. Alcuni sono stati trattenuti a stento dalle forze dell'ordine

Si è scatenato il caos in aula dopo la lettura della sentenza di primo grado nel processo per il disastro di Rigopiano, che ha visto l’assoluzione di 25 dei 30 imputati. "Vergogna vergogna. Ingiustizia è fatta. Assassini. Venduti. Fate schifo”, hanno gridato alcuni parenti delle vittime. (Nelle foto: momenti di tensione in aula)
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Subito dopo la lettura della sentenza, Giampaolo Matrone - uno dei sopravvissuti, salvato dopo 62 ore e che nella tragedia perse la moglie Valentina - ha detto al giudice: “Non finisce qui”. Alle sue urla hanno fatto eco quelle dei parenti delle altre vittime, in un parapiglia generale dove a stento le forze dell'ordine hanno evitato che si arrivasse allo scontro fisico
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"Non me lo aspettavo. Oggi è morto lo Stato italiano. Questa tragedia ha colpito noi in primis, ma poi tutta l'Italia. Ho messaggi di vicinanza da parte di tutti. È andata come non speravamo”, ha detto all’ANSA Matrone
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“La cosa più brutta è che speravamo sempre in un minimo di giustizia nei confronti di chi non c'è più e di tutti noi: non c'è stata. Zero proprio. Questa è la cosa che fa più male. Non molliamo, continueremo. da domani volevo ricominciare a vivere, ma purtroppo continuerò a sopravvivere”, ha aggiunto

"Non è servito a niente" ha detto sconsolato e indignato Gianluca Tanda, presidente del Comitato vittime e fratello di Marco. "Oggi questa sentenza fa giurisprudenza, oggi chiunque può far danni in Italia perché rimarrà sempre impunito. Questo dobbiamo ricordarcelo tutti. Quel 'Mai più' che abbiamo scritto lassù non lo abbiamo scritto solo per noi. Se siamo contenti così...questo è quello che lasceremo ai nostri ragazzi"

"Questi qui hanno una discarica al posto del cuore! Speriamo nell'appello, ma se questo è l'andazzo non spero più niente, devo solo salvaguardare la mia vita per portare avanti il nome di mia figlia”, ha detto il padre di Jessica Tinari

"Noi pretendiamo rispetto dalle istituzioni, paghiamo con le nostre tasse i loro lauti stipendi e questi delinquenti ci trattano in questo modo. Meglio che stia zitto, sennò non so cosa posso dire”, ha aggiunto l’uomo allontanandosi tra le lacrime. La figlia Jessica è tra le 29 vittime del disastro insieme al fidanzato Marco Tanda

Urla in aula Francesco D'Angelo, fratello di Gabriele D'Angelo, cameriere dell'hotel, morto nel crollo. "Sei anni buttati qua dentro! Per fare che? Tutti assolti, il fatto non sussiste! Quattro minuti di chiamata! Chi ha chiamato mio fratello? Chi ha chiamato?”, ricordando le telefonate verso la Prefettura la mattina del 18 gennaio 2017

"Mio figlio vale 17mila euro. Tanto ha deciso il giudice. La giustizia è morta”, ha detto Alessio Feniello, papà di Stefano, morto nella tragedia dell’hotel Rigopiano dove era andato, sei anni fa, per festeggiare il suo 28esimo compleanno insieme alla fidanzata, sopravvissuta

"Uno che porta un mazzo di fiori dove hanno ucciso il figlio lo condannano a tre mesi di carcere, mentre tutti quelli che hanno ammazzato 29 persone, tra cui mio figlio, li assolvono”, ha detto ancora Alessio Feniello

Sulla sentenza è intervenuto anche il governatore della Regione Abruzzo, Marco Marsilio: “Provoca dolore e sorpresa, e non possiamo non comprendere i sentimenti dei familiari delle vittime e dei superstiti. Nello stesso tempo, abbiamo il dovere come rappresentanti delle Istituzioni di rispettare la sentenza e di prendere atto della decisione del Giudice”

Anche il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha parlato della sentenza: “29 morti, nessun colpevole (o quasi). Questa non è "giustizia", questa è una vergogna. Tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà ai famigliari delle vittime innocenti"
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