Coronavirus Venezia, Arrigo Cipriani: "Regole assurde: non riapro l'Harry's Bar"

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Il titolare dello storico locale a pochi passi da piazza San Marco che ha accolto artisti e ispirato canzoni, spiega perché lunedì 18 maggio non riaprirà: "Con quelle linee guida è impossibile. Sono condizioni demenziali scritte da gente senza idee"

"Io voglio aprire, a tutti i costi, ma non con le regole imposte dall’Inail". Così Arrigo Cipriani, il titolare dello storico Harry’s Bar di Venezia, ha confermato che lunedì 18 maggio non riaprirà. L’88enne proprietario del bar vicino piazza San Marco che ha accolto artisti e ispirato canzoni, in un’intervista a Repubblica, si scaglia contro le regole che decimerebbero i posti del suo locale: "Secondo questi esperti io dovrei imporre un metro di distanza ai commensali e rispettare quattro metri tra un tavolo e l’altro. All’Harry’s Bar passerei da 150 coperti a 10" (GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - LO SPECIALE - LA MAPPA DEL CONTAGIO IN ITALIA).

"91 anni di storia se ne andranno"

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"Solo chi non ha idea di cosa sia questo mestiere può imporci ciò che sto leggendo in questi giorni", dice amareggiato Arrigo Cipriani. Di fronte ai numeri che gli sarebbero imposti non gli converrebbe neppure aprire: "Vorrà dire che 91 anni di storia se ne andranno via così, per i calcoli di 400 esperti o, ancor peggio, per i numeri imposti da un algoritmo".

"A Hong Kong ci hanno imposto solo un metro di distanza"

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Il titolare lamenta che solo in Italia ci sono regole così stringenti: "Ho aperto ristoranti in ogni parte del mondo, da New York a Miami, da Londra a Montecarlo, e ancora ad Abu Dhabi, Dubai e Hong Kong. A Hong Kong ci hanno imposto un metro di distanza tra un tavolo e l’altro. Questo è ragionare, questo è aver voglia di ripartire". E a questo si aggiunge anche la responsabilità del titolare in caso di contagio di un dipendente: “Qui a Venezia ho 75 dipendenti. Vengono al lavoro in tram, in vaporetto, in treno. Come si può sapere se il contagio è avvenuto al lavoro o in viaggio. È proprio la filosofia che non va bene: infierire sull’imprenditore brutto e cattivo".

 

"Condizioni demenziali. Non riapro"

Cipriani lo aveva già detto martedì scorso: "Lunedì non riapro, con quelle linee guida è impossibile. Sono condizioni demenziali scritte da gente senza idee e se resteranno così, non si riapre né lunedì né mai più". Il locale era stato chiuso l’ultima volta nel 1943: "Allora fu requisito dai repubblichini. Adesso sta per essere chiuso dalle menti sublimi dell'Inail".

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