Attacco in Congo, proseguono le indagini: secondo i rilievi, Iacovacci non ha sparato

Cronaca
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Gli ultimi rilevamenti dei carabinieri del Ros che indagano sull'agguato in cui sono morti il carabiniere Vittorio Iacovacci, l'ambasciatore Luca Attanasio e il loro autista, mostrano che non è stato esploso alcun colpo dalla pistola di ordinanza del militare. L'arma è stata rinvenuta nel fuoristrada su cui si trovavano i due connazionali dagli inquirenti congolesi e consegnata agli investigatori italiani

Proseguono le indagini dei carabinieri del Ros, coordinati dalla Procura di Roma, sulla morte del carabiniere Vittorio Iacovacci (CHI ERA) e dell'ambasciatore Luca Attanasio (CHI ERA), uccisi insieme a un autista in un agguato in Congo il 22 febbraio. Dagli ultimi rilevamenti emerge che non è stato esploso alcun colpo dalla pistola di ordinanza di Iacovacci. L'arma è stata rinvenuta nel fuoristrada su cui si trovavano i due connazionali dagli inquirenti congolesi e consegnata agli investigatori italiani. Nella pistola erano presenti tutti i proiettili, segno che l'arma non è stata utilizzata.

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Un tablet trovato all'interno del fuoristrada su cui viaggiavano l'ambasciatore e il carabiniere, potrebbe fornire elementi preziosi alle indagini sul tentativo di sequestro dei nostri connazionali. Il device è stato acquisito dai carabinieri del Ros giunti a Kinshasa nei giorni scorsi e rientrati mercoledì sera con le salme. Il tablet verrà adesso analizzato nella speranza di trovare elementi utili, soprattutto per quanto riguarda il piano di viaggio e l'organizzazione degli spostamenti. Attanasio e Iacovacci erano partiti alla volta del Congo il 19 febbraio e si trovavano nell'area nord est del Paese già da due giorni.

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Ieri intanto sono state eseguite le prime autopsie sui cadaveri, che hanno escluso si sia trattato di un'esecuzione. Attanasio e Iacovacci sono stati colpiti a morte, da due proiettili ciascuno, nello scontro a fuoco tra i loro assalitori e i ranger congolesi intervenuti in soccorso nella foresta di Virunga. I primi risultati autoptici eseguiti al Policlinico Gemelli di Roma  avvalorano dunque l'ipotesi di un tentativo di sequestro finito male - e non di un attacco mirato ad uccidere - mandato all'aria dall'arrivo inatteso dei ranger. Ma non chiariscono ancora da quali armi siano partiti i colpi. In sostanza non è ancora chiaro se i due italiani siano rimasti o meno vittime del fuoco amico. Attanasio è stato ferito all'addome, i colpi hanno trapassato il corpo da sinistra a destra, senza tuttavia lasciare residui: sono stati infatti individuati sia i fori di entrata che quelli di uscita. Il diplomatico è morto un'ora dopo all'ospedale della missione Onu Monusco di Goma. Iacovacci, che invece è morto sul posto, è stato raggiunto prima da uno sparo nella zona del fianco, poi da un secondo colpo che ha toccato prima l'avambraccio, fratturandolo, per poi fermarsi alla base del collo. Ed è qui che è stato individuato un proiettile di AK-47, un Kalashnikov.

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