Coronavirus, le Regioni non chiudono le discoteche. Il governo: “Pronti a ogni intervento”

Cronaca

Soltanto la Calabria ha fermato i locali da ballo fino al 7 settembre. Capienza dimezzata in Emilia Romagna, Veneto e Sicilia. Misure per provare a evitare i contagi in tutto il resto del Paese. Ma il Cts avverte sui rischi della movida. Il ministro Boccia: "Situazione in costante monitoraggio, la prossima settimana si cercherà di condividere una scelta rigorosa con tutte le amministrazioni locali"

Il provvedimento di chiusura, minacciato dal governo alla vigilia di Ferragosto, non è ancora arrivato, ma sono diverse le misure restrittive e di sicurezza adottate dalle regioni italiane che riguardano le discoteche. Con il rialzo del numero dei contagi da coronavirus in Italia (AGGIORNAMENTI - SPECIALE), le piste da ballo sono considerate un rischio ulteriore per gli esperti del Comitato tecnico scientifico, non favorevoli alla riapertura dei locali notturni. Al momento, gli amministratori locali sembrano voler mediare tra le esigenze sanitarie e quelle economiche.

Capienza ridotta in Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia

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Emilia-Romagna e Veneto hanno deciso di ridurre la capienza al 50 per cento rendendo obbligatoria la mascherina se non c’è il distanziamento di due metri in pista. Il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha previsto pure “la chiusura immediata del locale, senza alcun rimando ad ulteriori pratiche amministrative, se viene accertato dagli organi di vigilanza il mancato rispetto delle norme fissate dall’ordinanza”. La Sicilia, il 9 agosto, ha ridotto al 40% la capienza dei locali notturni e consentito l’apertura di sale all’aperto.

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Radicale la decisione del presidente della Regione Calabria Jole Santelli che, il 13 agosto, ha firmato un'ordinanza con la quale dispone la chiusura di tutte le attività che hanno attinenza con il ballo, quindi sale da ballo, discoteche e locali assimilati come i lidi balneari, all'aperto o al chiuso fino al 7 settembre. Si può ballare ma solo in spazi all’aperto in diverse regioni come il Piemonte, la Lombardia, sempre rispettando le regole sul distanziamento sociale. In Sardegna via libera alle discoteche e ai locali notturni, seppure con rigide prescrizioni come i due metri di distanza in pista da ballo.

Boccia: “Situazione in costante monitoraggio, pronti a ogni intervento”

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“Le misure ulteriormente restrittive adottate confermano la continua e leale collaborazione con il governo, ma si continuerà il monitoraggio costante pronti a ogni intervento”, dice il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia al Corriere. In un colloquio con La Stampa alla vigilia del 15 agosto, aveva però avvisato sull’ipotetica chiusura delle discoteche: "Se i numeri non cambiano sarà inevitabile; la prossima settimana si cercherà di condividere una scelta rigorosa con tutte le Regioni”.

I gestori delle discoteche: "Non siamo noi gli untori"

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Ma i gestori delle discoteche non ci stanno. ”Ancora una volta si colpisce un settore che viene identificato come un luogo in cui tutti mali della società convivono. Adesso ci è stato affibbiato il ruolo degli untori, ci è stato affibbiato anche quello”, ha detto il presidente del Silb-Sindacato Italiano Locali da Ballo Emilia-Romagna, Gianni Indino, commentando l'ordinanza con cui la Regione ha dimezzato la capienza delle piste da ballo.

I rischi secondo il Cts

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Fabio Ciciliano, del Cts, ha spiegato al Corriere quali sono i rischi: “Le discoteche sono per loro essenza un punto e un momento di aggregazione assoluto. Il distanziamento è quasi impossibile da garantire e poi c’è il fatto non secondario che la gente suda, aumenta la frequenza respiratoria mentre balla e quindi la proiezione dei droplets è più a lunga distanza". Tutto ciò, secondo Ciciliano, va sommato al fatto che "gli indici epidemiologici in costante peggioramento non fanno certamente stare tranquilli, soprattutto se pensiamo che tra un mese i ragazzi devono tornare a frequentare le lezioni".

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