Coronavirus, in Italia 143.626 casi. In terapia intensiva 88 pazienti in meno

Cronaca

I contagiati attuali sono 96.877. Nelle ultime 24 ore sono 1.979 i guariti, per un totale di 28.749. Sono 610 le vittime nell'ultimo giorno, in totale 18.279. Borrelli: "Il 67% dei pazienti è a casa in isolamento domiciliare, calata la pressione sugli ospedali"

In Italia le persone complessivamente risultate positive al Coronavirus, compresi guariti e deceduti, sono 143.626 (AGGIORNAMENTI - SPECIALE - GRAFICHE CON I NUMERI DEI CONTAGI). Di questi, 96.877 sono i contagiati attuali. Le persone guarite nelle ultime 24 ore sono 1.979, per un totale di 28.470. Il totale delle vittime è di 18.279, 610 in più rispetto a ieri. Sono 3.605 i pazienti nei reparti di terapia intensiva, 88 in meno rispetto a ieri, il dato è in calo per il sesto giorno consecutivo. Dei 96.877 pazienti attualmente positivi, 28.399 sono poi ricoverati con sintomi - 86 in meno rispetto a ieri - e 64.873 sono in isolamento domiciliare. Sono questi i dati del bollettino quotidiano della Protezione Civile sulla diffusione del contagio (COME LEGGERE I NUMERI - DOMANDE E RISPOSTE DEGLI ESPERTI - LE FOTO SIMBOLO - LA MAPPA DEI CONTAGI IN ITALIA).  "I pazienti Covid 19 in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi sono il 67% del totale, un dato cresciuto solo ad aprile dell'8%. Ciò dimostra il calo della pressione sugli ospedali, assieme al calo dei ricoverati nei reparti o in terapia intensiva", ha detto il capo della Protezione civile Angelo Borrelli in conferenza stampa.

I dati regione per regione

Dai dati della Protezione civile emerge che sono i pazienti attualmente positivi sono:

29.074 in Lombardia
13.258 in Emilia-Romagna
10.449 in Veneto
11.336 in Piemonte
3.401 nelle Marche
5.703 in Toscana
3.253 in Liguria
3.532 nel Lazio
2.873 in Campania
1.390 in Friuli Venezia Giulia
1.978 in Trentino
1.315 in provincia di Bolzano
2.301 in Puglia
1.942 in Sicilia
1.566 in Abruzzo
792 in Umbria
609 in Valle d'Aosta
876 in Sardegna
765 in Calabria
189 in Molise
275 in Basilicata.

Le vittime

Quanto alle vittime, se ne registrano:

10.022 in Lombardia
2.316 in Emilia-Romagna
756 in Veneto
1.454 in Piemonte
669 nelle Marche
408 in Toscana
682 in Liguria
227 in Campania
253 nel Lazio
171 in Friuli Venezia Giulia
225 in Puglia
187 in provincia di Bolzano
138 in Sicilia
194 in Abruzzo
51 in Umbria
105 in Valle d'Aosta
268 in Trentino
61 in Calabria
64 in Sardegna
13 in Molise
15 in Basilicata.

Css: "In 10 regioni meno di 10 morti, merito restrizioni"

Commentando i dati giornalieri, il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli ha detto: "Oggi, pur nel numero ancora importante di decessi, ci sono 10 regioni, principalmente del centro sud, e la provincia autonoma di Bolzano, in cui il numero di morti giornaliero è inferiore a 10. Un successo importante largamente da attribuirsi alle misure di restrizione oltre che alla capacità di tutto il Sistema sanitario di fronte alla situazione emergenziale".

Css: "Per fase 2 meglio riapertura nazionale che per regioni"

Per la fase 2, ha aggiunto Locatelli "personalmente credo che le politiche che verranno scelte dal decisore dovranno forse avere un carattere nazionale piuttosto che regionale, semmai valorizzando i profili di rischio dei lavoratori. Guardare prima alle professioni piuttosto che alle zone geografiche? Sostanzialmente sì". L'esperto ha tuttavia ammonito che "tutto quello che riguarderà la riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare una seconda ondata" di contagi.

Css: "Test sierologici su 6 fasce d'età"

Sui test sierologici, il presidente del Css ha spiegato che "il dimensionamento campionario verrà fatto considerando il genere della popolazione, inoltre sei fasce di età che abbiamo deciso di considerare grazie all'indicazione di Istat, poi un numero limitato di profili lavorativi e di differenze regionali; verrà scelto un test con elevata sensibilità, specificità, applicabilità larga su tutto il territorio nazionale, con larghissimo coinvolgimento delle Regioni".

Css: "Nessun operatore sanitario doveva morire"

Nel giorno in cui i decessi tra il personale sanitario causati dal Coronavirus hanno superato i 100 - sono morti 105 medici e 28 infermieri - Locatelli ha detto che "nessun operatore sanitario sarebbe dovuto morire per assistere i malati di Covid-19". Per il presidente del Css "chi assiste malati come questi deve essere sempre messo nelle condizioni" di poter operare con "dispositivi di protezione individuale" e necessita di una "formazione" specifica. Tuttavia, ha detto, "è evidentemente che uno scenario di questo tipo non lo avevamo mai vissuto, e dunque c'è stato una sorta di learning process".

 

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