"La sfida del Covid - Roma": il reportage di Sky TG24 nella capitale

Cronaca

Stefania Trapani

Una città dalla storia millenaria che non aveva mai conosciuto un lockdown dovuto a una pandemia: per mesi tutto è rimasto bloccato, in silenzio con i suoi 3 milioni di abitanti chiusi dentro casa. Ecco come ha vissuto il periodo di isolamento la Città Eterna e come il coronavirus ha influito, e continua a influire, sulla vita dei romani

In 2773 anni di storia, dalla leggenda all’Impero alle Grandi guerre, Roma a marzo del 2020 vive il suo primo lockdown. Conquiste, tracolli, invasioni. Nel corso dei millenni la capitale d’Italia ha affrontato tante sfide e tante difficoltà. Ma mai impreparata come questa volta, colpita alle spalle dall’attacco di un virus, sconosciuto e mortale. Si ferma, inesorabile. Tutto si blocca, parla il silenzio. Ovunque, dai tetti, dalle ville, dai ponti sul Tevere. La Grande bellezza rimane così. Vuota. I suoi 3 milioni di abitanti chiusi dentro casa. Separati, ma anche uniti quando ci si affaccia alle finestre e ai balconi per cantare e ballare insieme. Sono passati 7 mesi. L’isolamento è finito. L’emergenza sanitaria rimane, così come l’incubo dei contagi (AGGIORNAMENTI LIVE - LO SPECIALE). Dopo l’estate i casi positivi salgono. Superata la soglia dei 500 al giorno in tutto il Lazio, torna l’obbligo della mascherina all’aperto e avanza lo spettro di mini lockdown di quartiere per circoscrivere i focolari, sempre più numerosi. Negli ospedali romani ci sono 1700 letti pronti. Abbiamo deciso di raccontarvi la Roma del dopo il lockdown, le luci e le ombre della Città Eterna. Come è cambiata con la pandemia. E quali siano state le conseguenze del coronavirus sulla metropoli capitolina (LE FOTO).

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Iniziamo dalla vita di tutti i giorni. Dalla sveglia alle 7 del mattino in una famiglia come tante. La colazione tutti insieme e poi la mascherina su naso e bocca e tutti a scuola. Marcella, la mamma, prima del lockdown usciva di casa alle 6.30 dando un bacio alle figlie ancora nel letto per prendere il trenino e attraversare la città (circa 100 km tra casa sua e l’ufficio, andata e ritorno). Tornava a casa la sera alle 19.30 poco prima di cena. Ora tutto è cambiato. Adesso Marcella ha recuperato momenti della vita di famiglia che per lei erano dimenticati. Dalla colazione alla pausa pranzo. Per la prima volta può accompagnare le figlie a scuola prima di iniziare la sua giornata di lavoro. È in smart working dall’inizio del lockdown. Lavora in casa, accanto a se Lilli, il loro cane. È concentrata e più rilassata. Non deve fare le corse. Affrontare il traffico. Combattere per un parcheggio. Tornare a casa tardi, di corsa. Guadagna tempo per la sua famiglia. Lo smart working a Roma ha il vantaggio di favorire il decongestionamento del traffico. Lo dice Claudio Cundari imprenditore romano, che ha fatto del remoting il suo cavallo di battaglia da 20 anni. Aiuta i lavoratori ad avere una migliore qualità della vita e le imprese a risparmiare sui costi.

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TRAFFICO

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Gli impatti della pandemia e del lockdown lasciano segni ovunque. Più o meno evidenti con conseguenze inaspettate e a volte radicali negli stili di vita dei romani. A cominciare dal traffico. La differenza tra prima e dopo pandemia è lampante sul lungotevere nell’ora di punta. Nulla a che vedere con la congestione spesso paralisi dei tempi pre covid. Meno automobili per le strade. Mezzi pubblici che viaggiano con una media del  75% dei viaggiatori. Gli ingressi nella metropolitana nella prima settimana settembre 2020 rispetto a stessa settimana 2019 sono diminuiti del 46% sulla linea A e B e del 53% sulla linea B1. Gli utenti dei mezzi pubblici, dati App Moovit alla mano sono pari al 24% del totale rispetto ai tempi della pre-pandemia. Il car sharing ha subito un crollo del 90%, e il comune di Roma lavora all’abolizione del canone. In tutta l’area metropolitana ci sono 80 km di pista ciclabile, oltre al piano per realizzarne 150 in aggiunta.  E poi si studia anche un rilancio dei servizi di bike sharing a pedalata assistita e sharing di monopattini elettrici.

CENTRO STORICO

Il centro di Roma è quello che ha subito le più pesanti ripercussioni della pandemia. In tempio pre Covid viveva al 90% di turismo. Senza più nessuno che viene a Roma in vacanza o in pellegrinaggio, il centro storico si è svuotato. Il sindaco di Roma Virginia Raggi dice: bisogna far rinascere il centro storico che è diventato la nuova periferia di Roma. Basta fare un giro a San Pietro, per eccellenza il luogo sacro dei cattolici. A due passi dalla Basilica c’è una delle più antiche pelletterie della capitale. Aperta dal bis nonno di Ilaria Bussiglieri in questa bottega Massimo, il papà di Ilaria riparò l’ombrello di Papa Giovanni Paolo II. Ora sono rimaste lei e la mamma. Una commessa è in cassa integrazione e ad oggi ha ricevuto solo la mensilità di aprile. Ilaria racconta che la cosa più atroce è il silenzio, il vuoto. L’assenza dei rumori assordanti e del vociare dei turisti che prima erano un connotato tipico di quella zona e ora non ci sono più. Nel primo tratto di via della Conciliazione tutti gli esercizi commerciali sul lato destro guardando la basilica sono chiusi. Anche il Caffè San Pietro, qui dal 1800. Anche sul lato della pelletteria tutte le saracinesche sono abbassate tranne quella di Ilaria. Un centinaio di negozi a Borgo Pio non ha riaperto dalla fine del lock down. Quasi il 30% del totale. E chi lo ha fatto se n’è pentito. Come Francesco Ceravolo, avvocato che ha abbandonato la toga per fare il gelatiere. Dice che fa zero affari e che è tutto un Truman Show, che lui ha riaperto per dare l’illusione di normalità che è tutta solo una finzione.

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ALBERGHI

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Senza turisti anche gli alberghi soffrono. Chi non ha chiuso fa fatica. Dopo un’estate di deserto a rimanere aperti sono poco più della metà, 700 strutture su 1200.  Poche camere occupate, circa il 10-20%, vendute a prezzi dimezzati. I posti di lavoro a rischio sono 150mila, secondo quanto stima Federalberghi Roma. La famiglia di Loredana Mariani gestisce l’hotel Bramante da quattro generazioni. Dal 1873 non ha mai chiuso neanche durante il lockdown. Lei e il marito sono rimasti qui per presidiarlo. 4 portieri e 2 cameriere sono tutti in cassa integrazione. Ora fanno tutto loro, dalle pulizie al servizio notturno in concierge. Se continua così - dice Loredana - non ce la faciamo più. A fine anno chiudono. Se avessero la sicurezza di arrivare fino ad aprile quando si spera che tornino i turisti a ripopolare Roma - dice Loredana - sarebbe fatta. Ma continuare così fino ad aprile senza aiuti non è possibile.

STILI DI VITA

Centro svuotato, quartieri limitrofi e periferie che si rianimano. Così a Monteverde, il quartiere di Pasolini. Abitato soprattutto da anziani e da gente che lavora. Adesso, la più gran parte, da casa. Se le donne passano più tempo tra le mura domestiche anche il loro modo di vestire si adegua ai nuovi ritmi di vita. Dopo il lockdown non sapevamo cosa mettere, dice Benedetta Cicinelli, marketing promoter. Ora le donne sentono il bisogno di abiti confortevoli. Vogliono essere comode. I suggerimenti di Martina Petrungaro, stylist di 24.25 Clothing sono: felpa, dettagli pratici, cotone, elastici in vita. Il clima e la voglia di uscire dopo settimane trascorse chiusi dentro le proprie mura domestiche ha spinto i romani a vivere gli spazi all’aperto. Scarpe da ginnastica o biciclette. Quello spirito green, quella voglia di ecologia e di natura che lo stare forzatamente a casa ha sprigionato in molti romani. Da ponte Milvio all’isola Tiberina, 8 km di banchina passando sotto 15 ponti. L’area del Tevere rifiorita durante il lock down si ripopola di runners e bikers.

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LE OMBRE

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I segnali che si leggono in giro per la città sono tanti. Tra questi anche le mascherine per terra. Gettate un po' come prima si faceva con i mozziconi di sigaretta. Nella cartolina Roma è sempre Roma, ma se tu ci vai dentro e allarghi dal dettaglio con lo zoom si vede il totale, dilaniante. E proprio come in una schizofrenia, guardi in basso e vedi altro. Se da un lato il lockdown ha accesso le luci sulla Città eterna, dall’altro anche le sue ombre sono venute in risalto. Ecco che davanti alla Basilica di San Pietro tra i tanti homeless, gli unici che popolano la Piazza davanti al colonnato, incontriamo Cristina. Non è più giovane, o almeno così sembra. Ci racconta che era un’ostetrica in Romania, in Italia ha fatto la badante prima di finire in mezzo ad una strada. Ora vive qui. E sono in tanti. Piangendo confessa che non ha un bagno dove andare e che quando deve fare la pipì la fa in mezzo alla strada. Vergognandosi e con le lacrime racconta: sono costretta a fare così davanti al posto più Sacro del mondo. Vicoli vuoti che sembrano abbandonati. Negozi senza clienti. Locali chiusi. La crisi è ovunque. La pandemia ha provocato cambiamenti anche nelle 332 parrocchie di Roma. La Cei il 9 marzo ha ordinato la chiusura delle chiese. Un solo giorno di lockdown e le messe non sono state celebrate a lungo. Padre Alberto Orlando è il parroco della Chiesa di Santa Maria Madre della Provvidenza. Negli occhi dei suoi parrocchiani legge paura. C’è chi nella paura si rifugia. Chi la fugge provando a ignorarla. Questa pandemia, dice, ci ha indebolito, ci restituisce incertezza. Insicurezze. Fragilità, disagi e situazioni a volte border line che se non adeguatamente attenzionate possono aggravare contesti già di per sé difficili e sfociare in tensioni sociali. Questo rischio ad oggi non c’è, dice Marco Sangiovanni vice questore dirigente della sezione volanti di Roma, ma sono circostanze da tenere sotto controllo.

LE LUCI

La movida, i locali, la Roma che pulsa durante le notti del fine settimana. Anche questo aspetto della vita capitolina è cambiato con il Covid 19. Andiamo a Trastevere con una pattuglia della Polizia Municipale che effettua i controlli di routine. Lupa 140 ha il compito di vigilare e qualora ci sia una segnalazione di assembramento si passa la chiamata direttamente al funzionario di zona. Borseggiatori, spacciatori. I pericoli di prima restano, ma la priorità diventa un’altra. Si va a caccia dell’assembramento e di chi non indossa la mascherina. Folle di person., Soprattutto giovani. Attraversano ponte Sisto, a sciami. Mantenere le distanze è complicato. Bisogna fare quasi una gimcana tra le persone. I vicoli di Trastevere, poi, sono stretti. Anche qui la maggior parte sono ragazzi. Qualcuno tiene la mascherina abbassata. Qualcuno la calza sotto il naso. Uno non la indossa proprio. Ha una sigaretta in mano. Viene invitato a prestare maggiore attenzione alle distanze di sicurezza mentre fuma. Ci si guarda attorno. L’uno con l’altro. Un po' per garantire il rispetto delle nuove misure di sicurezza. Un po' per la paura. Spunta l’alba. Si fa un’altra volta giorno. E si accendono nuove luci. Sintetiche, artificiali. Ma danno fiducia. Il centro storico si ripopola di troupe e set cinematografici. E tra le 596 richieste inoltrate all’ufficio cinema di Roma Capitale dopo l’estate c’è anche quella della Lotus Production. A pochi passi dai Fori Imperiali arriva Tom Cruise a bordo della sua Bmw nera. La nuova Mission Impossibile di Roma è iniziata.

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